Le abbazie di Valvisciolo e Fossanova, i luoghi dello spirito

Le abbazie di Valvisciolo e Fossanova, i luoghi dello spirito

24 Luglio 2019 0 Di Antonella Andriollo

La provincia di Latina vanta di un gran numero di luoghi di culto, testimonianza della storia religiosa del territorio. Tra questi figurano la splendida abbazia di Fossanova, situata all’interno di un suggestivo borgo medioevale nel comune di Priverno, e l’abbazia di Valvisciolo (comune di Sermoneta) che si affaccia sull’agro pontino.

Entrambe sono mete predilette di un turismo religioso che va incrementando sempre di più. Oltre al loro valore religioso e spirituale va considerato però anche il loro valore in termini artistici e storici. Sia l’abbazia di Valvisciolo che quella di Fossanova sono rappresentazioni artistiche e architettoniche dello stile gotico cistercense, famoso per la sua semplicità ed essenzialità. Grazie alla loro peculiarità stilistica, questi luoghi sono il perfetto connubio tra natura e spiritualità e accolgono i fedeli, o i turisti, in atmosfere di pace e serenità.

L’abbazia di Valvisciolo

L’abbazia di Valvisciolo (nella foto, a sinistra), situata nel territorio di Sermoneta ai piedi del monte Corvino, è  dedicata al martire Santo Stefano. La sua storia, come suggerisce lo stesso sito del comune di Sermoneta, è complessa e misteriosa. Il nome stesso “Valvisciolo” è un mistero. Valvisciolo può significare Valle dell’Usignolo (vallis lusciniae) o Valle delle Visciole (una varietà di ciliegie selvatiche).

Riguardo la  fondazione dell’abbazia non si hanno notizie certe a causa della frammentazione delle fonti che ne parlano, ma secondo la tradizione sembra che questa abbazia sia stata fondata nel XII secolo, verso il 1166, ad opera di un gruppo di “monaci bianchi” esuli che avevano dovuto abbandonare il loro monastero di Santa Maria di Marmosolio (vicino a Ninfa), distrutto dalle truppe di Federico Barbarossa, a cui poi seguirono i Templari nel XIII secolo e, infine, i monaci Cistercensi nel XIV secolo.

L’abbazia di Valvisciolo è edificata in stile romanico (gotico) cistercense. Il complesso dell’abbazia ha un corpo molto allungato in direzione nord-sud e le due sezioni all’estremità sud sono state aggiunte “recentemente” rispetto la struttura storica. Guardando la facciata della chiesa si può notare una differenza col corpo architettonico sulla destra: questa diversità è dovuta al restauro fatto nel 1863 su commissione di papa Pio IX. L’interno della chiesa è diviso in tre navate da pilastri e colonne e presenta pareti spoglie di affreschi, rispecchiando i canoni dei cistercensi (evitare gli sfarzi architettonici in quanto, per i cistercensi, non era importante la vita materiale ma la spiritualità).

Gli altri ambienti del complesso si trovano a sud della chiesa e intorno al chiostro, come vuole la consuetudine delle abbazie cistercensi.

L’abbazia di Fossanova

L’abbazia di Fossanova (nella foto, a destra), costituisce il più antico esempio d’arte gotico-cistercense in Italia. Circondata da un vero e proprio borgo, tutto l’abitato intorno l’abbazia ha l’aspetto di un agglomerato di case rurali.

L’abbazia è in stile gotico italiano, nello specifico viene considerata una transizione dal romanico al gotico, e venne costruita tra il 1163 e il 1208 (anno della sua consacrazione).

Sorta su i resti di una villa romana, venne ceduta nel 1134 da Papa Innocenzo II ad alcuni monaci borgognoni, guidati da San Bernardo di Chiaravalle, i quali seguivano la rigida regola improntata sull’originaria ortodossia benedettina. I cistercensi provvidero poi a risanare l’area paludosa, tramite l’escavazione di un nuovo fosso” – da cui derivò il toponimo Fossanova – allo scopo di regolare il livello delle acque dell’Amaseno.

Anche a Fossanova gli interni sono pressoché senza affreschi. La chiesa, dedicata alla Vergine Maria e al martire Santo Stefano, riflette perfettamente la severità della regola cistercense. Questa, infatti, era fondata sul voto, sull’isolamento e sull’Opus Dei. Un’architettura solenne, quindi, di austera eleganza, spoglia e priva di ornamenti pittorici, in un’ atmosfera di essenzialità e di profonda spiritualità. Come unico elemento sfarzoso c’è il grande rosone sulla facciata anteriore.

Collegato alla chiesa dalla “Porta dei coristi” è poi il chiostro, vero fulcro della vita comunitaria. Romanico su tre lati e gotico nel quarto, vi gravitano gli edifici più importanti dell’abbazia, ovvero Refettorio, Sala delle riunioni invernali, Sala Capitolare.

Nella zona dell’infermeria si trova la stanza dove visse i suoi ultimi giorni e morì (nel 1274) San Tommaso d’Aquino e ancora oggi, nella chiesa, viene conservata la sua tomba vuota (il corpo è a Tolosa dalla fine del XIV secolo).

Natura e spiritualità

Queste due abbazie, situate a mezz’ora di distanza in auto l’una dall’altra, hanno storie differenti ma caratteristiche in comune. In entrambi i siti, la fede religiosa e la natura si uniscono fino a creare atmosfere di serenità e quiete pronte ad accogliere i numerosi fedeli e turisti.

La loro caratteristica essenziale e priva di sfarzo è testimonianza di una religiosità antica e dedita alla preghiera, che non crede nella vita materiale ma in quella spirituale. Sono esempi calzanti di un tipo di architettura “divina” dove lo spazio fisico deve essere lo spazio dello spirito, portando l’uomo a creare luoghi  imperturbabili dominati dalla quiete.