Cori, contro la violenza sulle donne ci vuole svolta culturale

Cori, contro la violenza sulle donne ci vuole svolta culturale

26 Agosto 2019 0 Di Luca Cianfoni

Ieri sera a Cori la prima serata di Frammenti di Attualità incentrata sul tema della violenza sulle donne. Ad aprire la serata lo spettacolo teatrale di Luigi Pirandello “La Morsa”, che è continuata con la tavola rotonda condotta da Michele Cucuzza ‘Violenza sulle donne: si può fare di più?’

La Morsa e la violenza sulle donne affrontata da Pirandello

L’atto unico diretto da Federico Vigorito con gli attori Valerio Camelin, Camillo Ciorciaro, Enrica Costantini e Roberta Azzarone è un colpo al cuore, come solo Pirandello sa dare. Un’intensità del testo che viene trasmessa in maniera eccellente dalla profonda e molto densa recitazione dei quattro attori, che meritano ogni applauso del numeroso pubblico presente in Piazza Sant’Oliva a Cori. L’intrigo psicologico in cui gli attori sono riusciti a condurre il pubblico, ha fatto calare sulla piazzetta medievale un silenzio quasi surreale, interrotto solo dalle perfette e precise musiche di scena. Lo sparo finale, con cui la protagonista femminile si toglie la vita fa sobbalzare tutti. Il suicidio della donna che arriva al termine dell’atto unico è un duro colpo, è un triste atto su cui si avvierà la riflessione successiva.

La tavola rotonda di Frammenti di Attualità sulla violenza sulle donne

La tavola rotonda che segue è condotta dal giornalista e conduttore TV Michele Cucuzza, il quale è accompagnato nel dibattito da quattro donne: Antonella Capalbi, antropologa e professoressa all’Università di Modena, Margherita Carlini, psicologa e criminologa esperta in materia di violenza sulle donne, Adriana Pannitteri giornalista del TG1, insieme a Filomena Lamberti, a cui il marito ha sfregiato il volto con l’acido solforico e che ha raccontato la sua storia. Alla domanda del conduttore “come si può ricominciare?”, la donna risponde così:

Ho ricominciato sapendo che da quel momento in poi sarei stata una donna libera, seppur con le cicatrici e l’identità violata. Il primo pensiero entrata al reparto grandi ustionati del Cardarelli di Napoli è stato: finalmente dopo 30 anni me ne sono liberata. Da quel momento potevo avere la libertà di poter fare le cose normali come andare a fare la spesa da sola, mangiare una pizza o andare a fare quattro chiacchiere davanti a un caffè con la mia amica del piano di sotto. Già pensare di poter fare queste piccole cose per me era una liberazione.

La platea è totalmente assorbita dalle parole della Lamberti che prosegue:

In questi anni ho subito 30 interventi per la violenza subita. Lui mi picchiava davanti ai bambini, con cui io dopo mi mettevo a giocare, per fare in modo che loro non capissero, ma loro capivano eccome. La mia debolezza è stata l’indifferenza delle persone attorno, la mancanza di un lavoro e di una indipendenza economica.

L’impegno di Filomena contro la violenza sulle donne

Oggi Filomena è una donna forte, come lo è sempre stata. È uscita dalla spirale di violenza in cui era finita e in cui, come succede a tante donne, credeva di non poter uscire “perché ormai è così”. Il suo impegno quotidiano ora lo riversa nell’associazione Spazio Donna, con cui fa testimonianza attiva, soprattutto all’interno delle scuole.

Voglio testimoniare perché altre donne non compiano il mio errore di non denunciare subito e di non allontanarsi dal proprio compagno violento. Tante volte si dice, “rimango per i figli”, ma non è così, si rimane perché si spera in un cambiamento. L’appello è alle giovani ragazze che a volte incontro nelle scuole: anche se siete innamorate, allontanatevi da qualsiasi ragazzo violento e non perdonategli nessuna violenza, né fisica, né psicologica poiché quello è il primo passo che vi condurrà a una vita infernale.

La tavola rotonda con le esperte

Sulla storia di Filomena sono intervenute poi le esperte chiamate a discutere sul tema della violenza sulle donne. Margherita Carlini sottolinea quanto nell’ambito della violenza la donna annulli totalmente se stessa a favore del marito violento:

Alle donne che arrivano al Centro Anti-Violenza dopo un po’ chiedo quale sia il loro gusto preferito di gelato; loro mi rispondono che non ne hanno uno o che qualsiasi gusto le va bene. Subito dopo le chiedo quale sia invece il gusto preferito del proprio marito, qui rispondono subito, a riprova che ormai loro non contano più nemmeno per loro stesse, sono annullate a favore del compagno violento.

In un altro passaggio poi approfondisce l’ambito dei dati, sfatando il mito che le violenze sulle donne si perpetrino principalmente nelle strade:

Questo è un dato assolutamente falso. Circa il 98% delle violenze sulle donne viene effettuato da persone che già conoscono la vittima o che addirittura vivono all’interno delle stesse mura domestiche. Va sfatato quindi questo tabù della strada come luogo pericoloso e anche il mito del diverso come persona per forza pericolosa, è una narrazione sbagliata.

Le narrazioni sulle donne e il codice rosso

E di narrazione parla anche Antonella Capalbi, che riflette sui cambiamenti ad Hollywood dopo lo scandalo Weinstein.

C’è una nuova sensibilità nelle sceneggiature dei film e delle serie tv ad esempio, dove ora i ruoli tipici dell’uomo e della donna vengono sempre più equiparati ed equilibrati, facendo anche piangere un uomo “come una femminuccia” davanti alle telecamere, perché anche loro ne hanno il diritto.

Anche questo, sottolineala studiosa, è un passo avanti che finalmente si è fatto per combattere la disparità di genere e la violenza sulle donne. Di importante approvazione ultimamente è stato il “codice rosso”, di cui la stessa Adriana Pannitteri giornalista del TG1 ha partecipato alla stesura:

Abbiamo dovuto inserire degli articoli per punire gli atti di violenza che purtroppo nel nostro codice non esistevano come l’identità violata e la vendetta pornografica (revenge porn). Sono state aumentate le pene per stalking e stupro e sono state attivate delle corsie preferenziali giudiziarie per le donne che denunciano il compagno violento.

Cosa si può fare contro la violenza sulle donne?

Tutti i componenti della tavola rotonda infine sono  concordi nel dire che per fronteggiare questo fenomeno – dai dati risulta che vengono uccise 120 donne l’anno, una ogni tre giorni in media – è necessaria una rivoluzione culturale, che metta al centro il rispetto, l’affettività, la mentalità, il lavoro. Rispetto per la donna, trattata non come oggetto ma come essere umano; amore inteso come bene immenso e non come possesso ossessivo; mentalità aperta e non machismo italiano che mette l’uomo in condizione di comportarsi come vuole nei confronti della donna; lavoro come nobilitazione della persona che consente autonomia economica e finanziaria. I passi da fare sono tanti, iniziare dalle donne in difficoltà, esserle a fianco è necessario, ma lo sforzo maggiore è da fare con gli uomini e con la loro mentalità da cambiare. Bisogna iniziare e iniziare subito, anche nel nostro territorio e nella nostra provincia. Ben vengano incontri del genere, si moltiplichino e si contagino altre persone, altre città, come Cisterna, che forse un’incontro del genere avrebbe potuto ospitarlo per ricominciare a creare quell’agorà di cui parla il sindaco, invece di affannarsi dietro a giostre e corse all’anello.