Latina e il sogno infranto della città giardino
14 Settembre 2019Latina: siamo nei primi anni ’60. Il sogno della città giardino si sta per infrangere. Le ruspe stanno entrando in azione per distruggere la Casa del Contadino, l’opera razionalista dell’architetto Florestano Di Fausto. Al suo posto sorgerà il grattacielo Pennacchi, ventitre piani che sconvolgeranno irrimediabilmente l’architettura della città di fondazione.
Ma sembra non importare a nessuno, d’altronde nessuno si sente contadino da queste parti e nessuno sente la città propria. Vengono tutti da altre parti d’Italia. Latina è come una prostituta da “una botta e via”. Si pensa al profitto, qualcuno si giustifica che è il progresso, sono arrivate le industrie, la centrale nucleare più potente d’Europa. Occorre costruire perché qui arriveranno a viverci altre persone, come se non ci fosse terreno al di là della circonvallazione.

Latina: Casa del Contadino
Fortuna che qualcuno si accorge di quelle tre statue che stanno per abbattere, sono state create dallo scultore Ulderico Conti. In origine erano quattro, ma una è andata distrutta durante la guerra. Hanno resistito le due madri rurali e il seminatore, quest’ultima l’ha comprata un imprenditore agricolo, le altre due cominciano a perdere i pezzi sotto i colpi dei picconi. Un funzionario del comune, mosso a compassione, blocca quello scempio:
“quelle non le rompete, poi le sistemeremo altrove”
Saranno collocate nei giardini del Palazzo M, a una manca una mano, all’altra mezzo braccio, ma sono salve. Piazzano due fari potenti e la notte risplendono della loro bellezza. Però nessuno le cura, e piano piano si sgretolano, addirittura dopo più di quarant’anni viene ritrovata la mano mancante, da quel momento sono passati già un bel po’ di anni. Stiamo ancora aspettando che la riattacchino e il restauro completo delle due madri.
È vero latina cresce, arriva il primo supermercato “La Standa”, poi che fa se hanno buttato giù un cinema per costruire il palazzo che lo ospita?! E che fa se il palazzo delle poste, gioiello del futurismo dell’architetto Angiolo Mazzoni, viene spaccato per metà ed incollato a uno scatolone di cemento armato?!
Intanto si continua a costruire all’interno della circonvallazione cancellando definitivamente l’immagine della città giardino, dove quasi tutte le palazzine hanno cortili e giardini, finanche le case popolari. Insomma gli anni sessanta, risulteranno devastanti per la città di fondazione.
Latina: una città da “fottere” rimasta “fottuta”
Là dove c’era l’erba ora c’è
Una città
E quella casa
In mezzo al verde ormai
Dove sarà
(il ragazzo della via Gluck Adriano Celentano)



E’ vero, gli anni ’60 sono stati la catastrofe del territorio italiano. A Latina la cosa avviene con una sua particolarità: dopo la bonifica tutto il territorio urbano ed agricolo era di proprietà pubblica e sostanzialmente dell’Opera Nazionale Combattenti. Se il regime del suolo fosse rimasto quello Latina sarebbe rimasta un caso unico in Itala e sarebbe stata sottratta al destino del resto del Paese, ovvero quello di essere aggredito dalla speculazione edilizia, invece la proprietà dell’ONC venne dismessa,(la casa del contadino era di un altro Ente, ma il discorso non cambia) comprata da privati che si affrettarono a costruirci sopra. Tutti gli edifici alti e massicci che sorgono negli isolati del piano Frezzotti fregandosene del piano stesso hanno questa origine, lo stesso accade sul lungomare con le conseguenze che sappiamo, mentre in campagna, dopo aver ottenuto che i Poderi potessero essere riscattati dagli assegnatari e il terreno, prima vincolato, frazionato e venduto, si è scatenato l’accaparramento a scopo di speculazione edilizia prima, e l’abusivismo diffuso poi. Oggi tutti strillano al malaffare, ma questa pagina se la sono dimenticata o(i più giovani) non ne hanno mai saputo niente. Il malaffare di oggi, se c’è, è uno scherzo rispetto a quello che avvenne in quegli anni.
Già, altri tempi… oggi a noi rimane solo il rimpianto di come sono andate le cose nel nostro centro storico. Delle città di fondazione, l’unica ad essersi salvata è Sabaudia.
Fermo restando che gli anni ’60 sono stati caratterizzati da una significativa speculazione, spinta non poco dalle forze politiche e dai personaggi che governavano Latina, e che spesso avevano interessi diretti in quelle edificazioni, e questo non va dimenticato e sottaciuto, e che ciò è stato fatto in barba alle previsioni dello stesso piano Frezzotti con una famosa “X” apposta a posteriori da qualche manina ad una tabella di previsione delle altezze che accompagnava una tavola di piano, e che ciò è proseguito con l’adozione del piano Piccinato, parlare però di città giardino mi pare una forzatura. Era una città incompleta con ampi spazi lasciati vuoti e non progettati, al netto dei bei cortili interni a molti dei complessi di fondazioni.
Poi si dovrebbe guardare al territorio agricolo, e questa sarebbe una storia altrettanto interessante.
Ma non si deve dimenticare che in quell’epoca le forze politiche hanno fortemente agevolato la speculazione edilizia foriera di consenso. e non furono molte quelle che vi si opposero.