Latina: c’era una volta il Noa Noa

Latina: c’era una volta il Noa Noa

20 Settembre 2019 0 Di Emilio Andreoli

Mi capita raramente di uscire il sabato sera, ma quelle poche volte mi faccio un giro per la via dei pub, mi piace vedere la gioventù, cosa fanno i giovani, come si organizzano il sabato e inevitabilmente i miei ricordi mi riconducono ai sabati della mia giovinezza.

Latina: a noi effimeri ragazzi di allora, negli anni settanta/ottanta, piaceva andare a ballare. Era la leggerezza, della nostra gioventù. Alcuni miei amici intellettuali, così si definivano, non apprezzavano le discoteche e criticavano il mio vestire, il mio pensare, in realtà loro erano vestiti di tristezza e non sanno cosa si sono persi.

O che andavi a scuola o che lavoravi, il sabato era il giorno più atteso della settimana. In genere con i miei amici andavamo a mangiare qualcosa fuori, o in una pizzeria o in un ristorante, dipendeva dalle disponibilità del momento. E lì a tavola che si decideva la serata. La scelta non era così ampia: o in discoteca o un giro per Roma. Al novanta per cento la scelta ricadeva sulla discoteca.

La storia

1972 a Latina nasce la prima vera discoteca, si chiama Noa Noa. Sta sul lungomare tra Capo Portiere e Foce Verde. L’idea è venuta a tre ragazzi, Tonino Pizzuti, Tonino Cappetta e Giorgio Silvestri. Sono ragazzi molto conosciuti tra i giovani in città, ed è subito un grande successo. Non può essere altrimenti, Latina cresce e di giovani ce ne sono tantissimi e c’è anche tanta voglia di divertirsi.  Adesso non devono più andare lontano per ballare la musica americana e inglese, non devono più arrivare necessariamente al Circeo a “la Bussola”, “la Mela” o a Roma allo “Scarabocchio”, “Piper” o “Number one”.

Cinque anni di grande successo, ma poi un incendio, non si sa di che origine, distrugge mezza discoteca. Tonino la lascia e ne apre un’altra in città, in zona Piccarello, nasce “il Felix”. Ma il Noa Noa non può morire così. La rileva Amleto Coronella, studente universitario di giurisprudenza con la passione per la musica. È il 1977, l’anno del film “la febbre del sabato sera” con John Travolta, ed è l’apoteosi. Nel frattempo hanno aperto altre discoteche, tra le più caratteristiche il Charlie Brown, che sta tra le mura medievali di Sermoneta. Poi la più campagnola “Green Cat” a Casal delle Palme sulla via Appia. A Terracina il “Papillon” il “Giona” a Fondi. Negli anni ottanta l’Atlantis a Sabaudia, il Nautilus sotto l’hotel “Maga Circe

ingresso discoteca Noa Noa lungomare di Latina

Ma la mia preferita era il Noa Noa, mi sentivo di casa. Se chiudo gli occhi avverto ancora l’odore di umido che si sentiva appena entravi nella sala. I locali al lido erano così, anche nell’altra discoteca, il “Blu Up” che stava poco più avanti, si percepiva lo stesso odore di umido, soprattutto l’inverno.

Alla cassa Antonietta Coronella alla porta suo marito Tony, ai quali io e il mio amico Massimo, dovevamo implorare l’ingresso perché senza ragazze e con pochi soldi. Armando al bar, ora affermato ingegnere, a preparare i suoi deliziosi cocktail, e il dj Roberto che si alternava con Corrado Coronella alla consolle. Amleto invece in giro a controllare la sala.

Cinque svelti e cinque lenti

La selezione musicale era da brivido, cinque svelti e cinque lenti, e proprio nei lenti che si giocava la serata. Le ragazze sedute e i ragazzi a girare per farsi coraggio per un invito. Il rifiuto era una vera e propria bruciatura. Niente cellulari, niente social, il lento era l’unica maniera per attaccare bottone con le ragazze e se sfumava l’approccio, bisognava attendere un’altra settimana.

biglietto omaggio donna discoteca Noa Noa

Non posso dimenticare il gruppo di amici che abitualmente frequentava il Noa. Massimo, Andrea, Sandro, Natalino, Aldo, Arnaldo, Enzo che si travestiva da Renato Zero e poi le amiche, Ofelia, Rita, Carmela, Alba. Molti venivano anche da Roma. Un periodo indimenticabile

Anni ottanta/novanta: apice e declino delle discoteche

Nel 1984 Amleto Coronella capisce che il Noa non riesce più a contenere la richiesta, apre così la più grande discoteca della provincia, milleottocento posti è il “Coliseum” che sta sulla Pontina. Ma gli altri non stanno a guardare, apre un altro locale in centro città “Seven Sky”, il “Pierrot” a Borgo Grappa, “Italian Graffiti” di un giovane Rino Polverino che ha fatto le ossa al “Seven Up” di Formia, lo apre proprio davanti al Felix di Virginio Moro.

La mia mente ha finito di volare e ritorno con i piedi per terra nella via dei pub, mi fermo a chiacchierare con il mio amico Max Ceccarini, gestore di un locale, che si sta battendo per migliorare e rendere più sicura quella zona, così tanto frequentata dai giovani.

“Max, ma che fanno ‘sti ragazzi il sabato?”

“niente di particolare, bevono, passeggiano, chiacchierano, ma molti si guardano il cellulare, si chattano. Arrivano generalmente alle undici di sera e vanno via la notte verso le due.”

“ma poi si spostano in qualche discoteca?”

“macché discoteche Emi’, ormai non esistono più, resiste solo il “24mila baci” di Rino Polverino, ma i giovani non ci vanno molto”

“però secondo me cinque svelti e cinque lenti potrebbe essere un bel ritorno”

“ma di che stai parlando?”

“a già, tu sei troppo giovane, che ne sai di quello che abbiamo sofferto per una conquista noi ragazzi di ieri. Questi con un cellulare c’hanno il mondo in mano”

“la sai una cosa Emi’? Che la maggioranza di chi paga il conto sono ragazze”

“Proprio fortunati ‘sti giovani”

“per il conto?”

“anche, ma soprattutto perché stanno vivendo la bellezza della loro giovinezza”