Latina, eccellente prima prova il Premio Musica Nova
22 Settembre 2019Ieri presso il Museo Cambellotti a Latina, si è svolta la serata di premiazione del primo Concorso Internazionale di Composizione “Premio Musica Nova”, organizzato da Luogo Arte Accademia Musicale in collaborazione con il Comune di Latina.
Il Premio Musica Nova
Più di trenta compositori da tutto il mondo, per l’esattezza 33, una commissione di altissimo livello presieduta da Ennio Morricone insieme a Franco Piersanti, Albino Taggeo, Lucio Gregoretti, Alberto Giraldi, Stefano Cucci, Claudio Paradiso, Roberto Giuliani, Gianfranco Borrelli. Un’organizzazione tutta casalinga, grazie all’ideatrice e Curatrice Flavia di Tomasso e direttore artistico del Luogo Arte Accademia Musicale. Un evento ben riuscito, a cui forse mancava solamente una sede adeguata, e che l’assessore alla Cultura, Turismo e Sport Silvio di Francia commenta così:
Il fatto che ci siano giovani musicisti che si mettono in gioco, si sperimentano, è fantastico. Sono ragazzi straordinari, il nostro compito è quello di impedirci di impedire che le idee si realizzino. La musica è già stata tutta scritta bisogna solo catturarla e portarla giù e i partecipanti a questo premio sono riusciti veramente a portare musica di livello su questa terra.
La serata musicale del Premio Musica Nova
La serata inizia con una dedica al Maestro Ennio Morricone, di cui il Pentarte Ensamble esegue il Quartetto d’archi omaggio a Luigi Pestalozza L’opera e l’esecuzione sono un’onda quasi continua che percorre la sala semicircolare dell’atrio del Museo, interrotta a tratti dai pizzicati o dagli unisono. Le dissonanze ci sono, ne è pieno il brano, ma non strappano, non stridono. Eccellente la maestria tecnica dei violini e ottimo il dominio dello strumento da parte della viola. Sul finale l’atmosfera quietatasi sembra quasi portare la platea in un film western di Sergio Leone. Il sibilo, il fischio continuo del violino è un bordone al contrario che permette agli altri strumenti di ornare
La premiazione del concorso
Si parte dal 3° classificato, Pier Damiano Peretti (1974), e il suo “Studio sulla presenza assente” per clarinetto, pianoforte e soprano back-stage. L’opera si ispira al lied “Il pastore sulla roccia” di Franz Schubert.
Quanto più lontano giunge la mia.voce,
tanto più chiara mi ritorna l’eco
dal basso.
Questa la frase da cui Peretti prende ispirazione e questo sembrano rispecchiare le prime note dell’opera del pianoforte, acutissime prima e subito dopo delimitate dal basso. Il clarinetto segue il pianoforte e sembra nascere dalle sue note gravi. L’atmosfera che nasce all’interno del museo grazie a questa musica è dolce e malinconica. Gli strumenti vengono fatti suonare in maniere alternative, Il pianoforte suonato dai tasti viene poi stoppato all’interno, il clarinetto suona i suoi fortissimi all’interno del pianoforte e con il suo suono fa suonare le sue corde, in un gioco di eco e di risonanze, alla ricerca proprio di quella presenza assente che è la musica, c’è ma allo stesso tempo non si vede.
Il 2° classificato è il giovanissimo Andrea Sordano (1996), con la composizione per soprano, pianoforte, archi, fiati e vibrafono I am vertical. Anche la sua composizione trae ispirazione questa volta però dai versi della poetessa contemporanea Sylvia Plath. A dirigere l’opera è il Maestro Stefano Cucci.
Io sono verticale
ma preferirei essere orizzontale.
Anche qui il suono dell’orchestra nasce da una cosa minuscola. Se prima era il suono acutissimo ora è il vibrare di un piatto minuscolo. E dal suono altissimo di quel piatto, che continua a scandire il ritmo, nascondono i vibrati degli archi, gli arpeggi della chitarra, i fiati e il canto della soprano. È una musica piena, che riempie tutto l’ambiente, che fa riscoprire la tragicità dell’esistenza grazie al suo piombare in tonalità scure e gravi.
Infine il 1° classificato, vincitore di questo primo Concorso Internazionale di Composizione “Premio Musica Nova”, Davide Tammaro con la sua opera intitolata String Quartet n. 1. In questa composizione atonale, dodecafonica, il compositore mescola le sue radici musicali. Debussy e Ravel, Stravinskij e Bartok. L’Inizio potente evolve in un gioco di pizzicati da parte di tutti degli strumenti che suscitano tensione suggerendo e facendo immaginare un velocissimo montaggio cinematografico. La melodia nell’ultimo movimento è un continuum che si trasmette strumento per strumento creando una sorta di eco continui. La difficoltà di esecuzione di questa musica è semplicemente intraducibile a parole e inimmaginabile anche al solo ascolto, a causa dei suoi controtempi continui e incastri chirurgici. Per apprezzare effettivamente il lavoro gigante degli esecutori si deve necessariamente essere davanti a loro, apprezzando ogni loro minimo gesto.
La musica c’è, ora mancano una casa e i ragazzi
Questo evento dimostra ancora una cosa, la presenza massiccia e anche qualitativa della musica a Latina. Il problema è che sembra che la città la tratti male. Ieri sera, vedendo i musicisti all’interno del piccolissimo emiciclo del Museo Cambellotti, si aveva l’impressione che si fosse voluto imprigionare la musica, costringerla in uno spazio minuscolo. La musica, l’arte più libera per eccellenza, l’arte che permette all’immaginazione di volare, che permette di sognare, ieri sera sembrava ristretta, gli esecutori quasi addossati uno sull’altro. Cosa si può fare? Restituire la musica al teatro, rendendogli dignità e una casa che merita. Un’altra domanda nasce poi della serata di ieri: ma dove sono i ragazzi? Pare che la musica classica, nella città in cui c’è un conservatorio e una fondazione musicale, dove si organizzano festival e rassegne, sia solo affare di professori e maestri. Dove sono i ragazzi e la loro voglia di discutere, di combattere per la prosecuzione di un’arte? Per ora mancano, sperando che una riapertura del teatro possa smuovere nuovamente i giovani e la loro musica.


