Piove e il vizio di Latina di dimenticare il mare

Piove e il vizio di Latina di dimenticare il mare

22 Settembre 2019 0 Di Lidano Grassucci

Fino a ieri, fino alla prima goccia di pioggia di ieri eravamo tutti ammiragli, capitani di corvetta, pirati indomiti e corsari a servizio di sua maestà Coletta. Ora, ora che la prima goccia è caduta, seguita dalla seconda e poi si è fatto tutto nero per mito non abbiamo più Cristoforo Colombo, ma Reinhold Messner e pensiamo alle vette, non ai pesci. Volubili come pochi, assolutamente ignari del posto dove siamo.

Il mare scompare dall’agenda sociale, politica, comunitaria. Salvo poi verso aprile scoprire che, guarda un poco, il mare è qui e lotta insieme a noi. Si chiude con le foglie che cadono, eppure il mare è, tranne che qui, una porta per il mondo non il confine alle piantagioni di carote. Perché? Siamo figli del quotidiano, non abbiamo proiezioni indietro e neanche in vanti, muli che camminano con i paraocchi verso sempre la stessa stalla. Quindi il mare è lì, fastidioso confine e non scommessa di porta. Torneremo a parlare di cose di terra, a contorcerci con la vista interrotta dai palazzi, senza più orizzonte possibile.

Torneremo a pensare a fare case e nell’acqua non si possono fare,

in questi posti davanti al mare
con questi cieli sopra
quando il vento raffredda a suo tempo
il mare

Ivano Fossati