Cisterna, ci saranno ancora i monachitti al Convento?

Cisterna, ci saranno ancora i monachitti al Convento?

24 Settembre 2019 0 Di Luca Cianfoni

Per la rubrica Racconti popolari e storie dimenticate, oggi raccontiamo la leggenda dei “monachitti” ovvero dei fantasmi di monaci che prima abitavano il convento di Sant’Antonio Abate a Cisterna, ora abbandonato.

La storia del convento di Sant’Antonio Abate

Il convento di Sant’Antonio Abate, meglio conosciuto a Cisterna come “Il mulino”, è un antico edificio, costruito nel 1568 e diventato sede dei francescani minori che rimasero lì per circa duecento anni e se ne andarono per disaccordi con la famiglia Caetani. Da quel momento il convento passò vari ordini monacali, passando caserma nelle mani dell’esercito napoleonico, fino a diventare magazzino di grano per i Caetani e mulino industriale sotto la famiglia Luiselli. Dagli anni 70 infine versa in uno stato d’abbandono e ha visto negli ultimi 30 anni, progetti di abbattimento fortunatamente bloccati o di riqualificazione bocciati dalla sovrintendenza ai beni culturali. Il suo prestigio artistico si deve al fatto che al proprio interno esso conserva affreschi di grande valore oltre al suo intrinseco valore storico culturale, sia come monastero che come reperto di archeologia industriale.

La leggenda dei monachitti a Cisterna

Come tutti i luoghi abbandonati il monastero o mulino, è diventato la casa di leggende e misteri. Quella che raccontiamo oggi è quella dei “monachitti“, ovvero il fantasma di un frate che di notte si aggira all’interno delle case della città facendo sparire oggetti e altre cose all’interno delle abitazioni. La storia vuole che questo “monachitto” sia presente a Cisterna per il disaccordo avuto per la loro permanenza nel monastero tra i frati francescani minori e la famiglia Caetani. Così, i monaci maledirono la nobile famiglia proprietaria di Cisterna e anche coloro che sarebbero entrati in possesso del monastero per sfruttarlo economicamente.

Paura de i Monachitti di Luigina Vitale

Ai tempi de Chicchinella, i mammocci tenevano l’argento vivo ‘ncorpo.
Issi, se n’ventavano co gnente n’zacco de ggiochi. Giocaveno pè strada e faceveno ‘na caciara da la mmatina a lla sera.
Ancora me ricordo matrema che bbaccajava e i mannava ognuno a lle case sé.
“ ‘Ca sera mentre ddormi vènno i monichitti, te zompeno sopra a lla panza e co’ n’ ago te succhieno o sangue e ccossì diventi Compare Monichitto puro tune.” Chesso me diceva matrema pè famme sta bbono.
Co’ l’occhi ‘mpauriti ce dommannavo: “ A ma’, i Monichitti chi sso’?”.
E èssa co’ lle mani ai fianchi: “ I Monichitti so’ de i bbrutti ceffi, tutti pelosi, co’ ‘no cappuccio ‘ncapo. De notte esceno da ll’armadio e zompeno sopre a o letto”.
Sta storia me faceva venì la vermenara, pero’ quanno stavo ao letto ‘nce penzavo e subbito m’addormmivo.
‘Na sera, e no’ me la pòzzo scordà pè lla paura, stavo a letto quanno me so sentito cciaccà la panza. L’occhi staveno chiusi e ancora no m’addormmivo .
Caccosa de peloso me ccarezzava o mucco.
‘Nzò se più pe lla paura o la curiosità so’ aperto l’occhi. E chi era?….. O Monichitto?….
None! Era o gatto, che era zompato su o stommico e se struscicava sopra o mucco.

Luigina Vitale

Poesia ripresa dalla pagina Fb Esso Chissi de Cisterna Storica e Popolare.