Sezze, dialisi e sangue infetto, dopo 37 anni la condanna

Sezze, dialisi e sangue infetto, dopo 37 anni la condanna

26 Settembre 2019 0 Di Luca Cianfoni
Incredibile la storia di un uomo di Sezze che nel 1982 veniva contagiato dall’epatite B a causa del sangue infetto delle trasfusioni. Solo 37 anni dopo grazie alla sentenza della Corte d’Appello di Roma, arriva la prima condanna all’indennizzo da parte del Ministero della Salute.

La storia incredibile del sangue infetto

Aveva solo 34 anni l’allora ragazzo di Sezze che nel 1982 ricorrendo a trasfusioni di sangue presso l’ospedale di Sezze e di Latina, veniva infettato dal virus dell’epatite B. Un caso di malasanità che si è portato fino ad oggi che il cittadino setino di anni ne ha ben 71. Il sangue che avrebbe dovuto salvargli la vita invece lo stava contagiando con l’epatite B. L’Asl di Latina prima e il Ministero della Salute dopo, avevano infatti rigettato la domanda; successivemente anche il Tribunale di Latina aveva rigettato il ricorso. La sentenza di oggi della corte di appello di Roma però ha dichiarato che ad infettare l’uomo furono le trasfusioni di sangue somministrate presso l’ospedale di Sezze e il Goretti di Latina nel 1982. Dopo 37 anni dalla dialisi e dalle trasfusioni infette del virus dell’epatite B del 1982, arriva finalmente il diritto ad un primo ristoro economico di circa 175mila euro di arretrati e un’assegno mensile di 800 euro per tutta la vita.

Il caso giudiziario

Finalmente, la vittoria sperata con la Corte di Appello di Roma che ha cancellato la sentenza del Tribunale di Latina che aveva rigettato la domanda di indennizzo del 71enne di Sezze. Oltre al calvario dell’infezione epatica iniziata nel 1982 per l’uomo è iniziato nel 2002 quello del ripetuto rigetto della sua domanda di indennizzo previsto dalla legge n. 210/1992 proprio in favore dei soggetti danneggiati o infettati da trattamenti sanitari obbligatori o necessitati come le emotrasfusioni. La Corte di Appello ha accolto il ricorso sulla nullità per vizio di motivazione e violazione del diritto di difesa del Tribuna di Latina, che aveva negato il diritto del 71enne setino perché dai controlli effettuati sulle sacche di sangue non erano emersi anomalie virali. L’avvocato Renato Mattarelli, che difendeva il cittadino di Sezze ha invece dimostrato l‘inefficacia di detti controlli sul sangue trasfuso poiché sono stati effettuati solo prima e non anche dopo le trasfusioni. Infatti, è scientificamente noto che i pericolosi virus trasmissibili con il sangue, fra cui quello delle epatite B che ha contagiato l’uomo, non sono rilevabili nel così detto “periodo finestra”. La causa iniziata nel 2005 davanti al Tribunale di Latina e terminata con la sentenza della Corte di Appello di oggi, ha presentato diversi problemi tra cui quello della decadenza dal diritto essendo trascorsi molti anni dalle trasfusioni; ma anche il problema dell’esistenza di fattori concorrenti al contagio dell’uomo di Sezze che, nel periodo delle trasfusioni dell”82, è stato sottoposto anche a diversi cicli di dialisi.