Ragionare di Aprilia al suo bivio

Ragionare di Aprilia al suo bivio

15 Ottobre 2019 0 Di Lidano Grassucci

Poteva essere una capitale, una capitale morale. Stare a Latina e al Lazio sud come Milano sta all’Italia. Invece Aprilia si è chiusa in se stessa si è sognata non Milano di Latina, ma Spinaceto lontana di Roma.

Ci sono lì uomini che dicono che nel loro quartiere non c’è Stato. Imitano Luigi XIV che dice “lo Stato sono io”, e loro “Il quartiere Toscanini sono io”. Solo che il primo comandava le guardie, il secondo è stato preso dalle guardie. Oggi un ragazzo è stato accoltellato al parco che porta il nome di Luigi Meddi uno dei sindaci del tentativo di riscatto della città dal suo destino a periferia. Una periferia che si allunga a Latina, a Cisterna ai Lepini, un’area indistinta non di “mamma Roma”, ma di una Roma matrigna e sguaiata, violentatrice della sua grande bellezza.

Aprilia ha bisogno di una classe dirigente, di una borghesia del lavoro, perché ne ha bisogno l’intero lazio meridionale, Aprilia muore se si pensa quartiere, risorgerà se sarà capace di pensarsi città riferimento del nord pontino ma anche della galassia di comunità a sud di Roma. La cronaca fa rumore è vero, la buona politica no, ma quel rumore va cancellato. Quando di Aprilia si parla per cronaca, o per i “miracoli” di Adriano Panzironi si offende Luigi Meddi, Domenico D’Alessio, si offendono le imprese serie di Aprilia, quelle che stanno costruendo Aprilia città, che fanno le regole oltre che seguirle. C’è un bivio oggi Aprilia deve scegliere tra la serietà del suo riscatto e la deriva alla sua fine, ma ci vuole coraggio.

Guardo in tv uno spot di Acqua&Sapone e mi inorgoglisco, c’è una grande Aprilia che cresce e dopo la tempesta c’è il sereno, il sindaco Antonio Terra dice differenziamo il 70% dei rifiuti e non ci sono più i cassonetti. Ecco ad Aprilia c’è la società civile, al Aprilia c’è lo Stato, il Comune, la comunità.