Il Caravaggio di Carpineto, un “vocabolario” per Desiree Mariottini

Il Caravaggio di Carpineto, un “vocabolario” per Desiree Mariottini

18 Ottobre 2019 0 Di Lidano Grassucci

Non so come, certo la sua vita non era tranquilla, certo lui era animo turbato, animo di turbamento ma la vita di Michelangelo Merisi da Caravaggio si incrocia con i miei monti, si vero: va a Roma, a Napoli, a Malta e… a Carpineto. Come le mete delle fughe diventano tracce dei fuggitivi, la guerra di attribuzione è viva ma pare che la traccia lepina di Caravaggio sia un San Francesco meditante davanti ad un teschio e sotto la croce quasi avesse preso quel teschio da quella croce, umanità morta, pietà del santo e la croce che non sta in alto ma sotto, e tutto nero. Quel nero caravaggesco che rende l’umanità riassorbile al suo stato di niente.

Dovevo cercare un senso, qualcosa che rendesse l’idea della tragedia di Desiree Mariottini, la ragazza 16enne di Cisterna violentata e uccisa a Roma lo scorso anno e di cui ora inizia il processo. Il quadro è un frate che regge il teschio con dolore, e la croce sembra il luogo di partenza di quel che resta di umanità viva. Resta poco o niente se non il dolore evidente del santo, tormentato dal timore di non capire il senso stesso del morire e di morte violenta.

Ero invitato dal collega, Egidio Fia di LazioTv nella trasmissione Monitor, per parlare del processo degli argomenti degli avvocati più o meno graziosi, ma io cercavo una spiegazione umana, cercavo di dare un senso a ciò che senso non ha, e ho pensato a quel Francesco perduto nel silenzio lepino che è avvolto da nero, che lo vuole assorbire, mangiare, fagocitare tutto.

E’ quella periferia informe da cui non puoi fuggire se non per vie chimiche, per rassegnazioni all’orgoglio, per orchi che tendono la mano. Francesco regge la morte e pare quasi volerle parlare indirizzando su di se il teschio, come parlante, come vedente, come vivente.

Ma è solo, la chiesa con le sue certezze è a terra croce crocefissa, e tutto è nero. Fuggire, come fuggiva lui, o l’inevitabile? Il Francesco non si rassegna ma passa in rassegna i dolori per capire e rileggere la pietà, che è un teschio ma non è morta nello sguardo che vuole capire del frate.

Noi dovremmo essere così davanti alla storia di Denise capaci di uscire dagli stereotipi, capaci di pietà, di misericordia per noi. Capaci di fare “chiese” dove c’è stato martirio, capaci di santi dove c’è stato errore. Capace di vedere in Maria di Magdala la virtù che ha, la grazia di essere capace di grazia.

Forse quello che dice il quadro volevo dire, cercare di capire senza assolvere, senza giudicare, ma per la vita che è ricerca anche nell’errore.

Piangi forte se non ti sente
dai diamanti non nasce niente
dal letame nascono i fior
dai diamanti non nasce niente
dal letame nascono i fior.

Fabrizio De Andrè cercava la poesia nel dramma, Caravaggio la bellezza nel fondo e Francesco non era da meno. Altro non so dire.

San Francesco in meditazione (nella foto)  è il soggetto di un dipinto realizzato nel 1605 da Michelangelo Merisi da Caravaggio. L’opera è di proprietà della Chiesa di San Pietro a Carpineto Romano ed è in prestito perpetuo alla Galleria Nazionale d’Arte Antica di Roma