Latina quando c’era pure la Casa del disco

Latina quando c’era pure la Casa del disco

8 Dicembre 2019 1 Di Emilio Andreoli

A chi non piacerebbe la macchina del tempo del Doc di “Ritorno al futuro”? Io salirei subito a bordo per tornare nella mia Latina degli anni settanta. Una Latina sparita che non potrò mai dimenticare. Una città piena di sogni, dove le persone si incontravano senza correre, nei bar, nei negozi o solamente a passeggiare. Ora cercherò di raccontarvela un po’, sperando che mi assista la memoria.

La macchina del tempo (nella foto la DeLorean)  mi scarica davanti al Palazzo M, non poteva essere altrimenti. Vedo le statue, le “madri rurali”, mi ero dimenticato che erano così bianche, illuminate da due potenti fari. Sotto il portico l’agenzia di viaggi “Panitalia”, la galleria d’arte “l’Approdo”, appresso il negozio di Corrado Migianelli e l’Ottica Romani di cui ricordo il primo direttore, un signore alto e magro che veniva da Roma e che poi morì sulla Pontina in un incidente stradale. Già, la Pontina, che era maledetta allora, come lo è ancora oggi.

 

Proseguendo sul corso, incontro la profumeria Zarfati, il negozio di casalinghi Trudo, l’alimentari Roccato. Di fronte la “Casa del Disco”. Tornando sul marciapiede precedente, il negozio di calzature Martignago, il bar Sergio. Girando l’angolo in via Gramsci, il podologo di cui non ricordo il nome, il bar Meucci e la boutique “Elle”. Attraverso la strada c’è Palombo elettroforniture, “Equipe hi-fi” di Antonio Palombo e poi il bar Osvaldo. All’angolo di via Costa l’ottica Mefi. Sul marciapiede opposto la concessionaria Innocenti dei fratelli Giovannetti, il barbiere Cassoli, la libreria Minerva, il bar Centrale.

 

Svoltando a destra in via Eugenio di Savoia, la libreria Raimondo, sull’altro lato “Latin Moda”, di cui ricordo le lunghe file per i saldi. Giù in fondo “Gomma sport” che poi si è trasferita in Corso Matteotti, poi Marcucci, il ristorante “Gallo d’oro”, il cinema Giacomini, “Cose così” della signora De Martin. La boutique “Look”, la tavola calda Tribò. Facendo un salto in piazza della Libertà, Tulli viaggi, il negozio di dischi di Pepe Venanzio, la gioielleria Scrobogna, Giancarlo il parrucchiere. Sull’altro lato Catavolo sport, il barbiere Valter Bulgarelli, il parrucchiere Chigo, il negozio di strumenti musicali Ramella, la saletta giochi del bar Di Russo.

 

Nella parte opposta della piazza c’è il “Regno del bimbo”, il negozio Biondini mobili, “Borsalino” il cappellaio. Sotto i portici, le bancarelle di libri di Edoardo Castagnina di fronte la “Standa” e proseguendo la rosticceria Benedetti con il suo inconfondibile odore di supplì. Tornando su Corso della Repubblica, la profumeria Muzio, il bar Cifra e di fronte, la pasticceria Figini. Il negozio di giocattoli “Indart”, l’armeria Maione. Svoltando in via Pio VI la pellicceria “Pel Cim”.

 

Faccio un salto dove sono nato, in via Emanuele Filiberto: c’è la ferramenta Donati, l’alimentari Lemma, la pizzeria di Vittorio, Petruccelli il bombolaro, il bar del gobbo, la “Scolastica”, la concessionaria CitroenNecci e Ricci” nel garage Ruspi. Il vecchio ospedale diventato scuola, il negozio di elettrodomestici dei fratelli Andreoli. In Corso Matteotti: il bar dello sport, Cinelli, il mobilificio Pitton, la “barese” pizzeria.

 

Potrei scrivere per ore ed ore di tutte quelle attività inghiottite dal tempo, non vorrei dimenticarmene nessuna, da Pacchiarotti con i suoi mitici panini, al forno di Nino Cepollaro, in via Isonzo, dove la notte sfornava i suoi deliziosi cornetti e tutti noi ragazzi, in fila, ad aspettare dopo la serata passata in discoteca. Non posso dimenticare poi il Piccadilly, primo self service di Latina, dove mio padre mi portava spesso a mangiare. Il ristorante Peppe Mozzarella di fronte allo stadio, la trattoria Cappelletti dei genitori del mio compianto amico Nando.

 

È tempo di tornare al futuro, ma non ne ho tanta voglia e il Doc sembra dirmi: “torna a bordo cazzo”. A malincuore salgo, ed eccomi qua a leccarmi le ferite guardando la città di oggi, senza più quelle attività storiche dove si faceva conversazione, dove si socializzava senza social. Qualcuno dirà che sono il solito nostalgico. Sì, nostalgico di quella città sparita che tanto ha dato in termini sociali ed economici a tutta la comunità.

 

Sicuramente avrò dimenticato tante altre attività che non ci sono più e che sono state importanti, tanto quanto quelle che ho ricordato. Chiedo scusa, spero mi perdonerete.

 

Mi ritorni in mente
Bella come sei
Forse ancor di più

Mi ritorni in mente
Dolce come mai
Come non sei tu

Un angelo caduto in volo
Questo tu ora sei
In tutti i sogni miei
Come ti vorrei
Come ti vorrei

Ma c’è qualcosa che non scordo
C’è qualcosa che non scordo
Che non scordo…

 

“Mi ritorni in mente” Lucio Battisti

 

Nella foto di Gianpaolo Giacherini, la rosticceria Benedetti