Quando la nostalgia di Latina spunta a 20 anni

Quando la nostalgia di Latina spunta a 20 anni

29 Dicembre 2019 0 Di Glenda Castrucci

Dico sempre di non essere una figlia legittima di Latina, bensì acquisita, perché non ci son nata e
non ci abito. Latina, oggi, sinceramente, non mi piace né mi dispiace. Se penso di doverci passare il
resto della mia vita, cosi come è adesso, mi assale un sentimento di afflizione e angoscia. Ma se poi,
mi lascio conquistare dalla fiducia, ed inizio a viaggiare con la mente, vedo la Latina che vorrei.
Sarebbe forse utopica, una città stile Stars Hollow, anche se per me, un tempo, Latina meritava
davvero assai vanto.
Da adolescente amavo Latina, era un po’ la mia isola sicura, i miei tempi migliori sono custoditi in
questa città. In ogni angolo c’è un ricordo, e quando passeggio per il centro riaffiora il mio passato:
le amicizie nate alle Scuole Superiori, le manifestazioni studentesche, il tè e le confidenze del
pomeriggio al San Felipe, e il caffè del sabato sera al Break Time. Le giornate di sole a ripassare
latino e greco, seduta con le mie compagne, sull’Obelisco di quello che erano Parco Mussolini (e per
noi sempre si chiamerà così); l’apertura dei negozi alla moda che “stavano solo a Roma”. Nel
weekend quando si usciva, per una cena veloce, la pizza al taglio di Massi Pizza in Via Neghelli
(dove ora c’è Trapizzino) non deludeva mai, ma se avevamo fantasia di qualcosa di più elaborato
c’erano sempre lo Stella Artois o il Baboosh. Se, invece, in programma c’era una festa di
compleanno, era quasi automatico andare all’Olimpo della Birra oppure da Pizza e Fichi. Una
tappa fissa del sabato sera era sicuramente il Baraonda, dove ad una certa ora, si potevano
incontrare tutti i ragazzi di Latina. Quando avevamo, però, voglia di tranquillità, si optava per una
cioccolata calda con biscottini alla Mondadori. In estate, invece, mare di mattina con la Linea E, e
pub e Piazza Roma la sera. Io e le mie amiche, quasi tutte compagne di classe, uscivamo sempre
insieme il sabato, dal tardo pomeriggio, fino alla mezzanotte (solamente dopo i 18 anni si rientrava
a casa più tardi). C’erano delle occasioni in cui andavamo a ballare, magari ad Halloween o il 1°
giugno (l’end of school), quando le discoteche organizzavano serate a tema, e allora anche lì, tutte
insieme, si andava al 24Mila Baci, al Felix o al Makkeroni.
Sono stati tempi meravigliosi quelli della mia adolescenza, li racconto con il sorriso sulle labbra.
Latina è colma di aneddoti di quei miei anni, non c’è un posto che non mi susciti un ricordo, bello o
brutto che sia. Mi capita spesso di chiacchierare con i miei coetanei e di rammentare insieme la
Latina dei nostri 15/16 anni, la Latina vivace sempre piena di vita e allegra, un po’ la culla di tutti
noi giovani, che aveva uno spirito diverso da quello di oggi, e ovviamente arriva la malinconia del
passato, il desiderio di viaggiare indietro nel tempo. Siamo tutti d’accordo che Latina, oggi, ci piace
molto meno rispetto a prima.
Sono una figlia acquisita di Latina, una figlia adottata. Latina sarà sempre la custode delle mie
memorie, del mio presente e, forse, del mio futuro. Nel mio cuore Latina resterà la città che
guardavo con gli occhi di una quindicenne, sognatori e speranzosi, la città nuova tutta da scoprire,
la città dei ragazzi come me, delle passeggiate il sabato pomeriggio e della vita notturna nei pub.
Vorrei, ci spero davvero, che la mia Latina, sì perché è anche un po’ mia, torni a risplendere e a
sorridere come quando ero adolescente, che riacquisti lo spirito e l’ironia, lo sfarzo e l’imponenza.
Questo è il mio desiderio per l’anno che verrà, questo chiedo al 2020 ormai alle porte: che Latina
torni ad essere la mia città più bella del mondo.