Ma quale Sanremo, a Latina c’era Danilo Rea

Ma quale Sanremo, a Latina c’era Danilo Rea

9 Febbraio 2020 0 Di Luca Cianfoni

Una serata indimenticabile quella di venerdì 7 febbraio al Circolo Cittadino di Latina, oltre alla performance di Danilo Rea anche il ricordo dell’avvocato Marinelli e la presidenza onoraria conferita al pianista jazz vicentino.

La presidenza onoraria a Danilo Rea e la serata per Luciano Marinelli

C’è fermento nel Circolo Cittadino di Latina prima del concerto di Danilo Rea, oltre che per il pianista jazz vicentino, c’è qualcos’altro che eccita la serata. L’ultimo colpo di coda dell’inverno che fa segnare 3° sul termometro delle automobili non entra nella sala Orazio di Pietro, che invece è stracolma di gente, come al solito. Persone che hanno riservato il biglietto dal martedì e che mercoledì già facevano registrare il tutto esaurito al botteghino del Latina Jazz Club. Il fermento continua e nella sala comincia a serpeggiare la voce di una grande sorpresa nella serata, di essere pronti con i telefonini a immortalare il momento. Gli indizi cominciano a farsi chiari, Danilo Rea, artista a cui l’avvocato Luciano Marinelli era legatissimo, la serata che il pianista jazz dedica completamente a lui e addirittura l’arrivo da Parigi del fratello dell’attuale presidente del Latina Jazz Club Piergiorgio Marinelli, Francesco. La curiosità aumenta fino a quando Elio Tatti, annuncia un video in cui l’avvocato Luciano Marinelli racconta la nascita della sua passione per il jazz e per Danilo Rea:

Ma le sorprese non finiscono qui ed Elio continua:

“Abbiamo ragionato su questo fatto e abbiamo pensato che Danilo Rea possa essere la persona giusta per essere il Presidente Onorario del Latina Jazz Club Luciano Marinelli

L’applauso è di quelli fragorosi, commoventi, scroscianti l’artista vicentino non può rifiutare quest’onorificenza datagli dal Latina Jazz Club.

Grazie mille. Raramente ho visto tanta passione e tanto entusiasmo per a musica e per il jazz in un uomo come Luciano. La simpatia tra noi è nata subito, con una persona così spontanea è stato facile fare amicizia, tutto qui. Grazie mille a tutti.

Il momento del conferimento della presidenza onoraria a Danilo Rea.

 Il concerto di Danilo Rea

Dopo di che il pianista jazz si avvicina al pianoforte e inizia il suo magico concerto jazz. Da questo momento Danilo Rea sembra con le sue note voler ritrarre in un’opera d’arte contemporanea il suo mondo, la sua realtà. Un mondo che per il musicista vicentino è musica, sono note in cui incastonare ogni cosa che sente, da imprimere sui tasti del pianoforte. E così il sottofondo rumoroso delle città è sostituito dalle note gravi della mano sinistra di Rea e il canto della natura invece è rapito dalla mano destra, che riesce sempre a pescare le note giuste. E tutto, il mondo intero, il paesaggio sonoro che ci circonda diventa intonato, armonioso, diventa melodia. Su questo splendido sottofondo di note jazz strambe e sghembe cominciano a stagliarsi alcuni temi di canzoni della musica leggera italiana che tutti conosciamo, che diventano come delle variazioni del paesaggio musicale che resta nel sottofondo, o meglio ancora è come se dalla tela del mondo, attraverso dei tagli alla Lucio Fontana, uscissero le canzoni più belle che hanno accompagnato e costruito la musica “leggera” italiana. Dal primo grande taglio fuoriesce Parole, parole di Mina che assume, nelle improvvisazioni di Rea, anche i contorni di un tango; bassi che saltano sui tasti, si passa da ritmi puntati e forsennati a frasi ampie e con largo respiro dai ritmi più distesi. Risuonano anche ritmi bebopragtime sotto le sue dita, che sembrano far ricordare le musiche e le atmosfere di On the road di Jack Kerouac. Un’agilità incredibile nelle mani di Danilo Rea e una e un’elasticità strepitosa anche mentale, nel collegare tempi e canzoni così distanti l’una dall’altra. E arriva dunque anche Vorrei che fosse amore, unita ad Almeno tu nell’universo di Mia Martini. Nel secondo taglio sulla tela del mondo Rea mischia sapientemente le note della melodia di Besame mucho e tra il pubblico scatta la gara a chi riconosce prima il tema musicale. La prima parte del concerto si conclude dietro ad un altro lungo medley, tra cui il tema principale era quello di Somewhere over the rainbow.

La seconda parte del concerto

Nella seconda parte del concerto Danilo Rea sembra liberare ancora di più le briglie della sua fantasia e accosta all’interno dei suoi medley jazz Se telefonando, che cambia molte volte forma, si svuota si riempie e cambia tonalità, a Fly me to the moon che risuona in ritmi bebop, che nemmeno Sinatra avrebbe mai immaginato per le sue canzoni. Camuffa i temi delle canzoni Danilo Rea, li manipola, li distorce e alla fine li fa affiorare; a Il pescatore di de André abbina il blues pieno di carica de Il tempo di morire di Battisti, alla Traviata verdiana con Libiamo ne’ calici fa seguire Emozioni di Battisti, e poi ancora You’ve got a friend di James Taylor, de André con Don Raffaè che diventa una rabbiosa danza infernale per poi approdare al paradiso della Canzone dell’amore perduto e a Bocca di rosa, che si trasforma in una vorticosa discesa d’amore. Solo ascoltando dal vivo Danilo Rea accostare così tante canzoni e riarrangiarle con ritmi e generi così differenti ci si rende conto come per questo musicista vivere, equivale essenzialmente ad essere un musicista. A fine concerto sembra come se le canzoni appena ascoltate dalle mani di Danilo Rea e dal suo pianoforte siano sempre state così e non siano mai state manipolate o riarrangiate, un Re Mida della musica, un musicista che tutto ciò che tocca diventa jazz.