Latina: Il vaccino al coronavirus? I coriandoli e la piazza fa festa al Re Carnevale

Latina: Il vaccino al coronavirus? I coriandoli e la piazza fa festa al Re Carnevale

25 Febbraio 2020 0 Di Lidano Grassucci

“Moriremo tutti”, “e’ la fine del mondo”, “non uscite”, “non incontrate gli altri”, “isolatevi”. C’è stato un becero tentativo di uccidere Carnevale, ma quello non è tipo facile. Lui ha contro: i bene pensanti, i catastrofisti, i contatori di soldi, i capiscioni, i santoni, gli invasati, i tristi, i quaresimanti, gli invidiosi, i vecchi stanchi, la gente seria, gli igienisti, quelli che la sanno lunga, i giornalisti seri.

E Carnevale che soldati ha? I bambini, i nonni, i sorridenti, quelli che se ti incontrano per strada ti salutano, i matti, i cantastorie, i musicisti jazz, i cantanti pop, i tenori, i gaudenti, i goliardi studenti, i viaggiatori, il sole che riscalda, i giornalisti teatranti, paradossanti, i pasticceri..

E Latina per strada non c’è la paura: c’è la fatina di colore, la signora araba che vende coriandoli e non conosce carnevale ma manco quaresime, l’uomo ragno, il bimbo che piange anche se si è fatto grosso per la schiuma negli occhi e stringe la mano di mamma come un bimbo piccolo, la bimba dispettosa vestita da angioletto ma sudata come un diavoletto.

La signorina piccola piccola che, proprio oggi, il vestito di Carnevale non l’ha voluto indossare. Il bimbo che è quasi ragazzo che fa “strage” con la bomboletta, ma è più pieno di schiuma lui di tutte le sue vittime. Ecco il carro, ecco il papà che corre il bimbo gambe piccole, piedi anche meno, ma pare la pubblicità di Duracell. I negozianti del centro storico guardano increduli all’effetto di questo incredibile vaccino contro ogni cretino, il coriandolo.

Il coriandolo, che si associa a mille coriandoli e colora la strada, e balla col vento fresco di quasi marzo.

Ma chi lo avrebbe mai detto, il presidente della regione Lombardia, Attilio Fontana, “confessa”: “ma è solo influenza”. Walter Ricciardi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità è “costretto”: “ma si guarisce”.

Da una cosa sola non si guarisce: dalla banalità dei paurosi, dai tristi, dai menagrami, dai quaresimanti senza Carnevale.

Perché noi tutti ormai sappiamo
Che se Dio muore è per tre giorni
E poi risorge

Uso una canzone, di Francesco Guccini anche della mia generazione, se il Dio della speranza muore, è per tre giorni poi risorge.