L’unico virus e il vaccino di Boccaccio… raccontiamo la vita
3 Marzo 2020Se stessimo fermi 14 giorni?
Sì, tutti, ma con la testa che non pensa ma si lascia andare a se stessa. Firenze aveva la peste nera e Giovanni Boccaccio, in quel tempo morto e di paura ci fece un capolavoro “inventando” il vaccino del racconto contro il virus di quella paura. E le storie sono di passioni, passioni fisiche, di corpi che si fondono ed era tempo di quarantena. Perché se la peste ferma la vita, la scarnifica, la cancella fin ove può questa, LA VITA, poi riparte, riparte più forte di prima.
Un posto remoto 7 donne e tre uomini non temono la peste nera, raccontano la vita sincera. Nella letteratura c’è la risposta alla banalità del male che fa finire il mondo per la strage di tutti, o allo stesso modo per la povertà che non escluderà nessuno. Della peste il ricordo è vago, del Decameron è vivo in ciascuno che legge e torna a vivere. Miracolo vero e cura del male che è la passione. La fortuna e la vita nella sua contraddizione.
Ma non leggiamo più e pare che questa “influenza” sia l’unica influenza del mondo, e questo virus l’unico virus del mondo. Abbiamo bisogno di controllare tutto e tutto deve essere sotto controllo e non abbiamo il senso delle cose e la contezza esatta dei pericoli e non abbiamo letture. Ogni giorno scriviamo pagine della Colonna infame di Alessandro Manzoni, ignorandone le ragioni, ma ripetendone i pregiudizi e il bisogno del colpevole, dell’untore a far tacere le nostre belle coscienze.
Questa è la “storia” della pandemia di Hong Kong, una storia del 1968 che non bloccò cambiamenti e rivoluzioni, che se parli di quell’anno, o lo cerchi sui libri, non ti viene per prima tra i ricordi. Io andavo alle elementari, non ho perso un giorno i scuola, e i teatri rimasero aperti e… il testo è di Epicentro il portale dell’istituto superiore di sanità sulle epidemie, questo il testo integrale sulla Hong Komg (in Italia 20.000 morti)
1968: Influenza Hong Kong (H3N2)
Come nel 1957, la nuova pandemia provenne dal Sud Est Asiatico e anche questa volta fu la stampa a dare l’allarme con la notizia di una grande epidemia in Hong Kong data dal Times di Londra. Nel 1968, come nel ’57 le comunicazioni con la Cina continentale erano poco efficienti.
Poiché l’epidemia si trasmise inizialmente in Asia, ci furono importanti differenze con quella precedente: in Giappone le epidemie furono saltuarie, sparse e di limitate dimensioni fino alla fine del 1968. Il virus fu poi introdotto nella costa occidentale degli USA con elevati tassi di mortalità, contrariamente all’esperienza dell’Europa dove l’epidemia, nel 1968–1969, non si associò ad elevati tassi di mortalità. In Italia l’eccesso di mortalità attribuibile a polmonite ed influenza associato con questa pandemia fu stimato di circa 20.000 decessi.
Poiché il virus Hong Kong differiva dal suo antecedente dell’Asiatica del 1957 per l’antigene emagglutinina, ma aveva lo stesso antigene neuraminidasi, si pensò che l’impatto variabile nelle diverse regioni fosse imputabile a differenze nell’immunità acquisita nei confronti dell’antigene neuraminidasi.
(https://www.epicentro.iss.it/passi/storiePandemia)


