Patriottica al covid 19, il tempo in cui serve la Patria e la mia suona

Patriottica al covid 19, il tempo in cui serve la Patria e la mia suona

16 Marzo 2020 0 Di Lidano Grassucci

Di questi tempi è dura, gli stranieri ci guardano male, come untori. Il mondo ci guarda male come gente che “non ha voglia di lavorare”. Gli “amici” europei sono impegnatissimi a darci lezioni su una materia che non conoscono e… e qui da noi 60 milioni di persone si sono chiuse in casa, per rispetto di ciascuno e di una comunità. Non è un fatto normale in una cultura dove conta l’individuo, la famiglia, il municipio.

Eppure 60 milioni di persone hanno “obbedito” e sono a casa, è come se un gatto decidesse di entrare da solo in un trasportino. Ma che su di noi ci siamo luoghi comuni? Sta di fatto che dalle finestra cantano l’inno nazionale, sui balconi c’è il tricolore. Sta di fatto che nessuno esce di casa, che ci sono medici, infermieri, farmacisti, commesse dei supermercati, camionisti, lavoratori dei trasporti, operai, contadini che si alzano ogni giorno per giocare questa guerra e vincerla. Si chiama amor di patria, io vi ripropongo un mio scritto del maggio delle scorso anno, era in omaggio a mia nonna, Za Pippa, che mi ha insegnato gran parte di quello che so e l’amor di Patria. Amor per la mia Patria e in odio a nessuno, ma amore. Perché questa Patria ha una storia eccezionale.

 

Se ricominciassimo dalla musica? Sì, da dove abbiamo cominciato. Perché l’Italia è l’unica nazione al mondo che si è fatta sulla musica e sulla poesia. Ciascuna nazione si inventa nascite dettate da dei, da volontà divine, dal sangue, dal suolo sempre sacro. Noi? Siamo nati da una poesia che recitava: “Tanto gentile e tanto onesta pare la donna mia quando altrui saluta”.

Nati da un amore dedicato generosamente senza alcun ricambio, un amore senza bisogno di altro e la donna qui è madonna e madre. Qui, e solo qui, suona l’amore per nascere, poi l’idea che potevamo essere uniti e liberi attraverso il canto, attraverso tenori e soprani che cantavano “o mia Patria si bella e perduta”, erranti come gli ebrei e come loro derisi. A New York eravamo animali poi la voce di Caruso e… diventammo santi.

Ricominciamo dal canto e non dal pianto. Non piangeva Verdi ma sognava di “ritrovarla la patria” che il pensiero andava sui monti e… Il pensiero, come di Madonna tra le donne, come di letizia: “di doman non vi è certezza, chi vuol esser lieto sia”. Oggi non siamo lieti, ma neanche quando Lorenzo il Magnifico sognava giovinezze non c’era letizia, ma chi voleva esserlo lo era.
La risposta alla nostra paura sta qui nella lirica e nella poesia sta nel vedere l’acqua, il fuoco e anche il lupo come fratelli. La crisi? Forse sta nel non guardare più la bellezza di una madonna che per la via guarda altrui ed è così gentile e bella.
Cominciamo da qui, domani sarà un domani che “inizia il canto”