Covid 19/ L’antica risposta economica delle donne di Sezze: parsimonia e bisogno

Covid 19/ L’antica risposta economica delle donne di Sezze: parsimonia e bisogno

25 Marzo 2020 0 Di Rita Berardi

Avendo una figlia ingegnere e un figlio che studia economia e conta necessariamente in inglese quando fa i cocktail mi dicono, anzi, ”mi sfottono” che di matematica capisco poco e io alla sezzese: “ma ammì nù me ne the de fa tutti sci cunti accùmme a vhu “ che poi in realtà non hanno capito che con i numeri ci gioco e di questi mi piace guardare la bellezza e il contenuto.

Purtroppo oltre alla bellezza, in questi giorni su tutti questi numeri che parlano di morti, contagiati, positivi, ma anche di nati, di posti letti, degli spread ed ancora del BTP-BUND della borsa, su questi miei estetici numeri si è persa la poesia e l’incanto.

Tanto più quando due donne, una la presidente della BCE Odette Lagarde e la presidente della Commissione Europea Ursula Von der Leyen sembravano due maestrine poco preparate a far il conto della serva sui numeri riguardo all’ Italia e dopo: ”gli stati europei possono prendere tutta la liquidità necessaria e utilizzarla specie per le piccole imprese quali ristoranti, bar,alberghi” a farci sentire ancor di più spaesati e impauriti di prima. Cosicché tra numeri dati e tolti, tra tutto questo caos, più che consolarmi con la stessa teoria del CAOS di James Gleick per cui dietro questo fenomeno scientifico apparentemente caotico che regola evoluzioni meteorologiche, fluttuazioni delle popolazioni, crisi economiche, virus impazziti, in realtà sembra esserci un ordine nascosto che da origine a fenomeni complessi, ma partendo da regole semplici, punto, sulla semplicità,, quella osservata con gli occhi di una bambina.

Mi viene così da pensare alla legge “del piccolo sforzo per il massimo risultato” ciò che avvenne dagli anni 50 in poi a Sezze e non solo.La rinascita economica fatta non dalle donne“che teo le scole” come le presidentesse europee, ma da quelle semplici, che non conoscevano le leggi economiche. E quelle gran signore europee dovrebbero osservare non solo i numeri fatti, ma vederne anche la bellezza e il significato di quando Angela la ”bottegante” di Via Resistenza i conti li scriveva addirittura su pezzi della carta del pane e ”segnava”, perché a quei tempi non si pagava in contante, si segnava a settimana o a mese, a secondo del lavoro del capo famiglia e poi I conti andavano sempre ‘a páro“. Angela e poi Quintina con la latteria e cosi via a Sezze i negozi di alimentari fino alla fruttivendola, casalinghi, abbigliamento e ferramenta anche, erano tenuti in gran parte dalle donne setine che “zùmpavano tra la cucina de casa a fá i sugo, agli bancono della bottega e tra no mùccico allo pano e na sistemata alla merce ci staua pure chi aricàmavua e chi nunniava i mammóccio” .

Queste donne avevano la piccola economia del paese tra le mani, (carissima Antonella Masocco, tu che come responsabile della Camera di Commercio di Latina sei sensibile e attenta al mondo femminile) e basterebbe avere una mappa di Sezze presente, per indicarvi ogni bottega di ogni vicolo, rione e strada. Qualcuna ha resistito ai supermercati e centri commerciali, come Giannina, inizio di Piagge Marine o”agl’Aringo” dove una bella anziana continua a ricamare come ancora quella delle “Moscone ” oggi forno e dolciumi alla Capocroce, in Via Corradini e più avanti quella della mamma di Debora Petrianni, oggi tenuta dai kossovari, mentre i Montenegrini hanno sostituito la vecchia latteria, della tuttora novantenne “Rina”, la mamma di Filomena Danieli, in Via San Carlo, in forno e alimentari. Si perché poi ai nostri tempi, ormai passati, dell’altro secolo, tra i negozi ci stava come un tacito accordo economico, ciascuno il suo, la latteria vendeva il latte e cosi la fruttivendola la frutta, come l’alimentari i generi vari fino a quando non arrivarono le piccole Despar di Anita mamma dei Tasciotti in Via dei Cappuccini,con difronte Angela che dal Canada portò il metodo del negozio moderno, ma i negozietti da Via Resistenza a Via San Carlo fino alle Scalelle del Duomo, per via Corradini fino da Rossana ai Cappuccini, resistettero per molti anni come gli altri negozietti di merceria e filati anche. Oggi con il covid 19 le serrande sono scese giù per tutte le altri tipologie,quelle diremo del superfluo e si è ritornati a quel tempo, al tempo in cui si faceva ”i cummanno ” e oltre al pane, al latte, si andava a prendere quel che oggi è il più famoso e conteso composto chimico, il NaCIO che altro non è che la candeggina, comunemente chiamata varecchina (acqua da coce) venduta da Angela la ”bottegante” sfusa a litri e si portava sempre la stessa bottiglia e quando la tirava da sotto lo scaffale, da dentro la “bagnarola azzurra” in plastica, non riuscivo a capire il perché di tanta attenzione nel versarla dal mestolo attraverso l’imbuto che la scorreva nel contenitore. Pensavo che dopotutto fosse solo della semplice varecchina invece, tra lei e mia madre che ne usava la giusta quantità per pulire quasi tutto, mi trasmettevano l’importanza di questo efficace germicida e la parsimonia dell’uso, ieri come oggi.