Covid 19/ La lacrima del Papa e la goccia di pioggia sul volto del prete
27 Marzo 2020Speriamo che il suo Dio lo ascolti, ho visto il capo dei cristiani solo nella piazza del mondo, solo. L’ho visto con una goccia di pioggia che scendeva sul volto, pareva una lacrima.
Sapete non sono del gregge di Dio, ma di quel gregge conosco il percorso per educazione, per quella mappa che mi ha lasciato dentro mia nonna. Conosco il percorso, il passo, la gerarchia, i simboli, le parole. Capita che quando non ho speranza, mi venga dietro questa educazione, lunga, certosina, educazione dell’anima. Quell’uomo che comanda i cristiani, un prete, ha messo su di lui, come fanno loro nei tempi di fatica, il fardello della paura per portarlo nel percorso della speranza.
Parlava, l’uomo di Dio, un’antica lingua che pare piacesse a Dio e la cosa rendeva tutto ancora più incredibile. Un anziano uomo della fine del mondo, venuto in questo centro del mondo, che in antiche “arcane” parole chiede speranza. Cammina nella pioggia, solo in una piazza enorme, in una chiesa grandissima, lui piccolo uomo.
Ha richiamato un crocefisso di Roma che fece, tempo fa, si dice, il miracolo di fermare il male. Lo ha messo, quel Cristo che muore, accanto a lui, per invocare la vita, sono strani non c’è che dire.
Non so l’effetto di tutto questo, ma mia nonna mi diceva nelle lunghe notti della educazione che c’è una possibilità che non “contino” i conti, c’è, diceva, una cosa in più di quel che vedi che era difficile da dire ad un bambino, come… come un miracolo.
Lei mi diceva della luce nella parola. Valle a capire le vecchie signore, le matrone donne di un altro mondo, ma… è vero che quel prete ha invocato questa notte solo il cielo, ed è vero che dal cielo una goccia di pioggia che poteva cadere ovunque è caduta proprio sulla sua guancia. La guancia del prete, proprio su quella e proprio quando lo prendeva la tv per darlo al mondo.
Nonna mi diceva dei miracoli che avvengono quando nulla rimane, delle preghiere per far tornare il sereno alla tempesta. Nonna non invocava il Signore per chiedere, non ha mai chiesto, ma per sostenerlo nel bisogno quotidiano di non essere dimenticato, e mai come ultima speme quando ogni arroganza è perduta. Mi raccontava che per questo lui, il Signore, ama gli umili perchè non chiedono non sapendo neanche cosa chiedere ma ricordano e sostengono.
Quell’uomo è vecchio, quelle parole più vecchie di lui, io conosco i numeri e le cose del mondo, ma credo che se una goccia di pioggia scende di tanto mondo, su una guancia del mondo, e la guancia che invoca il Signore, forse i miei calcoli valgono niente.
Resto della mia, ma mia nonna mi avrebbe raccontato questa storia come ho fatto io, perché questo dono disgraziato che mi ha lasciato, di raccontare, che è dono suo.
Domani leggerò i numeri se saranno buoni saprò la “ragione”, se finirà saprò il “messaggio”. Lui, il prete, era solo per dirci che non siamo soli, ammetto ci vuole coraggio a fare il prete, ad essere Papa


