Covid 19/ La storia degli mmedico mammoccio di Za Pippa che ci mettive i coro (con trad. in italiano)

Covid 19/ La storia degli mmedico mammoccio di Za Pippa che ci mettive i coro (con trad. in italiano)

1 Aprile 2020 0 Di Lidano Grassucci

Le protagoniste di questo racconto sono Za Pippa (mia nonna), Za Maria (la macragna, la vicina), Tetta la perpetua di un vecchio sacerdote. Il palazzo sta in via Felice Cavallotti (i fascisti cambiarono il nome in via Guglielmo Marconi, la democrazia non ha mai risolto il torto) a Sezze. Il dialogo è in setino, alla fine ci sarà la traduzione in italiano, e le preghiere sono in latino, loro non contavano i concili ma tenevano la costanza della fede.

Za Maria: “I stai a sentì, Za Pi, se sta a finà i munno. Morono accomme a mosche atesci pe Milano

Za Pippa: I ne se, ne se, è accomme agli diluvio universale, more la gente accomme alle mosche pe la via e non c’è salvezza

ZM: i che sarà i giudizio universale

ZP: no, no, non po esse perchè se steva a venì s’ha fermato, s’ha aggianato

ZM: s’ha aggiana la morte. Pi?

ZP: I sì, s’ha messa paura di iessa stessa, s’ha fatta m’pressione

ZM: la morte non s’aggiana?

ZP: i sì, quando ha visto ca i vecchi che se tolleva di furia n’erno accomme i voleva tolle

ZM: che volarischi dice

ZP: c’alla morte c’erno ditto ca i vecchi si erno scordachi e che si i poteva tolle tuchi tanto n’seruevano a niente

ZM: non te stonco appresse

ZP: c’erno ditto ca manco se ne sariano accorchi ca se ne ieveno

ZM: n’vece, c’ha successo?

ZP: nu mammoccio, uno di quigli mmedici chi n’c’hao fatto fa manco le scole tutte, ha n’cominciato a n’tigna, manco fosse i nonno seo

ZM: accomme

ZP: non se deva pace ca quiglio vecchio gni voleva fa morì, gni voleva dà alla morte. i co l’ossigeno, i colle machine, i colle medicine se stava quaci accide isso pe salevà nu vecchio. La morte c’ha ditto, ma che lo fai a fare?  Isso pareva surdo u n’attecchiava, e non se fermava. C’era misso tutto, tutto quello che gli professore vecchio che gli teneva m’para c’era m’parato, ma s’era ammalato puro i professore e mo ci steva schitto i regazzo e n’u n’fermiere più zeco degli mmedico che era suldato, teneva gl’occhi da fore. Doa mammocci co la morte dinanze.

ZM: ohi Za Pi che me stai a dice, me stonco a sentì malo puro io.

ZP: tutto quello che teneva c’era misso, mmedicine, mmachine che parevano lettriche, magni, aria, aria. Ma la morte rideva ca c’attoccava i vecchio, era quai i seo e se ne tolleva 10 l’ora e non se quietava. I ragazzo, lo sai accomme su i mammocci quando se fao ommeni na cica, restano pe na cica co gli occhi grusci della paura de fasse grusci e… ci mettive na cosa che la morte non se poteva aspettà… i coro, i coro c’ha misso i coro. I coro ca c’era morto i nonno che era zecco e quiglio vecchio era tale e quale. Era accomme che se non gli salevava non se salevava, i coro i puro i soldato, che agliutteva lu piagne pe la paura, ci mittive core e core. La morte s’aggianave, s’aggianave addavero la stevano a porta iessa alla vita, corenne isci alla morte. La morte s’aggianave della vita pe lo patisce dello campà e…

ZM: i che Za Pi?

ZP: se ne iette, se ne iette. Scappave perchè n’cerno ditto ca ci stevano mammocci che pe gli nonni se facevano accide. I se ne iette, pe la paura d’esse viva

Tetta: ohi cetto,  iate piagnenne

ZM: Te, tocca comincia ca tenemo da fa le orazioni a doa mammocci meglio di San Cosma e Damiano

ZP: accomme a San Cosma e Damiano, dua medici mammoccisse via iessa.

ZM: ma che me su ditto, ma che me stai a dice. Ci stao n’meso a sto guaio mammocci che sao piagne?

ZP: figli del Signore, guardie del signore.

ZM: me su fatto piagne. i so vecchia pe piagne

ZP: attacca di morì e n u lo sapemo, tenemo i tempo nostro, ma se po campà ancora e pe sempre se ci sta i core presente

ZM (piangendo): ecco Tetta, tugli la corona

ZP: la tenco magni…

Tetta: Ave, Maria, grátia plena, Dóminus tecum.
ZP: Benedícta tu in muliéribus,
ZM: et benedíctus fructus ventris tui, Iesus.
Terra: Sancta María, Mater Dei,
ZP: ora pro nobis peccatóribus,
ZM nunc et in hora mortis nostrae.

Insieme Ammen.

 

Traduzione in italiano del dialogo

Za Maria: Stai sentenzo, zia Pi, sta arrivando la fine del mondo. A Milano muoiono come mosche

Za Pippa: Hai ragione, è come il diluvio iniversale, muiono per le strade, come mosche, e non c’è speranza

ZM: sarà il giudizio universale

ZP: no, no, perchè se pure stava arrivando ora si è spaventato di questo suo stesso orrore

ZM: Si è spaventata la morte, Zia Pi?

ZP: e si si è messa paura di se stessa, si è fatta orrore

ZM: La morte che si spaventa?

ZP: si, quando ha visto che i vecchi che voleva prendersi in tutta fretta, non erano come se li aspettava

ZM: che significa

ZP: alla morte avevano detto che qui i vecchi erano inutili, dimenticati. Li poteva prendere tutti tanto non servivano più

ZM: non ti seguo

ZP: gli avevano detto che neanche se ne sarebbero accorti della loro morte

ZM: e cosa è successo invece?

ZP: un ragazzo, poco più di un bambino, uno di quei dottori che non aveva fatto neanche il tirocinio, ha cominciato a insistere con un vecchio malato, neanche fosse suo nonno

ZM: e come?

ZP: Non si dava pace con quel vecchio, non lo voleva proprio far morire. Provava con l’ossigeno, con i respiratori, con tutte le macchine che aveva, con le medicine, si stava quasi uccidendo lui per salvare un vecchio. La morte gli ha pure detto, ma chi te lo fa fare? Lui pareva sordo, e non si fermava. Aveva fatto tutto, tutto quello che il vecchio professore che gli stava insegnando gli aveva insegnato, ma anche il professore si era ammalato. Ora con lui aveva solo un giovane infermiere militare, che aveva più paura di lui. Due poco più di bambini a combattere la morte

ZM: ma che mi racconti, mi sto sentendo male

ZP: aveva messo tutto quello che aveva: farmaci, macchine supermoderne, le mani, l’ossigeno, tanto ossigeno. Ma la morte rideva, il vecchio era suo. Ne portava via di vecchio così 10 ogni ora e non gli bastavano. Il ragazzo, lo sai come sono i ragazzi quando si stanno facendo uomini, hanno gli occhi pieni di paura di farsi grandi… lui mise in gioco una cosa che neanche la morte si aspettava… ci mise il cuore, il cuore. Aveva visto morire il nonno quando era piccolo, e quel vecchio lì era tale e quale il nonno. Era come che se non avesse salvato quell’uomo si fosse condannato al dolore infinito della morte del nonno, cuore a cuore. Anche l’infermiere soldato piangeva per la paura, ma ci aggiunse il suo cuore. La morte si spaventò, si spaventò sul serio: quei due ragazzi stavano portando lei, la morte, alla vita rischiando di morire loro. La morte si spaventò per la vita che è difficile e fa soffrire, vivere è difficile

ZM: poi?

ZP: se ne andò, scappò. Nessuno gli aveva detto che c’erano dei ragazzi che per i vecchi si sarebbero fatti uccidere. Se ne andò per la paura di dover vivere

Tetta: perchè piangete?

ZM: meglio che non te lo diciamo, facciamo il rosario per due ragazzi che sono meglio di San Cosma e damiano

ZP: non meglio come San Cosma e Damiano, due medici bambini.

ZM: che mi hai raccontato. In mezzo a questa tragedia ci sono ragazzi che sanno piangere?

ZP: figli del Signore, guardie del signore.

ZM: Sto piangendo, e sono vecchia per farlo

ZP: sappiamo che il nostro tempo è arrivato, ma se c’è il cuore di chi resta vivremo per sempre

ZM (piangendo): ecco Tetta, prendi la corona

ZP: la tengo in mano

Tetta: Ave, Maria, grátia plena, Dóminus tecum.
ZP: Benedícta tu in muliéribus,
ZM: et benedíctus fructus ventris tui, Iesus.
Terra: Sancta María, Mater Dei,
ZP: ora pro nobis peccatóribus,
ZM nunc et in hora mortis nostrae.

Insieme Ammen.

Nella foto Za Pippa (mia nonna)