Covid 19/ La lettera di Valerio a quel mostro del virus, direttamente a lui

3 Aprile 2020 0 Di Fatto a Latina

Riceviamo da Valerio Vittori una lettera che scrive direttamente al virus. In questo tempo di tempo disponibile è giusto dare spazio a chi scrive per raccontare, raccontarsi, questo tempo strano. Una lettera ad un “mostro”, o una lettera ai nostri mostri. Una volta si diceva, riceviamo e pubblichiamo, e questo facciamo che è una antico uso dei giornali

Buona lettura

 

CARO COVID,

Scrivere una lettera a te è come scrivere una preghiera ad un dio, per chi ci crede.
Il fedele sa che dio esiste seppur non lo vede e regola la sua vita in base a quest’ essenza intangibilmente divina.
Ecco ora io non voglio complimentarmi con te assurgendoti a divino, però sicuramente stai agendo nelle nostre vite con la stessa dinamica di un dio, ma a differenza di quest’ ultimo, la cui esistenza è un opinione, tu esistiti davvero malgrado noi non ti vediamo.
Molti di noi si chiedono chi tu sia, da dove tu sia nato, se Covid sia un nome americano, francese, o cinese, ma io credo che le tue origini non le scopriremo qui ed ora, la verità, soprattutto quella storica è sempre un susseguirsi di ere.
Certo è che noi vogliamo capire come prenderti e cosa vuoi spingerci a fare o non fare.
Vedi Covid, io t’ immagino come un ragazzetto mingherlino, biondino, occhi di ghiaccio, carnagione slava e fisicità tipica di una personalità con tratti orali. Se tu avessi un corpo non faresti paura a nessuno, saresti una nullità ed è per questo che ti piace utilizzare i nostri corpi per continuare a vivere, tu non hai un corpo, non hai la tanto chiacchierata anima degli esseri umani e per questo vuoi nutrirti di noi e delle nostre vite.
Attraverso noi, tu vuoi scoprire la vita, mentre alcuni di noi in te hanno scoperto la morte, che fossero anziani, giovani, uomini o donne, per me non fa differenza, la vecchia signora è l unica vera cosa che ci rende tutti uguali, mentre tu Covid ci stai rendendo tutti diversi.
Ci stai diversificando da ciò che normalmente siamo, ed a braccetto con la paura, stai facendo vacillare l’ abitudine che più di ogni altra cosa fossilizza l’ essere dell’ umano.
Ci stai togliendo quello che siamo abituati a fare, ci stai togliendo i nostri vizi, i nostri svaghi, gli amici, gli affetti, la movida nei locali, le serate in comitiva, il sesso occasionale, la musica, il teatro, il cinema e per giunta anche lo sport!!!
Sei stato sicuramente più generoso delle locuste in Africa, quanto meno ci hai risparmiato i campi di grano garantendo pane e fettuccine che aiutano a superare questo momento di clausura, ma questa è un altra storia sulla quale non voglio dilungarmi.
Come dicevo, Covid, ci stai diversificando tutti e poiché sono un ottimista inguaribile, nonostante tu sia una gran seccatura, voglio spendere due parole buone anche per te che stai fracassando i coglioni a mezzo mondo.
Ebbene si, riesco a vedere anche in te il lato positivo e sai come, caro Covid?
Concentrandomi su me stesso!!!
Vedi Covid, nella vita ho imparato che esiste solo ciò a cui noi diamo attenzione e dal mio carattere, a tratti narcisista, ho imparato a dare molta attenzione a me stesso, dunque, ho deciso di ignorarti prendendo questo periodo come una dieta personale che ho scelto di fare per rendermi conto di quante cose nella mia vita ordinaria siano superflue.
Mi stai facendo rendere conto di quanto le cose superflue nella mia vita non siano poi così superflue e le mie incapacità che si nascondono dietro ad ognuna di esse.
Ecco, è a questo proposito che voglio dirti grazie, caro Covid, grazie perché rinunciando al superfluo mi costringi a vivere le mie fragilità, mi costringi a rendermi conto di quanto nella vita l’ inutile sia fondamentale per me e per molti altri.
Un saggio una volta mi disse : ” Veleno è tutto ciò di cui non hai bisogno per vivere”, in questo periodo orwelliano, mai come ora mi sembra di vedere come la nostra specie abbia avvelenato la vita, rendendola sempre più una strada orientata verso il thanatos, verso l’ autodistruzione e sebbene questi presagi distopici nel nostro archetipo sociale appartenevano soltanto ad un tipico genere letterario ora quelli che sembravano romanzi o filosofia spicciola fatta tanto per chiacchierare, tu li hai fatti diventare realtà.
Ci stai facendo rendere conto di quanto abbiamo poca attitudine al contatto con noi stessi che stare chiusi in casa ci sembra un’ agonia poiché la vera agonia per noi, siamo noi stessi.
Per questo Covid ti ringrazio, perché ci stai mostrando come non siamo abituati a vivere noi stessi, quanta poca dimestichezza abbiamo con la solitudine più che con l’ isolamento.
L’ isolamento lo viviamo quotidianamente, nei posti di lavoro, nelle cuffie che indossiamo, nei dispositivi mobili, nelle droghe e nella quotidianità più disparata ma quello non ci fa paura perché ci è stato introiettato come modello sociale naturale, ma la solitudine è cosa ben diversa dall’ isolamento e tu Covid ci fai sentire soli più che isolati, soli con noi stessi.
Non siamo abituati a guardarci riflessi nel lago delle nostre paure, tanto meno i confini limitanti del nostro essere, e forse in questo un pò spero che ci aiuterai caro Covid, spero che ci aiuterai a tornare un pò  più umani di prima, spero che ci farai rendere conto di quanto riteniamo naturali molte cose che in realtà non appartengono alla natura, spero che ci renderai più sensibili alla tematica ambientale e alla materia umanistica in generale, spero che ci aiuterai a diventare più veri e sinceri verso noi stessi ma soprattutto spero che questa volta veramente il genere umano capisca che è arrivato per il mondo il momento di una dieta, abbiamo ingrossato lo stomaco di questa terra con cibi d’ industria, abbiamo allattato i figli di quest’ epoca con capezzoli di metallo, abbiamo reso i mari discariche a campo aperto, nutrito le piante di concimi e diserbanti, fustigato e schiavizzato animali resi cibo in scatola, abbiamo tagliato alberi e foreste in nome d un progresso d asfalto senza rendersi conto che l’ unica cosa che stiamo asfaltando è la vita stessa, ecco Covid se proprio devi rompere i coglioni, spero almeno che tu lo faccia in modo costruttivo e spero che quando avrai terminato la tua vacanza tra di noi tutto questo lasci dietro di sé una maggiore attitudine all’ essere umani e alla vita da parte di tutti quanti noi, solo in questo modo possiamo trarre vantaggio da te e dalla situazione in cui ci hai messi.
Spero che tu possa andare via presto e
a non rivederci mai più!!!!

Valerio