Sezze, l’incredibile lezione di vicolo della Speranza e il bergamasco

Sezze, l’incredibile lezione di vicolo della Speranza e il bergamasco

10 Aprile 2020 0 Di Rita Berardi

Fino ad oggi vi ho raccontato di Sezze attraverso i miei ricordi di bambina facendovi viaggiare in quella Sezze fatta di profumi, odori e sapori, tra la gente antica e contemporanea di Sezze fatta di sorrisi, forza e cuore, dei luoghi di Sezze, fatti di pietra, luce e rumori.

Oggi non ho che da raccontarvi una storia che appartiene a tutti noi di Sezze e non solo, la storia della Speranza. A Sezze esiste un vicolo, il Vicolo della Speranza, per l’appunto.Si trova dietro via Valerio Flacco, a ricordo del famoso poeta romano Caio Valerius Flaccus Balbus Setinus ,autore del poema epico gli Argonauti, ma questa è un altra storia. Al vicolo della Speranza vi abita la piccola Sara Imberti, dico piccola perché, il bello del paese è che si vive momenti diversi, in tempi diversi con i diversi paesani e Sara piccola, sulle mie ginocchia la ricordo quando andavo a ballare il sabato sera con i suoi genitori, Emiliana e Luigi detto “í Bergamasco”. Certo che subito penserete ad una storia specifica su Bergamo e il Covid19, no, non è di questo che vi voglio raccontare, sarebbe facile, Bergamo è la citta’ simbolo, purtroppo, in questa brutta guerra e di storie ne ha di certo tante che non ci appartengono direttamente, invece, questa vi dico, che questa storia, è di tutti noi. Sara a differenza di Marco, suo fratello che è andato a vivere a Bergamo da molti anni, è rimasta in Vicolo della Speranza a Sezze nella casa materna e mi ha spiegato che : “ai tempi in cui i prigionieri venivano giustiziati sul patibolo, la prigione era nell’attuale palazzo del museo, tra Piazza Dei Leoni e Via Roma mentre il tribunale dove venivano giudicati e luogo dell’eventuale esecuzione veniva era Porta Romana, nello specifico agl'”Aringo”,quindi ai prigionieri veniva fatto percorrere a piedi l’attuale Via Roma che dalla piazza porta in discesa giu’ a Porta Romana, ma a volte il percorso veniva fatto al contrario da Vicolo Annia, adiacente la Piazza per Vicolo Valerio Flacco e poi si passava per vicolo della Speranza”‘. Angusto, a serpentina e piccolo, dove il sole ve lo assicuro, batte da poco piú del sorgere fino a poco meno del tramonto, nella sua parte alta, proprio dove abita la famiglia del bergamasco, sbuca attraverso l’attuale Via San Carlo, un tempo Via Grande, verso il luogo che era del patibolo. Proprio per questo motivo, mi spiegava Sara veniva chiamato vicolo della Speranza, perché i prigionieri, ai quali veniva fatto fare questo allungamento, avevano la speranza di essere graziati .Ed ecco che il pensiero è andato ad un prigioniero eccellente quale è Gesù Cristo, che tra i vicoli di Sezze ci è passato per quasi un secolo, ma per finzione, in quella che è la Rappresentazione della Passione di Cristo, mai, forse, ha percorso fisicamente il Vicolo della Speranza. Quale scelta possiamo avere noi in questa strana guerra virologica se non quella di cambiare strada e infilarci anche noi in un vicolo che ci allontani dal nostro patibolo? Non ho la risposta, non ho la presunzione di dire che bisogna avere fede, ma solo fermarmi a pensare che un Vicolo che porta il nome Speranza, con il sole puntato dritto in quel punto specifico, ,dove chissà qualche prigioniero ha ricevuto la grazia di vita, ci può far pensare che dopotutto, noi siamo prigionieri, prigionieri in casa, a scacco di un Virus e non solo.Aspettiamo in tal modo un giudizio che non sappiamo da quale tribunale possa venire, se dal virus o, da chi ci dovrebbe dare speranze di vita reale dopo la salvezza, la resurrezione. Noi prigionieri innocenti come lo fu il Cristo, potremmo sentirci davvero dei “poveri cristi con una croce da portare o su cui morire”, ma con una grande differenza dal prigioniero per eccellenza, che con grande fede si dono’ alla volontà di un popolo prima e a quella de padre dopo, quella che a noi non resta di stare alla volontà,, prima di noi stessi, perché siamo noi stessi a decidere se metterci nel Vicolo della Speranza e percorrerlo a cuore puro e fieri di combattere una battaglia per uscirne vivi e liberi (seguendo le regole e consapevoli del cui fare) o, percorrerlo nella Speranza che qualcuno ci salvi dall’amara esecuzione, qualunque tribunale essa sia stata decisa o, anche dal destino, forse.