Europa, un’utopia perduta nel far di conto che si ritroverebbe nell’Aida
11 Aprile 2020In questi giorni si discute molto di Europa, del suo ruolo nel bisogno di ricostruire la comunità economica. Trovo la riduzione di tutto ai “soldi” come, non banale, ma pericolosa. Se l’Europa è conti e affari, è già morta, non è mai esistita. Ci vuole passione, amore, non denari per fare comunità. Qualsiasi costruzione umana, se egoista, non ha senso.
Se hai un amico che ogni volta che si va al bar, al ristorante, prima di ogni cosa precisa: paghiamo alla romana e fammi vedere se hai i soldi con te per pagare la tua parte… La prima volta ci esci, la seconda anche no, la terza cambi amico perché quello, semplicemente, non lo è.
Se hai un amico a cui chiedi 20 euro dopo che ti hanno rubato il portafogli e lui invece di darteli ti chiede: ma come hai fatto a fartelo rubare? Poi se non lo ritrovi come fai a ridarmeli? E chi mi garantisce che me li ridarai? Capisci che non è un amico.
L’amico vero, te li porta lui i soldi, anche se non li ha per lui e non aspetta la richiesta di aiuto, ma aiuta. Perché lo stare insieme renderà poi più bella la vita a tutti e due. Un amico non dice io sono meglio di te, ma vede in te la sua forza e la sua debolezza. Tutto questo non è Europa o Asia, o Africa, è umana educazione che da noi chiamiamo civiltà, chi non lo fa non è non europeo, è semplicemente incivile.
Dicono che ci cacciano dall’Europa. Bah, sono nato in Europa e questa terra mia dell’Europa è culla. Dicono che ci giudicheranno.
Perché è arrivata la fine dei giorni e qualcuno ha cominciato a giudicare i vivi e i morti? L’Europa è questo posto dove ciascuno conta, dove siamo figli di fiumi corti e tanti e non ci sono padroni dell’acqua. L’Europa è una idea che nasce nelle lotte per pregare, nelle esclusive delle preghiere e poi sono nati mille pater noster. La mia è terra dove la radice è una cattedrale che si fa mille chiese nella corsa a superare l’altro nella Grazia di Dio. Se non capite questo non state in Europa ma tra gli schiavi di Dario e Serse e non tra i liberi di Atene o i valorosi di Sparta.
Viviamo non per stare o meno in Europa, ma per essere europei, rispettosi fino all’ultimo di noi. Perché ciascuno, qui in Europa è unico, irripetibile, e libero nella giustizia da conquistare. Non capisco cosa significa sovranismo, qui da noi, in Europa, è sovrano il popolo e nessun Dio, prete, o satrapo, o prepotente, o salvatore del prossimo suo sta sopra.
L’Europa è una idea, poi c’è anche una istituzione che se rinuncia all’idea è niente. L’Europa è entrare in una cattedrale dal Polo Nord a Lampedusa e saperla leggere, mattone per mattone, negli accenti diversi della medesima grazia. L’Europa è capaci di grandi libertà perché ha conosciuto le inquisizioni, i dittatori, i genocidi e ogni fascismo che la Storia non presenti più il conto e i loro servi siano maledetti per sempre.
L’Europa non è un bilancio, non è il bilanciere, l’Europa ha creato banche e banchieri perché non era, non è, non sarà mai una banca.
L’Europa è la musica che bellezza parla ogni lingua in mille sfumature di andante e allegretto, ma che fa piangere ciascuno con le sue lacrime da Granada a Oslo e ancora più su. E’ il Danubio blu, ma anche il Reno e il Po, la Senna e l’Ebro, è il Mediterraneo ma anche un terrazzo all’Atlantico e fa più freddo al nord. Insomma l’Europa non è imbecille contingente oggi, è la sua storia per il suo futuro, è la curiosità che ci ha portato altrove e non paura per chiunque giunga dall’altrove. Chiunque è venuto ha aggiunto e non sottratto.
L’Europa non può fare i conti perchè se li faceva non costruiva le cattedrali gotiche, non dipingeva la Gioconda, no faceva piazza dei miracoli e considerava inutile il teatro e la lirica. Ecco, potrebbe rinascere nell’Aida, a teatro e ciascuno anche i tedeschi e gli olandesi potrebbero sentire quanta è loro questo canto.
Nella foto una scena dell’Aida di Zeffirelli alla Scala


