Doolin, lì dove “sorge” la città dei pub. L’addio di Ferdinando
13 Aprile 2020Mica sapevo che esisteva la maionese, manco il ketchup, e le patatine potevano anche avere la forma a bastoncino, e la birra poi… per me era nella bottiglia da 66cc. Fu la birreria da Rocco vicino piazza Roma. Scoprii la spina, le patatine e il resto. Ma era un locale, uno solo, innovativo. Rocco fu una sorta di Cristoforo Colombo, ma capì l’America, Ferdinando Parisella, Quando aprì il Doolin fu aiutato da un progetto della Camera di Commercio di Latina, si chiamava “Punto Nuove Imprese”, quello che mi sconvolse non fu l’idea di aprire un locale (tralascio aspetti estetici sull’Irlanda i miti dei celti, e altre cose da folletti, gnomi e identità perdute) che fosse “madre e padre” di 100 altri locali. Perché Ferdinando immaginava da via Adua che era dentro un pezzo di città quasi abbandonato, una città del tempo libero, dei pub. Pensai, questo è matto: inaugura un pub e pensa ad altri cento. Poi con Ferdinando c’erano antiche disfide politiche i pregiudizi erano tanti. Ma… piano, piano un pezzo di città destinato alla morte urbana è diventato lievito di una possibile rinascita urbana: la zona dei pub lui l’ha vista quando gli altri, tutti, erano senza vista.
Oggi la sua idea nel politicamente corretto si chiamerebbe “rigenerazione urbana”, lui la pensava come spazio di quei fermenti giovanili che se non ci sono condannano le civiltà a morire. Questo lo capivo perché da parti opposte la “rivolta” l’avevamo dentro come patrimonio generazionale. Ora? Ora Ferdinando lascia il suo pub, e lo fa con una nota che è bella così ed io la pubblico così, le sue parole spiegano un amore. Io gli dovevo il riconoscimento alla sua opera, al ricordo di questa storia del nuovo locale che raccontai su Economia Pontina il mensile della camera di commercio che da strumento paludato e un poco conservatore andava a cercare l’economia nuova nella prima crisi dello sviluppo pontino per la fine degli incentivi per il mezzogiorno. Il pub doolin è stato anche questo una sfida dal basso, non eterodiretta, ma da dentro l’utopia di Ferdinando. Onore al merito per il resto resta con cameragno, e lui sa che significa.

LA LETTERA
È arrivato il momento…dopo averlo ideato, poi concepito e realizzato, averlo reso grande e conosciuto in Italia e in tutto il mondo, ora a 22 anni da quel 21 giugno 1998, è giunto il momento di passare definitivamente la mano. Avevo 42 anni quando lo aprii, oggi ne ho 64, un lungo cammino…oltre 1.500 concerti, oltre 400 musicisti, oltre 250 ragazzi che vi hanno lavorato(il mio orgoglio più grande), oltre due milioni di persone che vi sono entrate…un pozzo infinito di ricordi, di amici e di abbracci…compresi quelli che “sono andati avanti”…
A chi da ora avrà la fortuna di condurlo, auguro davvero ogni bene e bevo una Guinness per loro…
L’Irish Pub Doolin fa parte della storia della città di Latina…Nessuno potrà mai essere come lui.
La mia anima rimarrà intrisa in quelle mura…Anche perché, come ho sempre detto, “il Doolin vivrà oltre di noi…”
Saol faha chugat…come dicevano in gaelico i Celti, “lunga vita a tutti voi…”
Ferdinando Parisella

