Le fasi di una quarantena: dalla ipercucina alla voglia di non fare niente

Le fasi di una quarantena: dalla ipercucina alla voglia di non fare niente

18 Aprile 2020 0 Di Fatto a Latina

Riceviamo una lettera, di questi tempi si scrive e legge molto, è di Gabriella Santantonio, vive a Minturno in campagna e descrive il distacco quotidiano dal quotidiano vivere con le sue fasi. Dal rimpianto delle feste perdute, passando per la fase della cucina, poi quella del giardino e l’alienazione che diventa voglia di non fare più nulla, di non fare. Un percorso emblematico, suo che l’ha raccontato. Di tutti che lo stiamo vivendo. Buona lettura

 

La mia quarantena non è iniziata l’11 marzo come da decreto ma da prima, da 20 Febbraio… Un sabato stupendo iniziato a Latina e finito con apericena e cinema, ritornata a casa a mezzanotte e mezza dopo aver terminato il tragitto per arrivare a Minturno, la mia città.

Tra lavoro e azienda non ho più avuto l’occasione di uscire e quel sabato per me è stato l’ultimo spiraglio di luce.

In tv già cominciavano a parlare di questo nuovo pericolo invisibile ma tanto aggressivo. Premetto che sono una donna che non sta un minuto ferma, al mio “paesello” si dice “ha l’argento vivo addosso”.

Mi alzavo al mattino e rivoltavo mezzo mondo fino a che non appoggiavo la testa sul cuscino. Mi barcamenavo tra: casa, figli, spesa, corso per diventare sommelier, amici e molto altro.

L’ 11 Marzo  hanno imposto il divieto di uscire di casa se non per gli spostamenti per comprovate esigenze lavorative, esigenze di assoluta urgenza e motivi di salute. I primi giorni sono trascorsi facendo capire ai miei figli che non si poteva uscire per il bene di tutti, ho anticipato le pulizie di primavera pur di tenermi impegnata, ma finite le grandi pulizie ho pensato…. e adesso? Come trascorrerò il resto della quarantena? Ho iniziato a cucinare senza sosta infornando pane pizze e taralli; più o meno erano trascorsi circa 20 o 25 giorni dal mio inizio quarantena (non da quello legale!), ad un certo punto, però, ho avuto un cedimento fisico e psicologico. Vivendo in campagna sono isolata, sento qualche amica al telefono e ci raccontiamo un po’ di noi e delle nostre giornate ma al trentesimo giorno sono sprofondata in uno stato di apatia, non ho più voglia di fare più nulla.

Ora la mia routine è composta dalle pulizie e cucinare o tra divano e poltrona, trascorrono così le mie giornate. Non la definisco noia perché la noia arriva quando non hai da fare. Avendo anche degli animali qui è impossibile non trovare dove mettere mano. Invece, per me,  si è trasformato nel non aver voglia di fare niente più.

Allora mi siedo e… aspetto fino al momento in cui qualcuno non darà l’annuncio che sto e che stanno aspettando tutti “si può tornare ad uscire”, nel frattempo mi rendo conto che anche il dopo per molto tempo non sarà più come prima, manterrò le distanze anche da chi un tempo volevo e desideravo vicino e questo mi rattrista.

Gabriella Santantonio