Allarme api al Parco Riviera di Ulisse

Allarme api al Parco Riviera di Ulisse

20 Aprile 2020 0 Di Maria Corsetti

Mentre nell’intero mondo gli animali si prendono tutto lo spazio che vogliono, approfittando della quarantena umana, nel Parco Riviera di Ulisse le api soffrono, sembrerebbe anche a causa di alcuni prodotti, non esattamente a norma, che sarebbero stati usati in agricoltura.

Succede che nei parchi del Sud Africa i leoni se ne stanno spaparanzati al caldo sull’asfalto, tra i vicoli dei paesi degli appennini i cervi fanno festa e nel sud pontino le operaie impollinatrici rischiano di sparire.

A suonare l’allarme è la presidente del Parco Riviera di Ulisse, Carmela Cassetta, che riferisce come il fenomeno sia sembrato diventare particolarmente evidente nell’Area di Gianola e Monte di Scauri, dove è stato segnalato un presunto uso di diserbanti sul quale stanno procedendo con le opportune verifiche i Carabinieri Forestali e i Guardiaparco.

«Nelle ultime settimane – spiega la Cassetta – sono aumentate le segnalazioni da parte di apicultori relative alla diminuita capacità di sopravvivenza di interi alveari, già provati dalle bizzarrie climatiche degli ultimi anni».

Di emergenza api effettivamente si parla da tempo, anche se ci si aspetterebbe che, nelle zone protette, potessero riprodursi in santa pace, un po’ come sta accadendo allo zoo di Hong Kong con i panda giganti che, da quando non hanno più i visitatori tra le zampe si sono messi a fare l’amore h24 e non accadeva da dieci anni.

Invece la primavera è grama a queste latitudini per i poveri insetti – non per le zanzare in realtà, quelle sopravvivono a tutto – ed è appena il caso di ricordare l’indispensabile, fondamentale, irrinunciabile lavoro che svolgono le api.

«Le api – prosegue la Cassetta – sono fondamentali per l’ambiente e per l’uomo ed è sbagliato pensare a loro solo come produttrici di miele; sono le impollinatrici per eccellenza, e quasi esclusive, di ben 71 delle specie vegetali sulle 100 da cui traiamo la maggior parte dei nostri prodotti alimentari, direttamente consumati dall’uomo o usati come mangime negli allevamenti. La loro scomparsa, secondo gli esperti che negli anni hanno analizzato questa problematica, produrrebbe certamente una serie di effetti catastrofici a catena».

È triste, oltre che preoccupante, pensare che questi animali, protagonisti delle prime scoperte scientifiche alle scuole elementari, decantate per la precisione del loro assetto sociale, per la meraviglia delle loro perfettissime celle esagonali, produttrici di miele e di cera, oltre che di veleno con il quale si confezionano ottimi trattamenti anti età (si cita per sensibilizzare in tempi di digiuno forzato dalle cure nei centri estetici), è preoccupante, anzi devastante per non dire ignobile sapere che questi insetti stanno soffrendo nell’indifferenza più o meno generale.

«Non c’è più posto – conclude Cassetta – per chi pensa al territorio come qualcosa che gli appartenga, da sfruttare. Il terreno, più che coltivato, va tramandato. Stiamo tutti provando a cambiare modo di vivere e chi lavora o coltiva nel Parco deve poter farlo prima e meglio degli altri».