I racconti di Isa/ Il 25 aprile di noi che non abbiamo conosciuto guerra
25 Aprile 2020Ci sono generazioni che hanno fatto la storia, hanno fatto la guerra, hanno partecipato agli eventi. Altre che sono arrivate a ridosso di quella storia e ce l’hanno addosso con il suo carico di orgoglio, di amore, di odio ed altre più lontane che hanno ricordi di ricordi. In un filo di racconto che diluisce, Isabella Baratta è di questa ultima categoria, il suo è racconto di racconto, sentire di sentire. E’ quel che rimane di profondo sotto la polvere del tempo che alimenta l’indifferenza. La madre che aspetta il figlio al fronte alle porte del paese, e scruta la strada da consumare gli occhi, che è nonna di Isa che raccontando si fa degli stessi occhi della nonna. Non tornarono in 300 mila da quella guerra voluta da un dittatore, trecentomila vite, trecentomila storie e miliardi di lacrime. Questo scritto è civile, nel senso che testimonia un ricordo di umana comprensione del dolore contro la guerra. Una donna che ha occhi come un’aquila per scrutare non la preda ma il ritorno di chi ama più di ogni cosa, un figlio (l.g.)
Non ho vissuto la guerra ,per fortuna, ma me l’hanno raccontata. Mio nonno, Francesco, fu insignito di medaglie dopo la fine della prima guerra mondiale . Partì che aveva 16/17 anni . Era del ‘‘99, uno dei ragazzi del ’99. 1899 intendo ! E se la vide brutta , come tutti coloro che partono per il fronte senza sapere se faranno mai ritorno .
Mio padre , invece , la guerra l’ha vissuta da bambino. Dai 3 agli 8 anni, più o meno. Era l’ottavo di dieci figli. Suo fratello maggiore partì per il fronte .
Mi racconta che la nonna, da quel giorno, non rise più . Lui e i suoi fratelli , con la goliardia di bambini , la prendevano in giro dicendole che stava tornando , suo figlio adorato stava tornando a casa. Lei si metteva ad aspettarlo sul belvedere di Porta Romana , dove vivevano , e guardava giù per le Coste , con la speranza di vederlo arrivare.
Se chiudo gli occhi la immagino lì la mia nonnina. Quel giorno arrivò davvero e a lei tornò quel sorriso che aveva dimenticato da anni . Molti , tanti , troppi non tornarono. Lottarono fino alla fine per liberare il nostro paese da quei mostri che se l’erano preso. Lottarono per la libertà .
Non c’è lotta più giusta che per la libertà . È una lotta incessante . Qualsiasi libertà che ha oggi l’uomo è stata ottenuta combattendo l’oppressione. Dobbiamo ricordarci tutti che la libertà è un diritto di ognuno e chi combatte o ha combattuto per quel diritto, lo ha poi esteso a tutti. Il 25 aprile è rinascita . Quel giorno fondamentale della nostra storia che ha donato a tutti libertà , il regalo più prezioso che si possa ricevere
Isabella Baratta
Nella foto alcuni reduci setini, tra cui il nonno di Isabella, Francesco Baratta (l’uomo col cappello in mano e la sigaretta)


