Covid 19/ La condizione umana… pardon degli studenti universitari

Covid 19/ La condizione umana… pardon degli studenti universitari

26 Aprile 2020 0 Di Glenda Castrucci

Non credo personalmente che ci sia un livello di istruzione migliore o peggiore dell’altro, ma che siano tra di loro propedeutici e complementari, dunque non voglio immaginare che qualcheduno abbia pensato che l’Università, non essendo obbligatoria, meriti meno rispetto. Perché per chi è convinto che l’università sia una scelta si sbaglia: ci vogliono laureati, masterizzati e dottorati, se vogliamo un buon lavoro, altrimenti “No, grazie, torni quando ha conseguito la Laurea”. In questo periodo di Covid-19 però, in cui tutti si aiutano, gli studenti universitari non li aiuta nessuno.

Da febbraio a maggio, quasi per tutti, è prevista la sessione dedicata alle lezioni, che in questo momento, non potendo essere seguite in sede, dovrebbero svolgersi in via telematica. Alcuni professori di certe facoltà (e riporto quanto mi è stato detto), si rifiutano categoricamente di far lezione al pc, mantenendo però lo stesso programma di sempre e sfavorendo qualsiasi agevolazione. Quindi sostanzialmente questi professori sono in vacanza, belli e beati, ma comunque pagati.

Ma ciò su cui focalizzo la mia attenzione riguarda gli esami. È stato stabilito per noi studenti universitari, di eseguire gli esami di profitto per via telematica, sia per gli orali che per gli scritti, ma per far sì che ciò accada c’é bisogno di una strumentazione da hacker: smartphone, tablet, computer, applicazione per il QR code, applicazione di Google Meet, stanza con una sola entrata, sedia spalle al muro, scrivania chilometrica per posizionare il telefono in modo che si veda tutto ciò che c’è da vedere. Adesso, tralasciando il discorso privacy, che a parer mio è scorretto far vedere la propria stanza ad un professore, mettendo da parte le varie interferenze che durante l’esame si ascoltano (io stessa ho sostenuto un esame online), rendendo difficile la concentrazione, volendo ampliare la sostanza su altri fronti, a nessuno è venuto in mente che ci sono persone che non posseggono strumenti di alta tecnologia. A nessuno è venuto in mente che uno studente può avere uno smartphone del 2010 che non supporta determinate applicazioni. O semplicemente un computer ancora ben funzionante ma senza telecamera o microfono. E allo studente fuori sede che non ha il pc e utilizza il tablet con funzionalità ridotte. Alla famiglia che ha una connessione Wi-Fi lenta, magari perché abitando in campagna internet prende male. Ad uno studente che in difficoltà economica non può permettersi tecnologie costose. Perché uno studente che si trova in una di queste condizioni deve rinunciare ad un esame? Uno studente che ha la borsa di studio, uno studente laureando, uno studente lavoratore, uno studente che semplicemente vuole mantenere il passo con la carriera accademica. E’ classismo. E perché nonostante le ricche tasse che paghiamo all’università non siamo tutelati? Perché non semplificare il procedimento così che tutti gli studenti abbiano le stesse possibilità? Perché togliere il diritto ad un universitario di studiare, di seguire le proprie lezioni, di essere e fare lo studente? Vorrei ricevere una risposta soddisfacente, ma so che non arriverà mai. Noi la paghiamo la nostra istruzione. Siamo stati “liberi” di scegliere se proseguire gli studi oppure no, ma “liberi” poi davvero? No, non credo.

In un mondo fatto di utopia avremmo tutti gli stessi diritti, saremmo tutti importanti allo stesso modo, potremmo tutti studiare come ci va, e non saremmo costretti alla ricchezza per poter avere quello che ci spetta. Dicono che l’Italia sia il Paese degli ignoranti, e forse è anche vero, ma c’è chi in questo momento sta cercando di diventare migliore di ciò che è. L’istruzione è un diritto di tutti, e a tutti va garantito, forse per gli studenti universitari però non conta.

Un encomio va a tutte le ragazze ed i ragazzi che hanno conseguito la laurea online, che ce l’hanno fatta trionfando sul Covid-19, che pur essendo stati privati di poter vivere appieno il momento che ogni studente universitario aspetta con ansia, hanno indossato la corona d’alloro con un gran sorriso sulle labbra. E un pensiero va anche a chi, come me, arriverà tra poco a questo traguardo, con la consapevolezza che non sarà come se lo è sempre immaginato, ma va bene così.

Studiamo, studiate, sempre, e combattete affinché nessuno vi tolga il diritto di istruirvi, infirmarvi e soddisfare le vostre curiosità.

 

Nella foto un motto goliardico degli universitari del 1620