Caro Sallusti, quei ragazzi in divisa hanno studiato. Di Davide Lanfranco

Caro Sallusti, quei ragazzi in divisa hanno studiato. Di Davide Lanfranco

4 Maggio 2020 0 Di Fatto a Latina

Pubblichiamo la nota di Davide Lanfranco, segretario provinciale di Roma del sindacato degli uomini della Guardia di Finanza, SILF. Un interessante considerazione sui luoghi comuni che gli intellettuali italiani, Sallusti ne è la prova, hanno nei riguardi delle forze di polizia. Retorica di uno stucchevole politicamente corretto in cui cade anche chi, come Sallusti, si definisce fuori dal coro. Usando le parole di Davide Lanfranco lo stesso distacco che aveva Cadorna per i suoi soldati, lui fece “Caporetto”, i suoi soldati vinsero la guerra, ma con un altro generale. Buona lettura

 

Lo stereotipo malattia infantile dell’intellettuale.

 

Questa mattina, in una delle innumerevoli chat whats-app che ormai affollano il mio telefono per la disperazione della mia consorte,  mi è stato girato l’incipit di un editoriale di Alessandro Sallusti pubblicato su Il Giornale. Ho immaginato che fosse una legittima “tirata” contro i criticabilissimi DPCM del Presidente Conte e magari contenesse, per rendere più incisiva la critica, qualche “intemerata” contro gli avversari storici del giornalista , ovvero movimenti e partiti politici progressisti (che spesso onestamente se la pure meritano “l’intemerata”). Sulla “tirata” contro i provvedimenti governativi ci ho preso, mentre sono rimasto stupefatto dall’oggetto “dell’intemerata” ovvero gli appartenenti alle Forze dell’Ordine. Sentite cosa scrive Sallusti  ironizzando sulla definizione di congiunti presente nel Decreto del 26 aprile“ figuriamoci per i ragazzi delle forze dell’ordine che da domani , già traballanti sul congiuntivo, dovranno stabilire la verità sul congiunto raggiungibile a norma di legge”.  Gli appartenenti delle forze dell’ordine sono quindi per Sallusti deboli in italiano e sono ragazzi e quindi possono, con poca comprensione, applicare maldestramente le norme di legge. Tutto mi sarei aspettato, tranne che di vedere queste parole scritte sul giornale fondato da Montanelli. Al più me le sarei aspettate, forse, su qualche testata amata dai vituperati “radicl chic” o su qualche foglio di un movimento di estrema sinistra. Devo dire che però, come appartenete alla Forze dell’Ordine, non mi sento offeso da queste parole , anzi ringrazio Sallusti perché, con onestà (non so quanto volontaria) ha squarciato un velo d’ipocrisia ed ha permesso di capire che,al di là di delle posizione ideologiche, il ceto intellettuale  italiano è assolutamente  unito nell’uso degli stereotipi per la comprensione del mondo ed è molto lontano dalla realtà. Infatti  non percepisco nelle parole di Sallusti né cattiveria né disprezzo ma palese incomprensione che si manifesta in una visione paternalistica degli uomini e delle donne in divisa. Avrà sicuramente pensato : “ma guarda un po’ sti ragazzotti ignorantelli che cosa sono costretti a fare”. Mi permetto allora di apportare dei chiarimenti alla visione del Direttore, che sicuramente si è ormai pentito  della sortita. Gli appartenenti delle Forze dell’Ordine sono , da diversi anni, arruolati con titolo studio minimo che è il diploma, ma posso affermare,  che molti di noi si fregiano di una o più lauree. Non solo, ma, sorpresa delle sorprese,  proveniamo quasi tutti da famiglie borghesi che ci  hanno permesso oltre che di studiare, anche di avere una vita fatta di viaggi e conoscenze. Perciò il livello di “traballanza” sulla consecutio temporum non  credo sia diverso da quello del resto della popolazione italiana, giornalisti compresi; con questo, se ne va in cantina pure la versione dei poliziotti poveri figli di contadini cantata da Pasolini nella celebre “ Il PCI ai giovani”. Inoltre non siamo ragazzi (termine orribile da affibbiare a persone adulte e che ricorda il modo in cui gli afrikaners chiamavano Mandela ed i sui compagni vittime dell’apartheid) ma persone , purtroppo in gran parte, più vicini alla pensione che all’arruolamento (forse coetanei di Sallusti). Perciò se qualcuno di noi opera a “capocchia” sui DPCM non lo fa perché non comprende sintatticamente la norma, ma perché ò è un imbecille o perché la norma stessa è imbecille.

Suggerisco al Direttore per la prossima volta, se vuole informazioni di prima mano, di rivolgersi alle tante organizzazioni sindacali attive nel settore delle Forze dell’Ordine, a meno che non preferisca chiedere al Generale Cadorna che , a occhio e croce, oltre a non essere più tra noi, non è che sia stato molto amato dai “ragazzi” che ha guidato a Caporetto.

 

Davide Lanfranco (nella foto)

Coordinatore Provinciale SILF Roma