Carlo Fino e l’amore per quel teatro a Latina che hanno “ucciso” e senza funerale
17 Maggio 2020
Gestire la cultura nella città di Latina non è mai stato molto semplice, abbiamo avuto persone talentuose e continuiamo ad averle, ma quello che più è mancato, e continua a mancare, è una sinergia di intenti. Ognuno pare che vada per la propria strada, senza una meta ben definita. Però c’è stato un tempo dove Latina, la città giovane, pareva dovesse decollare, e questo grazie a un uomo di grande cultura e dalle indubbie capacità, quell’uomo era Carlo Fino.
Il teatro D’Annunzio di Latina si può dire che è stata una creatura di Carlo Fino, un uomo vulcanico con la passione per la cultura, ma soprattutto per il teatro. Era un amabile conversatore e quando incontravi una persona come lui, la cosa migliore era ascoltare, perché quando parlava c’era sempre qualcosa da apprendere.
Io l’ho conosciuto negli anni settanta, quando mio papà aprì una galleria d’arte sotto i portici che si chiamava “l’Approdo”. Era un suo caro amico ed erano accomunati dalla passione per l’arte, il cinema e appunto il teatro, ma devo dire, anche per le donne. Lo ricordo un bell’uomo, alto, sempre elegante, in giacca e cravatta, come gli intellettuali del tempo. Mica come quelli di oggi, in maglioncino o t-shirt.
Chi era Carlo Fino
Carlo Fino nasce a Littoria il 5 febbraio del 1937 da genitori campani, il papà Ettore è il segretario comunale e direttore dell’anagrafe di Littoria. Carlo passa l’infanzia dai salesiani, crescendo, scrive e recita per la compagnia dell’oratorio di san Marco. Studia ragioneria e dopo il diploma, si laurea a Urbino in giornalismo.

Carlo Fino in una recita al teatro dei preti di san Marco
Ancora molto giovane e già pubblica per qualche giornale locale ed è talmente talentuoso che viene chiamato anche in Rai per scrivere i titoli del Tg. Ma Carlo ha un difetto, quello di essere innamorato della sua città, così rinuncia a tante opportunità. Ormai è dipendente comunale, anche se continua a scrivere e occuparsi di teatro. Frequenta assiduamente Roma e entra in contatto con la realtà teatrale romana.
Vanta amicizie importanti, come Alberto Sordi, Michele Placido, Gigi Proietti e molti altri. Gigi Proietti riuscirà a portarlo a Latina, a recitare in piazza del Popolo e poi anche al cinema Giacomini, unico teatro della città, oltre a quello più piccolino dei preti di san Marco.
Quando il sindaco Nino Corona diede il via alla costruzione del teatro D’Annunzio, a Carlo non sembra vero. Lui che è un visionario, già immagina Latina proiettata a livello internazionale con quel nuovo teatro che sta prendendo forma. È talmente innamorato di questa idea che rinuncia pure a una collaborazione con Maurizio Costanzo, ma anche a delle proposte venute dall’estero e dal teatro di Parma.
Un Inesauribile ideatore
Nel 1977 nasce il “Premio Tascabile” gli ideatori della manifestazione letteraria sono Carlo Fino e Edoardo Castagnina, libraio storico di Latina. Il risalto mediatico è subito notevole e la manifestazione ha risalto nazionale. In tre anni passeranno per Latina i più importanti scrittori italiani, ma anche i politici, da Spadolini a Andreotti, per farsi fotografare in passerella. Poi in comune arrivano altri politici e assessori e il “Premio Tascabile” viene fermato. Ripartirà alcuni anni dopo, ma questa è un’altra storia.

“Premio Tascabile” da sx Piero Angela, un giornalista della Rai, Carlo Fino e Edoardo Castagnina.
Nel frattempo, finalmente, la seconda città del Lazio ha un teatro tutto suo. Il D’Annunzio è pronto. Ad inaugurarlo però non è Nino Corona che ha avviato i cantieri, ma il nuovo sindaco di Latina Delio Redi. Ora Carlo Fino può sbizzarrirsi, e addirittura a Latina, grazie a lui arriverà l’attrice Victoria Chaplin, figlia del grande Charlie Chaplin. Ma non sarà l’unica star a calcare il palcoscenico del D’Annunzio, Carlo ne porterà tantissime altre.
Oltre a organizzare il teatro, Carlo si dedica anche ad altro. Conosce una donna a Rimini con la quale ha una relazione, e negli anni novanta fonda e dirige una rivista d’arte nella riviera romagnola, che chiama “Praxis”.
La giornalista Maria Corsetti lo ricorda con profonda ammirazione:
“Ammiravo Carlo per quel suo amore viscerale che aveva per il teatro e ne era un profondissimo conoscitore. Le sue scelte erano sempre di grande qualità, a volte non capite o anche poco pubblicizzate, allora non c’erano i social, oggi sarebbe stato diverso. È riuscito a portare a Latina importanti personaggi internazionali, tra questi ricordo Leo Bassi, artista francese nato a New York, di origini italiane. E come non ricordare una sera di fine anni novanta, sul palco un testo, credo di Claudio Magris. A un certo punto va in scena un nudo maschile. Sgomento dei presenti. Lavoravo a Studio93 e nel radiogiornale riportai la notizia. E poi la rassegna ideata da lui “Sentieri d’ascolto” stagione puntata all’innovazione. Tra l’altro, al comune, non costarono nulla perché sovvenzionati dalla Regione. Sì, l’uscita di scena di Carlo Fino è stata una grandissima perdita per la città.”
Dopo la morte di mio padre Carlo passava spesso a trovarmi, anche solo per un incoraggiamento, e poi, inevitabilmente, facevamo lunghe chiacchierate e lui mi raccontava del teatro delle sue passioni… e delle sue avventure. Poi era andato in pensione, credo nel 2004 e non gli aveva giovato, perché ci sono persone che amano così tanto il proprio lavoro che non ne possono fare a meno. La pensione per Carlo era stata come una sorta di lenta agonia, terminata il 27 ottobre 2007.
Carlo Fino è stato un vulcano di idee, e quelli che lo hanno apprezzato e goduto di quegli straordinari spettacoli che lui ha regalato alla città, ne avvertono la mancanza. E chissà oggi cosa direbbe di quel teatro che ha tanto animato, vedendolo tristemente chiuso. Sono certo, che si tirerebbe su le maniche della giacca e ,senza fermarsi, si farebbe in quattro per riaprirlo e riportarlo ai fasti del suo tempo… e tutti noi ne saremmo felici.
D’altronde:
“Una città senza il teatro è una città incivile”
(Vincenzo Salemme).
Ringrazio Andrea Fino, Aldo Castagnina e Maria Corsetti, per la preziosa collaborazione.


