In ricordo di Falcone, io a Capaci ci sono passata. I brividi di Isabella

In ricordo di Falcone, io a Capaci ci sono passata. I brividi di Isabella

23 Maggio 2020 0 Di Fatto a Latina

« Ma il fatto è, mio caro amico, che l’Italia è un così felice Paese che quando si cominciano a combattere le mafie vernacole vuol dire che già se ne è stabilita una in lingua… Ho visto qualcosa di simile quarant’anni fa: ed è vero che un fatto, nella grande e nella piccola storia, se si ripete ha carattere di farsa, mentre nel primo verificarsi è tragedia; ma io sono ugualmente inquieto».

Leonardo Sciascia

 

INCIPIT

Confesso, non sono capace di scrivere di mafia, trovo rumore tante lezioni cche un mondo pedagogico fornisce ogni giorno. Sono nato in un posto dove ciascuno aveva il suo coltello e non cercava protezione. Poi ricrdo cosa dicevano di Giovanni Falcone i “giusti”, quando lavorava con il socialista ministro Claudio Martelli. Le parole infami di Leoluca Orlando, le critiche di una sinistra sempre senza dubbi che sa sempre la cosa giusta ma non si interroga mai sulla cosa possibile. Giovanni Falcone era un magistrato che la sua prassi antimafia era efficace ha trovato conferma, purtroppo, con una bomba. C’è chi parla e chi fa, c’è chi spiega e chi  indaga. La storia non ha una linea netta che fa di tutto lo stesso, ma fa le differenze. Falcone era un magistrato che sapeva fare il suo mestiere e non parlava del mestiere degli altri. MI ha mandato un suo ricordo di Falcone, Isabella Baratta, lo pubblico nella sua forza non retorica, nella sua pulizia i non voler intestarsi battaglie ma di dire dei sentimenti. Un ricordo pulito in una storia in cui troppi non lo sono stati (L.G.)

I BRIVIDI DI ISABELLA

I brividi , ho avuto i brividi quando sono passata in macchina proprio lì , dove c’è stata la strage di Capaci . La pelle d’oca quando ho visto l’alta stele con tutti i nomi delle vittime . E poi un silenzio , un silenzio assordante . Stavo “passando sulla storia” , sulla coscienza di molti e sulle anime di pochi che , invece, quella coscienza ce l’avevano pulita . Ho avuto anche paura. Per un attimo ho pensato che quella strada potesse saltare in aria anche al mio passaggio .

Perché la paura è così , ti fa immedesimare in qualcosa che magari manco ti riguarda ma la rivivi sulla tua pelle. Raro , rarissimo trovare una foto di Giovanni Falcone nella quale non sorrida . Mi sono sempre chiesta come facesse , come facesse a sorridere lui che lavorava contro la delinquenza, il terrore , la violenza . Probabilmente quel sorriso gli dava la forza per non arrendersi . In un’ intervista lessi che a chi gli disse che forse fumava troppo , lui rispose che non sarebbe di certo morto per quello. Aveva consapevolezza Giovanni Falcone . Ne ha subite tante in vita , davvero troppe sconfitte , proprio lui che aveva la stoffa del vincitore . È stato oggetto di giochi di potere . È stato strumentalizzato , invidiato , ostacolato dai suoi stessi colleghi . Lui che aveva scelto la legalità . Lui che da bambino giocava all’oratorio insieme a Borsellino e a molti altri che sarebbero diventati boss malavitosi .

Lui che ha preso la strada giusta ma che poi era quella “sbagliata”. Per me è stato sempre un esempio. Ero ancora adolescente quando lessi “Cose di cosa nostra” , il suo libro . Una sua frase , tra quelle pagine, mi è rimasta alla memoria : “ la mafia fa da stato dove lo stato non arriva”. E oggi ? Lo stato dove arriva ? … Voglio chiudere con un suo pensiero , quello di un uomo libero ma “imprigionato” dalla sua libertà , quella libertà che avrebbe voluto dare a tutti . “”Gli uomini passano , le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini “ .

Isabella Baratta