Francesco “Ciccio” Pacifico, tra letteratura e surgelati

Francesco “Ciccio” Pacifico, tra letteratura e surgelati

31 Maggio 2020 3 Di Emilio Andreoli

A Latina ci sono stati uomini geniali che, nel dopoguerra, hanno avuto l’occasione di mettere a frutto la loro genialità. Si parla e si scrive sempre troppo poco, o addirittura niente, di queste persone che hanno fatto la storia di Latina, ma piano piano le racconterò tutte. Quella che sto per raccontarvi però, la sento particolarmente per ragioni d’affetto… Questa è la storia di “Ciccio” Pacifico, il suo vero nome però era Francesco, ma tutti lo chiamavano Ciccio.

Erano i primi anni ottanta, quando iniziai a frequentare una ragazza di nome Emilia, ed ebbi così la fortuna di conoscere il papà, Ciccio Pacifico. Scoprii una persona di grande cultura e di un’educazione fuori dal comune. Rimasi colpito dalla sua umiltà, aveva un viso sereno che infondeva sicurezza, dietro quel sorriso appena accennato.

 

La storia di Ciccio Pacifico

Ciccio Pacifico nasce a Maddaloni in provincia di Caserta il 13 settembre del 1928, è il primo di otto figli. Il papà Michele e la mamma Angela, avendo una famiglia così numerosa, riescono ad avere a Littoria un appartamento alle case popolari, al terzo lotto del quartiere Nicolosi.

Michele per sfamare la famiglia vende il pesce su un carrettino in giro per la città. Non ha molta voglia di lavorare e si porta dietro il figlio, più grande, per farsi dare una mano. Ciccio quindi non ha la possibilità neanche di fare le elementari. La mattina si alza all’alba e con il padre va a comprare il pesce, appena pescato, a Terracina.

Da sx Adolfo e Ciccio Pacifico, Gabriella moglie di Adolfo e in fondo la mamma Angela nel loro banco al mercato coperto di Latina

La vita è dura per Ciccio, ma lui vuole migliorarsi anche culturalmente e, appena finita la guerra, si iscrive alla scuola serale, dove si innamora della sua giovanissima maestra, Lina. Nel 1946 nasce il loro primo figlio che chiamano Michele, ma poi tutti lo chiameranno Lillino, poi nascerà Angela e infine Emilia. Nel frattempo apre la sua prima attività, un banchetto di pesce fresco vicino la fontanella di piazza Dante, ma appena costruiscono l’edificio che ospita il mercato lì di fronte, ci si trasferisce.

Nel poco tempo libero va a trovare un suo amico, Gino il calzolaio, nella piazzetta delle case popolari. Gino non ha studiato nemmeno lui, ma ha una passione per la letteratura, soprattutto per i grandi classici e legge in continuazione. Trasferisce questa sua passione anche al suo amico Ciccio, che così comincia a leggere Dostoevkij, Marx, Victor Hugo e tanti altri grandi classici della letteratura mondiale.

 

Dal pesce fresco ai surgelati

L’attività va molto bene, ma Ciccio, come tutti i grandi personaggi, immagina il futuro, vede i fatti prima che accadranno e lo fa prima degli altri. Apre una piccola cella frigorifera in via Filippo Corridoni, alle case popolari, dove surgela il pesce fresco. Ma dopo poco tempo lo spazio non basta più e allora, nel 1965, apre in via dell’Agora diverse celle frigorifere molto più grandi.

Però Ciccio pensa ancora più in grande, acquista dei terreni a Tor Tre Ponti, ai margini della strada statale Appia e inizia a costruire dei grandi capannoni per la lavorazione del pesce surgelato. Nel 1973 inaugura il suo grande stabilimento, è uno dei primi nel Lazio e anche d’Italia. Acquista il pesce fresco ad Anzio, dai pescherecci di Tontini e Falaschetti.

L’azienda è in forte espansione e i suoi prodotti vengono consegnati in tutta Italia. Ma Ciccio Pacifico è così avanti che capisce che la gente vuole comprare in maniera diversa, vuole un comodo parcheggio e prezzi altamente concorrenziali, e allora alla fine degli anni settanta, in uno dei suoi capannoni, apre un supermercato, forse il primo nel Lazio. Ed è un successo incredibile, il sabato è una ressa continua. I clienti arrivano da tutte le parti, da Latina, dai paesi dei monti Lepini, ma anche dal sud del Lazio e addirittura qualche cliente pure dalla provincia di Caserta.

Nonostante tutto, lui continua a svegliarsi alle quattro del mattino e alle cinque è già in azienda, al lavoro. Oltre alla lettura, l’unico svago è andare qualche volta allo stadio a vedere la partita del Latina. insomma una vita dedicata al lavoro e alla famiglia, ma al destino frega poco di come hai vissuto e cosa hai fatto nella vita… in un giorno di maggio, all’inizio del nuovo secolo, Ciccio casca accidentalmente dalle scale, dentro casa sua, e va in coma. Muore un mese dopo, senza mai uscire dal coma, il 12 giugno del 2000.

 

Ciccio Pacifico aveva la quinta elementare e veniva dalle case popolari, come mio padre e come tanti altri di quel periodo. Però alcuni di loro erano dotati di una intelligenza straordinaria e sono riusciti a fare la storia della nostra città. Certo inizialmente non erano istruiti, ma poi con una forza eccezionale l’istruzione, l’hanno conseguita sul campo di battaglia, studiando la vita.

Mi è rimasto un profondo affetto per la famiglia Pacifico che ho frequentato, quando ero ragazzo, per oltre tre anni. Ricordo che all’inizio avevo un po’ di soggezione per quell’uomo alto con la voce un po’ rauca, e che non riuscivo mai a incontrare perché quando la sera chiudevo il negozio, e andavo da Emilia, lui era già a letto che leggeva. Poi, quando ci siamo presentati, ho scoperto la persona speciale che vi ho appena raccontato.

Un’ultima cosa, e non di poco conto, se oggi mangio pesce lo devo anche a lui, perché quando pranzavamo insieme mi diceva sempre delle proprietà benefiche di quell’alimento che viene dal mare, e che lui ne aveva fatto una ragione di vita.

Ringrazio Emilia e Angela Pacifico per avermi dato la possibilità di raccontare del loro grande papà. E un pensiero va anche al loro fratello Lillino, molto conosciuto tra i ragazzi della dolce vita di Latina, scomparso un po’ di anni fa, a cui prima o poi dedicherò un articolo.