Infermiere saltano la fila al market, i clienti insorgono. Già dimenticati gli eroi covid

Infermiere saltano la fila al market, i clienti insorgono. Già dimenticati gli eroi covid

9 Giugno 2020 0 Di Fatto a Latina

“ A marzià, te scansi? “ è una delle frasi conclusive di un famoso racconto di Ennio Flaiano “Un marziano a Roma”. La storia breve ma altamente istruttiva è quella di un abitante del pianeta Marte, Kunt, che atterra a Villa Borghese. Inizialmente Kunt è oggetto di interesse ed anche di adulazione da parte del mondo dei media e dei cittadini, poi, col passare del tempo, i romani stanchi della sua presenza, iniziano ad ignoralo per arrivare infine ad irriderlo, costringendolo a tornare sconsolato sul suo pianeta. La celebre battuta “ A marzià, te scansi?’” è pronunciata all’aeroporto di Roma dai fotografi che fino a qualche tempo prima facevano a gara per immortalare Kunt, e poi, erano solo interessati all’arrivo di una diva del Cinema.
Il racconto, la cui morale è valida anche oggi, è emblematico delle modalità con cui i media e la popolazione trattino certe figure e certe realtà, passando dall’interesse spasmodico e dai toni esasperatamente retorici al disinteresse, se non al fastidio, quando le “notizie” diventano altre. Mi è capitato di ripensare al Marziano di Ennio Flaiano proprio l’altro ieri, di fronte ad un supermercato del centro. Mentre attendevo in fila e mascherinato il mio turno per entrare all’interno dell’attività commerciale, sono arrivate trafelate due giovani infermiere in abiti da lavoro che hanno chiesto alla
guardia che gestiva il flusso dei clienti, di poter entrare dentro prima degli altri in fila, perché avrebbero dovuto prendere servizio all’ospedale cittadino. La guardia, dopo regolare misurazione pistolera della temperatura delle due ragazze, ha acconsentito all’ingresso privilegiato, credo anche in rispetto di una qualche disposizione della direzione del supermercato.
Non lo avesse mai fatto.

Dopo l’avvenuto ingresso si è scatenata la canea della protesta da parte indignati “scavalcati” : “ Eh ma non è giusto” “Fateci vedere dove sta scritto che debbano passare in avanti” “ Vabbè che fanno sto lavoro,
ma mica tutti rischiano la vita, molti di loro sono imboscati” “ Che poi gli stanno pagando tutti gli straordinari e l’indennità Covid, potrebbero pure farsela portare a casa la spesa”. Ho avuto in quel frangente la ragionevole certezza che i buoni cittadini si siano già stancati dei “nostri eroi in camice bianco e dei nostri angeli della terapia intensiva”.
Come al solito, pure con la pandemia, è emersa la nostra parte umorale e latina capace di elettrizzarsi oltre
il dovuto rispetto certe situazioni (soprattutto quando c’è un bombardamento mediatico) ma pronta a
tornare alle meschinità individuali quando passa l’emozione.

Per carità anche io sono desideroso di normalità e credo lo siano pure molti dottori ed infermieri, però ,anche in questo caso, un atteggiamento più razionale avrebbe aiutato ad evitare di passare da un estremo all’altro in un tempo così rapido.
Che poi a vederla tutta , qualcuno a cui dire che te scansi a mio mio avviso ci sarebbe pure. Lo dico con enorme rispetto per chi fa ricerca scientifica e senza strizzare l’occhio a nessuna boiata no-vax ma, per esempio, a me hanno stancato tutti i virologi ed epidemiologi che hanno imperversato sui giornali e televisioni nelle ultime settimane. Gli stessi che , capendoci poco, sono passati dal “non arriverà mai qui in Italia” al “chiudetevi tutti dentro casa”, dal “è poco più di un raffreddore” al “distanziamento sociale da attuare ad ogni costo”, dal “le mascherine servono solo ai medici” al “mascherine obbligatorie sempre”.
Gli stessi che hanno scritto libri (non era il caso di aspettare di avere un quadro più chiaro della materia?), si sono lasciati andare a considerazioni di carattere economico e sociologico sul mondo di domani ( con tutto il rispetto un virologo che diavolo ne dovrebbe capire di mercati finanziari ed economia?), hanno preso decisioni dure sulla libertà dei cittadini al posto di una politica ancora una volta debole e pavida, sono diventati presenze fisse televisive giorno e notte (a quando il primo virologo al Grande Fratello?). So benissimo che, per fortuna, la grande maggioranza di loro sta lavorando bene ed in silenzio, ma i virologi presenzialisti da TV non li reggo più; agli atri invece va ancora il mio rispetto convinto, così come a medici ed infermieri.
In particolare a queste ultime due categorie, ora che i media li stanno per dimenticare e che per una parte degli italiani stanno per diventare, forse, un fastidio, io, che non li ho mitizzati ne incensati durante l’emergenza, mi sento si rivolgere loro un convinto e grandissimo grazie e di augurargli un mondo di bene.

Davide FacilePenna