Latina e quel mondiale del 1982  quando eravamo Spillo e Bruno Conti

Latina e quel mondiale del 1982 quando eravamo Spillo e Bruno Conti

26 Luglio 2020 0 Di Emilio Andreoli

Ci sono date, per chi le ha vissute, che non si potranno mai dimenticare, tra queste c’è senza dubbio l’11 luglio 1982, quando la nazionale di calcio italiana vinse il mondiale in Spagna. In tutta Italia ci fu un’esplosione di gioia e Latina non fece eccezioni, anzi, quel mondiale nella nostra città venne sentito in maniera particolare, perché due giocatori di quella fantastica nazionale avevano iniziato la loro carriera proprio qui  a Latina. I due giocatori erano Bruno Conti e Alessandro Altobelli, e io vi racconterò qualcosa di loro e di quei giorni vissuti, colmi di felicità.

 Ero sotto i portici la sera di quella storica finale mondiale del 1982, mio padre, come sempre, aveva messo i televisori fuori il negozio per far vedere la partita agli amici e a chi non aveva la possibilità di vederla a casa. Eravamo tanti, perché nelle partite precedenti si erano aggiunte sempre più persone, tra cui anche alcuni profughi dell’est, e quindi: posto che vince non si cambia.

Eppure quel mondiale non era iniziato molto bene per la nostra Nazionale. Tre pareggi, con Polonia, Perù e Camerun, solo due gol all’attivo, ma che alla fine consentirono di passare il turno per differenza reti. Nonostante tutto a Latina si festeggiava anche per i pareggi. Tutti in strada a far casino con i clacson, bandiere e trombette.

Tra i più scalmanati, il gestore del bar Viennese, Gino Di Sessa a cui avevo venduto un impianto stereo da paura, come si dice dalle nostre parti, per la sua nuova macchina. Era una fiammante Alfetta 2000, grigia metallizzata. La parcheggiava ogni mattina davanti al suo bar, in corso della Repubblica angolo via Cialdini, apriva gli sportelli e dal potente stereo uscivano le note dell’inno nazionale, già da fine maggio. Aveva registrato un nastro e con l’autoreverse in continuazione ascoltavamo “Fratelli d’Italia” in tutta la via. Tanto che il preside delle magistrali, che stavano al Palazzo M, lo chiamò una mattina e gli disse:

A Gine’ ci fai fare almeno mezzora di lezione?” E Gino spegneva per un po’, ma poi riattaccava con la musica, fu così per tutta la durata di quel mondiale.

Passato il turno, con tantissima sofferenza e con un culo pazzesco , il 29 giugno al girone eliminatorio ci capitò l’Argentina del giovanissimo Diego Armando Maradona e del fortissimo difensore Daniel Passarella. Partita difficile, ma l’Italia si stava sbloccando e le scelte stavano dando ragione all’allenatore Enzo Bearzot, molto criticato dalla stampa sportiva italiana per aver portato Paolo Rossi in Nazionale, che era stato fermo due anni per il calcio scommesse, al posto del capocannoniere romanista Roberto Pruzzo. Il risultato finale: 2-1 per l’Italia.

A Latina il dopo partita fu un’apoteosi, cominciammo tutti a crederci anche perché avevamo visto a tratti un bel gioco di squadra. La prova del nove arrivò con la partita successiva, con la squadra più temibile di quel mondiale, il Brasile. Era il 5 luglio, ricordo che si giocò di pomeriggio. Latina era pronta ad esplodere, Gino, dopo averci perseguitato tutta la mattinata con l’inno di Mameli, mise un cartello nel suo Bar “Chiuso per mondiale”.

Latina e Bruno Conti

Fu una delle più belle partite che io abbia mai visto, ed emozioni così non le ho più provate per un incontro di calcio. Alla fine della partita piansi di gioia, avevamo vinto 3-2, Paolo Rossi si era sbloccato facendo una tripletta e uno dei migliori giocatori era stato Bruno Conti che aveva giocato da vero carioca, e fatto impazzire i giocatori brasiliani che non erano riusciti a marcarlo.

Bruno Conti e Paulo Roberto Falcao nella partita storica Italia Brasile nel mondiale 1982                (foto da il quotidiano “il Romanista”)

Bruno Conti, nato a Nettuno, aveva iniziato la sua carriera di calciatore nel Cos Latina, la squadra che giocava nel campo dell’oratorio san Marco, ed era stato proprio lì che degli osservatori della Roma lo avevano notato. E pensare che era fortissimo anche nel baseball, e solo per il diniego del padre non si trasferì negli USA in una squadra americana.

Battuto il Brasile dei fortissimi Zico, Falcao e Socrates, in semifinale ce la dovemmo vedere con l’arcigna Polonia, con la quale avevamo già giocato e pareggiato al primo turno. Ma Paolo Rossi, ormai sbloccato e caricatissimo dopo i tre gol rifilati al Brasile, ne fece altri due e la partita finì 2-0. Eravamo in finale contro l’acerrima nemica Germania. Neanche i titoli benevoli dei quotidiani sportivi fece desistere Bearzot, insieme e tutta la squadra, dal silenzio stampa. Unico autorizzato a comunicare con i giornalisti era il portiere Dino Zoff.

Latina era tutto un tricolore in attesa della finalissima con la Germania. Eravamo tutti euforici quel caldo luglio del 1982, anche chi non si era mai interessato di calcio. Tutti parlavano di quella Nazionale, anche le signore anziane dicevano la loro e si arrabbiavano pure quando l’arbitro fischiava i fuori gioco, regola più difficile da far capire a chi di calcio non ne sa nulla.

Insomma, tutta Latina fremeva e Gino continuava, dalla sua Alfetta, a pompare l’inno nazionale a tutto volume, alternandolo con qualche canzone napoletana tipo “O sole mio” data la sua origine campana. Anche sotto il portico era tutto pronto, televisori fuori e sedie tutte allineate in prima, seconda e terza fila. Quell’11 luglio, più o meno, eravamo una cinquantina di persone.

 

Latina e Alessandro “Spillo” Altobelli

Antonio Cabrini ha sbagliato un rigore al 7° del primo tempo e non è certo di buon auspicio, ma al 7° della ripresa Paolo Rossi, ancora lui, segna il gol del vantaggio, i tedeschi sono in bambola e dopo solo dodici minuti l’Italia raddoppia con Marco Tardelli, e il suo urlo di gioia entrerà nella storia. Ma è all’81° che la città esplode di felicità, come anche il Presidente della Repubblica Sandro Pertini che grida: “Non ci prendono più”.

“Spillo” Alessandro Altobelli quando militava nella squadra del Latina 1972 -1974

A segnare è un ragazzo nato a Sonnino e ha giocato per due stagioni con il Latina agli inizi della sua carriera e dove gli hanno affibbiato il soprannome “Spillo” per la sua magrezza, è Alessandro Altobelli. Alla faccia di Stielike il giocatore più antipatico dei tedeschi. A nulla varrà il gol della bandiera di Breitner.

Al triplice fischio di fine partita e al triplice “Campioni del mondo” del grande Nando Martellini Latina divenne una baraonda, bagni nelle piazze, macchine strombazzanti, baci mozzafiato con ragazze mai conosciute… per tutta la notte tanta felicità. Dopo quarantaquattro anni l’Italia aveva vinto un mondiale e noi eravamo testimoni del tempo.

Ah dimenticavo: Gino Di Sessa quella notte aprì il bar e offrì da bere a tutti, ma mica acqua minerale… fece scorrere fiumi di prosecco, fino a prosciugare tutta la sua cantina, e dalla sua Alfetta uscirono le note dell’inno di Mameli per l’ultima volta. Già da tanti anni Gino non ha più il bar Viennese, ora lo potete trovare a borgo Sabotino al Reby bar, un po’ ingrassato, ma è rimasto lo stesso personaggio, il cazzarone di sempre.

Anche nel 2006 l’Italia vinse il mondiale, ma la gioia, almeno per me, non fu la stessa. Io posso dire che nel 1982 c’ero e sono stato felice di esserci, e a modo mio ve l’ho raccontata.

Foto di copertina: festeggiamenti a Latina dopo Italia Brasile, dall’archivio del gruppo Facebook “Sei di Latina se la ami”.