Racconti dell’afa, quelli che “viaggiano” sulla spiaggia: i passeggianti

Racconti dell’afa, quelli che “viaggiano” sulla spiaggia: i passeggianti

26 Luglio 2020 0 Di Lidano Grassucci

Da piccolo andavo, la domenica mattina, a vedere le partite di categorie che, forse, manco erano la terza all’anfiteatro di Sezze. Rimanevo ad osservare più che la partita dove la parte spettacolare tecnica era sostituita da “stocchismo” di buona volontà, gli spettatori. Lì, ora l’hanno distrutta, la tribuna era lunga tutta la “corsa” del campo da gioco e gli spettatori seguivano l’azione non con gli occhi, ma letteralmente, camminandoci accanto. Io cercavo di immaginare cosa pensavano in quell’andare e tornare lungo 90 minuti. Instancabili.

Ora quel passeggiare l’ho ritrovato al mare, lo il campo da gioco è l’acqua con la sia risacca e gli spettatori camminanti iniziano la loro “avventura” in quel filo di spiaggia dove ogni tanto osa l’onda quando non  è stanca. Camminano camminatori quasi sempre seri, ma di mille colori e di mille passi e ciascuno va per la sua strada che costeggia il mare.

I ragazzi hanno quasi sempre lo zaino per “conquistare” posti dove poter giocare e un poco non farsi guardare per scoprire come è bello essere grandi. Le ragazze guardano sempre se sono guardate, le signore guardano chi prende il sole. Qualcuna con la borsa cerca conchiglie e sassi levigati dal mare. Gli uomini vanno, dimessi dal tempo,  a mostrare improbabili fisici di sirenetti che non sono mai stati.

C’è la famiglia che si riconosce: il papà tira diritto, la mamma gli parla fitto e dietro arriva lei in miniatura ma con il piglio già eguale all’originale.

I bambini sono solo confusione e non passano al passo, ma stazionano alle buche. Ci sono poi i ragazzi che erano arrivati adolescenti all’inizio del viaggio ed ora si scoprono belli e lo vogliono mostrare facendo passi per poter schizzare l’acqua e quindi doversi scusare con donne fatte a cui viene da sorridere.

Sullo sfondo la maga Circe, in mezzo i mille viaggiatori senza meta è un “mondi itinerante”. Gli uomini fatti parlano seri sono i loro borselli, i marsupi che non li aiutano ed è palese l’ordine ricevuto di “vai a prendere il gelato per il bambino”, ma nel cammino si sentono Alain Delon. 

E non ultimo ma da ultimare il piacere tutto al femminile del cappello da indossare per questo percorso, cappelli di ogni foggia. Panama che fa la signora di un fascino decisi, quello a falde larghe che la divizza come fossimo in un film muto, quello con la visiera che fa intraprendenza giovanile.

Poi c’è chi sta con i pensieri suoi, è lì ma altrove immagina di stare, chi guarda questo mare e ne vede un altro da scoprire conquistare. Viaggiatrici viaggianti nel mare della fantasia che fa di contadini stanchi audaci marinai.

E camminano con lo stesso moto del mare, senza fermarsi mai. Esiste una spiaggia in movimento dove non si parla di mare ed anche questo è mare.

 

Foto: Cristina Kitty D’Alessio