Sedie con le ruote, utili al contrario

Sedie con le ruote, utili al contrario

29 Luglio 2020 0 Di Maria Corsetti

La mia maestra delle elementari, Lina Agnoni – che per i coresi è un marchio di fabbrica –, aveva stilato un listino di multe, consistenti in compiti supplementari a casa, per chi, alzandosi dal banco, avesse fatto rumore. Vietato ogni trascinamento di sedia, bandita ogni esuberanza che producesse fracasso. Metodi non esattamente moderni per insegnare anche la buona educazione, ma eravamo all’inizio degli anni ’70 sui Monti Lepini. Tutt’oggi rimango sconcertata quando qualcuno si alza con poca eleganza da tavola.

La mia professoressa di matematica del liceo, Luciana Del Vecchio, un giorno stava uscendo dall’aula quando tornò sui suoi passi perché si era accorta dei miei bermuda. Bermuda di quaranta anni fa, che rigorosamente coprivano in ginocchio, ma che, quando ti sedevi, si alzavano un po’. La professoressa Del Vecchio mi fece notare che non era un modo consono di presentarsi a scuola. La lezione mi è valsa per qualsiasi ambiente di lavoro io abbia affrontato in futuro.

No, non parlerò dei cambiamenti epocali, dei rimproveri di cui una volta non avresti mai riferito ai genitori, per i quali la soglia della scuola era un limite invalicabile all’interno della quale venivano spogliati di ogni sovranità e coinvolti solo in casi gravissimi.

Il mondo è cambiato e tanto. La scuola non poteva fare eccezione.

Parlerò invece delle sedie con le ruote, che tanto ci avrebbero facilitato la vita in quarta elementare anche se, mi sembra di capire, l’innovazione è destinata solo agli studenti delle superiori.

A che servono? A favorire il distanziamento sociale. Dicono. Praticamente per spostare più velocemente le sedute senza fare troppo baccano. Bastava reclutare gli ex alunni della maestra Lina Agnoni come formatori e i banchi tradizionali sarebbero andati benissimo.

La realtà è che, girovagando un po’ su internet, ci si rende conto che queste sedie sono state pensate per realizzare esattamente il fine opposto: cioè per favorire il lavoro di gruppo, cambiando la disposizione degli studenti nel giro di trenta secondi.

La critica più feroce? Come fanno gli studenti del Liceo Classico con il voluminoso vocabolario di greco. Basandomi sulla mia esperienza posso serenamente affermare che quando devi affrontare una versione di greco, il problema non è dove mettere il Rocci.

Ma i ragazzi di oggi useranno queste sedute come macchinette a scontro. I ragazzi di ieri avrebbero fatto peggio (magari se poi la sedia si rompeva volando per una rampa di scale con inquilino e masserizie ancora posizionati sopra, si sarebbero dati da fare per sistemarla, questo sì. Senza telefonini sarebbero riusciti a contattare i colleghi del professionale, più abili in questo genere di lavori, li avrebbero fatti entrare con la stessa facilità con cui d’altra parte quelli erano usciti dalla loro scuola, mentre qualcun altro si incaricava di andare in ferramenta ad acquistare il necessario per le riparazioni. Oggi tutto questo non sarebbe possibile. Non che allora fosse consentito, ma era meglio accomodare un danno prima che fosse scoperto).

Il problema non sono le sedie, ma le strutture, vecchie, fatiscenti, inadeguate. Vero. Negli anni ’70 si costruiva una scuola al giorno e per l’epoca erano anche all’avanguardia. È passato mezzo secolo, i segni del tempo si fanno sentire. Ci vorrebbe coraggio per restaurare certi immobili a furia di colpi di ruspa e ricostruire a norma. Eppure non basterebbe a sanare quel corto circuito per il quale se un ragazzo chiede di andare in bagno e, correndo in corridoio, cade e si fa male la colpa è del docente che sta in classe. Lo stesso docente che verrebbe accusato se impedisse al ragazzo di andare in bagno. La soluzione: una polizza infortuni professionali e passa la paura.

Mancano poco più di sei settimane al 14 settembre, data fatale della riapertura delle scuole. Non che non sia un problema, ma, mi permetto di dire, il Covid non è il problema. È un problema in più.

Forse gli studenti saranno più disciplinati e le famiglie più attente alla loro disciplina perché stare correttamente seduti al proprio posto equivale anche a tutelare la propria salute. L’ora della ricreazione non sarà una bolgia catartica, ma un intervallo ordinato. Forse i trasporti dovranno fare i conti con la situazione mondiale e consentire a studenti e docenti viaggi più civili e non incubi sovraffollati. Forse si tornerà ai doppi turni, forse metà classe in classe e l’altra metà collegata via internet. Le piattaforme? Quella non tutela la privacy (in un mondo in cui si mette anche l’ecografia del nascituro su Facebook), quell’altra si aggira facilmente così lo studente può dormire facendo finta che sia collegato, quell’altra ancora ha sicuramente un altro problema.

Le sedie? Sono l’ultimo problema, come dove mettere il Rocci durante la versione di greco.

Le sedie con le ruote? Non sono la soluzione di nessun problema, però un po’ di colore e sentore di nuovo in classi decrepite male non ci sta.

Certezze? L’unica certezza è che anche un solo contagio in una sola scuola italiana porterà a soluzioni drastiche.

 

Foto di copertina: dalla pagina Facebook dell’ IISS E.Majorana di Brindisi