Italiani, popolo di guardoni ipocriti e paurosi: il caso Zaniolo e Golda Meir

Italiani, popolo di guardoni ipocriti e paurosi: il caso Zaniolo e Golda Meir

1 Agosto 2020 0 Di Fatto a Latina

Sui quotidiani e nei social networks imperversa, da qualche giorno, una polemica che definire ridicola è fin troppo generoso. Riguarda un giovane calciatore della Roma, Niccolò Zaniolo.
Per i non appassionati dello sport pallonaro l’attaccante Zaniolo è riconosciuto, unanimemente, come una delle promesse dello calcio italiano. Nonostante la giovane età viene considerato elemento insostituibile della “rosa romanista” e se mai dovesse essere ceduto ad altra squadra, avverrà in cambio di un bel po’ di milioni di euro (non è da escludere se accadesse, una rivolta dei tifosi giallorossi).
Niccolò però, ha commesso qualche giorno fa, un errore imperdonabile per molti nostri connazionali.
Dopo un infortunio molto grave, che lo ha tenuto fuori dai campi di gioco per mesi e dopo aver subito come tutti noi il periodo di clausura causa Covid19, ha osato fare quello che fanno tutti i ragazzi della sua età.
Ha osato svagarsi. E’ andato con la sua ragazza in un locale romano ed, orrore, ha fatto qualche tiro dalla sigaretta passatagli dalla fidanzata.
Come se non bastasse, orrore degli orrori, senza indossare la mascherina. Purtroppo per lui il fatto è stato ripreso dal solito video-amatore munito di I-Phone, che ha subito divulgato in rete le immagini dell’abominio.
Su Zaniolo, tranne una parte di tifosi capitolini, sono piovuti attacchi e critiche di ogni genere, costringendolo ad un difesa ufficiale.
E’ un episodio di cui, oggettivamente, sarebbe il caso di non parlare, vista la banalità, ma lo voglio fare perché credo sia esplicativo di cosa siamo diventati noi italiani negli ultimi tempi.
Sostanzialmente siamo diventati un popolo di guardoni, ipocriti e paurosi. Guardoni in quanto passiamo gran parte del nostro tempo a controllare gli altri, meglio se trattasi di V.I.P., sperando che commettano un errore o siano in difficoltà, per aggredirli dalle nostre tastiere infuocate ( dobbiamo essere sempre tutti salutisti, puri, ecologici, tolleranti e mascherinati ).
Ipocriti in quanto sempre pronti a censurare i comportamenti altrui, mentre siamo disponibilissimi a soprassedere se quei comportamenti li poniamo in essere noi o i nostri cari (tipo pretendere che vada a processo un politico nostro avversario ma non chi ha preso con lui la decisione se è ora nostro alleato).
Paurosi perché intimoriti da un virus che ci ha reso, o ci ha fatto scoprire, schizzo-frenici e paranoici (si vedono persone che da sole in bicicletta sul lungomare indossano la mascherina) ed ha rivelato quanto sia grande la nostra paura della morte (e quanto sia debole la fede che dovrebbe in molti di noi affievolire il timore dell’aldilà).
Siamo un popolo in cui è diventato automatico sentire una donna, che ricopra una carica pubblica, quando attaccata nel merito delle sue azioni, rispondere con la frase di fine di mondo : “mi attaccano perché sono giovane e donna”. Solo io avrò sentito questa alta allocuzione almeno sei volte negli ultimi anni; dall’assessore comunale al ministro dell’istruzione.
Chissà se la laburista Golda Meir, primo ministro di Israele dal 1969 al 1974 (la prima donna nel mondo occidentale), avrebbe mai utilizzato un argomento simile per rispondere ai duri e numerosi attacchi ricevuti nella sua lunga carriera politica.
Ad esempio quando si scoprì che aveva ordinato agli agenti del Mossad (Operazione Ira di Dio) che fossero fisicamente eleminati, anche in territorio straniero, tutti i terroristi di Settembre Nero che avevano progettato ed eseguito la strage di atleti israeliani alle Olimpiadi di Monaco del 1972.
A naso, ho i miei dubbi che avrebbe mai detto: “mi attaccate perché sono una donna”.
Pensate che l’aneddotica (fonte Indro Montanelli, quindi va preso con le pinze quest’aneddoto) riporta che David Ben Gurion, fondatore dello Stato d’Israele e colui il quale nominò la Meir ministro del lavoro nel 1949, arrabbiato con lei per alcune scelte politiche fatte, le scrisse una lettera piena di accuse politiche che terminava così: “sei la solita vecchia puttana corrotta!”
Golda Meir non denunciò sui media per sessismo il suo capo politico, ma gli ripose per le rime con una lettera in cui replicava punto per punto alle contestazioni che le venivano fatte e concludeva con “ a proposito, vecchia è vero, puttana non più delle altre, corrotta mai!”

Davide Facilepenna