Cisterna Film Festival, si comincia con un corto da Oscar

Cisterna Film Festival, si comincia con un corto da Oscar

4 Agosto 2020 0 Di Luca Cianfoni

Sesta edizione Cisterna Film Festival, l’anteprima del 22 agosto a Cori è super, e il 27 agosto Nimic di Yorgos Lanthimos apre la rassegna cinematografica cisternese.

Il Cisterna Film Festival si avvicina ecco la prima grande data

Avevamo già parlato degli sforzi per programmare questa sesta edizione del Cisterna Film Festival, che a fronte di un look rinnovato, di un nuovo logo e di numerosi premi in più, ha dovuto fare i conti con la pandemia; ma si sa, dove c’è cultura si creano strade inimmaginabili e anche un piccolo raggio può diventare una potentissimo fascio di luce, pronto a dipingere immagini a colori su di una tela bianca. Così come già annunciato al lancio della rassegna, lo scorso 26 giugno, durante la presentazione dell’ultimo libro di Guido Lombardi, quest’edizione si aprirà al di fuori delle mura cisternesi, a Cori, in piazza Sant’Oliva alle 21, per portare la potenza e la magia del cinema ovunque.

Il 27 agosto, a scaldare i proiettori della rassegna saranno i fotogrammi di Nimic del regista greco Yorgos Lanthimos, cineasta pluripremiato, da Cannes a Venezia, per film come The Lobster e La favorita, con quest’ultimo film Lanthimos è stato candidato agli Oscar 2019 come Miglior film e Miglior regia. Il film ha come protagonista Matt Dillon, è un thriller ansiogeno che mostra l’incontro in metro tra uno sconosciuto e una violoncellista, con successivo inseguimento dal finale a sorpresa.

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Un fotogramma di Nimici di Yorgos Lanthimos

Il Focus on di quest’anno si concentrerà su…

La particolarità di questo festival cisternese è quella di fare un focus ogni anno su di un paese o una specifica area geografica, per capire come in quelle parti del mondo leggono la vita, vivono le proprie emozioni, interrogano se stessi. L’area scelta quest’anno è la Germania, per la quale è stato ottenuto il patrocinio dell’Ambasciata della Repubblica Federale di Germania.

Gli otto titoli di Focus On Germany – scrivono dal CFF -, che saranno proiettati durante la prima serata di festival, sono stati scelti in sinergia con German Films, l’istituzione nazionale di informazione e consulenza per la promozione di film tedeschi in tutto il mondo. Inoltre sono parte del programma Next Generation Short Tiger, che include i migliori corti provenienti dalle scuole di cinema tedesche.

 In attesa di conoscere i finalisti del concorso, ecco i selezionati in Focus On Germany:

  1. Armed lullaby (Germania, 2019, 9′) di Yana Ugrekhelidze / Kunsthochschule für Medien Köln (KHM)
  2. The boy in the chequered shirt (Germania, 2019, 6′) di Aleksandra Odic / German Film and Television Academy Berlin
  3. Fest (Germania, 2018, 3’) di Nikita Diakur
  4. The ink doesn’t try (Germania, 2019, 15′) di Felix Herrmann / Hochschule für Fernsehen und Film München
  5. Jupiter (Germania, 2019, 14′) di Benjamin Pfohl / Hochschule für Fernsehen und Film München
  6. Mascarpone (Germania, 2018, 14′) di Jonas Riemer / Film University Babelsberg Konrad Wolf
  7. Moonjump (Germania, 2018, 6′) di Lasse Holdhus / German Film and Television Academy Berlin
  8. Nest (Germania, 2019, 4′) di Sonja Rohleder

Questi corti, come altri che parteciperanno alla rassegna e al concorso, saranno visibili nella storica sede del Cisterna Film Festival che è il chiostro di Palazzo Caetani dal 27 al 30 agosto.

La nuova locandina del Cisterna Film Festival

Un’altra tradizione del Cisterna Film Festival è quella di affidare lo scatto o l’opera utilizzata come manifesto ufficiale a un’eccellenza del territorio. Quest’anno abbiamo scelto di adottare l’immagine di un artista locale, il fotografo Marco Mulattieri, classe 82 di Cisterna di Latina, che per molto tempo ha vissuto negli Usa. Uno scatto, quello scelto, molto rappresentativo dell’anno che stiamo vivendo, tra distanziamento e lockdown dovuti al Covid-19.

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La locandina 2020 del Cisterna Film Festival

L’intervista al fotografo Marco Mulattieri

Di seguito riportiamo l’intervista integrale al fotografo Marco Mulattieri in cui spiega l’origine dello scatto che accompagnerà questo Cisterna Film Festival 2020 e il suo rapporto con la fotografia ed il cinema:

  • Lo scatto scelto come immagine copertina di questo Cff è molto rappresentativa dell’anno che stiamo vivendo, tra distanziamento e lockdown dovuti al Covid-19, ma in realtà risale a tempi non sospetti: quale è la gestazione dello scatto, come è nato?

    Non ricordo il contesto di quello scatto. Era una festa nazionale, credo, ma ricordo benissimo il centro della città dove vivevo completamente vuoto. Ed era un po’ la normalità: Cincinnati non aveva un cuore pulsante, era una piena di solitudine con alcuni segni di vita attorno. Quando è arrivato il Covid, fare distanziamento sociale  – almeno all’esterno – non era nulla di nuovo, era il quotidiano. Quando ho scattato questa foto non avevo fatto neppure troppo caso a quel vuoto, perché ne ero probabilmente abituato. Ma ora, riguardandola, colpisce pure me!

  • Hai trascorso molto tempo negli Usa: come ha influito questo sul tuo stile e sulla tua formazione?

    Stare negli USA ha avuto un impatto positivo per quanto riguarda la pragmaticità e l’organizzazione. Gli americani del Midwest – dove vivevo io – sono persone pratiche, concrete. Si trovano amici a seconda dei propri interessi, non perché si va a scuola assieme o perché si vive nello stesso quartiere. Quindi nel mio gruppo di amici, tutti fotografi e videografi, si parlava di fotografia, si organizzavano uscite, shootings, etc. La parte negativa era la poca creatività: tutti copiavamo da qualcuno, ma nessuno cercava di trovare idee nuove. Ci avrò impiegato almeno quattro anni per realizzare che se facevo quello che facevano tutti gli altri, sarei stato esattamente uguale a tutti gli altri.

  • Come sei arrivato alla fotografia e quale è il tuo rapporto con il cinema?

    Io uso la fotografia per ricordare le persone che incontro e gli stati d’animo che provo. Ho poche foto dei miei primi 30 anni ed è un peccato perché sento che mi mancano pezzi delle mie esperienze passate. Da quando fotografo, invece, sono molto più presente a me stesso e all’altro/a. Mi sento intero, autentico. Anche se la camera potrebbe sembrare una barriera sul mondo esterno, per me è una porta. Per quanto riguarda il cinema, la risposta è più complessa: dal punto di vista estetico, guardo tantissimo la fotografia, cerco di “rubare con l’occhio”, prendere ispirazione. Dal punto di vista del soggetto, guardo molto la profondità psicologica dei personaggi, lo sviluppo narrativo-organico, la cura dei dettagli. Per questo prediligo le serie tv, perché gli sceneggiatori hanno più “tempo” per sviluppare i personaggi. Differentemente dal leggere un libro, che per me è faticosissimo, io non mi stanco letteralmente mai di guardare film o serie tv. Ciò detto, sento che la mia cultura cinematografica è ancora relativamente scarsa, e troppo mainstream, e ho davvero tanto desiderio di approfondirla!

  • Ti sei dedicato molto ai ritratti,e in molti di essi è presente un “sapore di passato” dovuto alla scelta della luce e dei colori predominanti dell’immagine. È un modo di conferire alle tue foto “atemporalità”?

    L’aspetto un po’ vintage delle mie foto è dovuto a quel senso di autenticità che mi ha fatto cominciare a scattare. Non ho problemi a ritoccare le mie foto, a volte anche pesantemente, ma alla fine del processo, voglio che l’immagine sembri spontanea, semplice, vera. Forse perché appartengo ancora alla generazione cresciuta con le macchine a rullino, prima che Photoshop e tutti i marchingegni che usiamo oggi ci convincessero che il futuro digitale sarebbe stato migliore. Nel gergo comune, “photoshoppato” significa falso. Ed è davvero un peccato. Mi piace invece che la gente guardi una mia foto e colga la stessa semplicità e bellezza che ho visto io mentre scattavo. Qualcosa del tipo “vieni pure, puoi fidarti di me”.