Referendum: io sto con Bruto e Antonio non mi piace: il male è Cesare. Voto no

Referendum: io sto con Bruto e Antonio non mi piace: il male è Cesare. Voto no

13 Settembre 2020 0 Di Lidano Grassucci

Dico no, dico no e lo ribadisco perché non amo l’odio dell’assassino che si disegna innocente. Perché sto con Bruto che ha “giustiziato” Cesare che si voleva fare tutto ed ha difeso il Senato che era, ed è, il simbolo delle libertà. Sto con Bruto perché Antonio non è un grande uomo ma vuole far carriere per se.

Sto con Bruto perché nel parlamento offeso ero con Giacomo Matteotti e non con Mussolini, perché stavo sulle montagne quando qualcuno aveva contato di troppo quelli dell’Aventino e bastava un manipolo.

Sto per il no, perché mi viene da dentro dire no, ai luoghi comuni, al pensiero corrente ed ho sempre creduto che il male della mia gente sia Cesare e non il Senato.

Sto con Bruto per la ragione per cui Pietro Nenni, nominato ministro, alla presenza dell’ufficiale dei carabinieri che presentava le forze del ministero si alzo dalla sedia per prendere il cappotto: “Ma che fa ministro”… “la seguo”. Noi siamo gli esclusi e i nostri fecero una battaglia per darci la possibilità di una “nuova inclusione”, della prima della storia.

Oo sto con i cafoni, i burini, i contadini senza terra che se coniano fino a 5 non contiamo niente, a 10 neppure ma a 100, da Imola eleggiamo Andrea Costa e inizia una storia diversa. Sto col parlamento che eleggo e non con il governo che deve eseguire ma da troppo tempo si crede Cesare e fa le regole del gioco.

Sto con Bruto e come lui voto no, voto no anche contro gli affetti di chi non capisco ora.

Non ci posso fare niente Antonio non mi piace.

Sono per l’elezione dei cittadini della provincia, l’elezione proporzionale dei parlamentari e per tornare nei Comuni ad una rappresentanza decente. La democrazia quando risparmia la storia presenta ai cittadini il salato conto della fine della libertà

Nella foto Bruto che ha difeso la libertà contro Cesare