Il virus nel voto: quando la paura chiede sicurezza e in tv non ci capiscono un c….
22 Settembre 2020Gli italiani hanno votato, non tutti, ma tanti. Hanno votato con il virus in testa: hanno bisogno di sicurezza. Assodato che il bombardamento mediatico da fine del mondo degli ultimi mesi è risultato falso come e più di una banconota da 2 euro gli italiani hanno votato Toti, non per la sua collocazione politica, ma perchè in una tragedia serviva rifare un ponte. Hanno votato Zaia perchè mentre gli odiati milanesi facevano di una tragedia, il covid, uno show, lui da veneto faceva quel che serviva. Ha vinto De Luca che non chiacchiera politicamente scorretto ma lo fa dicendo quel che fa veramente. Emiliano incarna un certo orgoglio pugliese, una sua via ellenica alla complessità del presente e ci mette orgoglio. Il toscano Giani non crede al rumore perché quando da loro leggevano Machiavelli gli altri non sapevano neanche cosa era una città.
Vince la gente percepita come seria, vince la voglia di “fidarsi”, gli italiani sanno che a ruolo invertiti questo si poteva fare e le crisi continue non aiutano a n on morire i covid, ma fanno grasse inutili discussioni.
I talk show, i giornalisti che la sanno lunga tra Montecitorio e Palazzo Madama ma già a piazza Barberini stanno persi, hanno la visibilità inversamente proporzionata alla credibilità.
La politica della tv è un circo Barnum di fenomeni da baraccone, il vero è altrove è nella ricerca di sicurezza, è un paese serio che vuole lavorare.
Sono elezioni di stabilità, terminato il tempo dei buffoni alla politica, e della politica buffa. Serve salvarsi da una epidemia, mangiare durante una epidemia, immaginare il futuro dentro una epidemia, per farlo ci vogliono uomini alla De Luca, alla Zaia non giocatori di burraco.


