Il romanticismo rivive a Latina con il duo Margoni e Loperfido
23 Settembre 2020Ieri al Circolo Cittadino Sante Palumbo di Latina, il concerto per il 56° Festival Pontino di Musica con Ivos Margoni al violino e Giulia Loperfido al pianoforte, che hanno portato in scena il meglio del romanticismo musicale.
Aria di grande serata al Circolo
È sempre più la casa della musica di Latina, la sala Orazio di Pietro del Circolo Cittadino di Latina. Ieri sera già su Piazza del Popolo, all’entrata del famoso ritrovo latinense, si respirava l’aria del grande evento, del concerto immancabile e così è stato. Gli interpreti erano ancora più giovani del duo Cellacchi – Granata della settimana scorsa ma le aspettative non erano da meno. La sala infatti si riempie subito e i due musicisti mostrano personalità e sicurezza già solo nella presentazione: non tutti in nero come al solito per i musicisti, ma in coordinato verde. È tempo di far parlare la musica e i due interpreti osano, aprendo con il colosso Ludwig Van Beethoven e la sua Sonata n.2 op. 12. Da subito è evidente come i due musicisti siano attentissimi alle dinamiche, i loro pianissimo sembrano quasi dei sottovoce. Questa composizione giovanile dell’autore tedesco richiede molta precisione da parte dei due interpreti che infatti sono puntuali nello scambio dei temi musicali che avvengono da uno strumento all’altro. Il secondo movimento Andante più tosto Allegretto è cucito su di loro, per il suono e per l’interpretazione elegante che ne fanno, nessuno dei due prevale nell’insieme, sono perfettamente equilibrati. Nell’Allegro piacevole inizia il piano e nella sua scrittura si notano ancora le influenze mozartiane subite dal compositore tedesco, ma allo stesso tempo si vede già una delle sue caratteristiche principali, ovvero la concentrazione della tensione della composizione verso il finale.
Schumann, la tensione romantica nelle dita di Margoni e Loperfido
La seconda composizione proposta del duo è la Sonata n.1 op. 105 di Robert Schumann, subito piena di quella tensione romantica che i due interpreti riescono immediatamente a portare sul palco. Margoni e Loperfido riescono con questa composizione a catturare con forza e passione tutta la platea. Il tema ripetuto quasi ossessivamente da Schumann, viene sempre esposto con grande padronanza dai due musicisti. Il secondo movimento è lento, ma mai banale, il suo tema varia sempre e porta la composizione a girare su se stessa. Infine il terzo movimento è un’esplosione di tecnica e virtuosismo fin dal principio. Il pianoforte e il violino si inseguono in scalate di note che portano la tensione all’interno della sala del circolo alle stelle. Il loro affiatamento li porta ad avere degli unisono perfetti, ma anche dei crescendo e dei controcanti che si incastrano perfettamente l’uno con l’altro. La parte centrale di quest’ultimo movimento è tutta passione, il pathos che i due musicisti portano nelle frasi spezzate e nei tempi martellanti di questa composizione è unico. Guardando suonare Schumann a questi due musicisti traspare la vita e il fuoco che questa musica può ancora trasmettere a chi la ascolto e soprattutto a chi la suono.
Grieg e il doppio bis
L’ultima opera suonata da questo splendido e giovanissimo duo è la Sonata n.3 op. 45 di Edvard Grieg. L’Allegro molto ed appassionato fornisce subito un gran lavoro per il violino, con il suo tema rubato e anche al pianoforte che sorregge sapientemente il tutto, attraverso piccoli movimenti delle mani. Questa prima parte della sonata vive momenti di grande tensione, nonostante la frammentarietà della sua scrittura che nega ai musicisti qualsiasi punti di riferimento. Sul finale l’impeto e la potenza del violino sembrano sgranare il suono del pianoforte che si fa, via via, sempre più scuro. Il secondo movimento della sonata del compositore norvegese sembra quasi una ninna nanna, una composizione da carillon. Il violino con i suoi continui e profondi vibrati assomiglia a una voce umana che canta felice, ma melanconica al suo amore perduto. Il movimento si fa più misterioso, anche grazie ai pizzicati dello strumento a corda che accompagnano e anticipano lo smaterializzarsi del suono sul finale quando entrambi gli strumenti raggiungono note acutissime in maniera pulita e in pianissimo, dimostrando una grande tecnica. Il finale, l’Allegro animato è sorretto da un vibrato continuo della mano sinistra della pianista, che concentra in sé sia l’impalcatura che la melodia del brano. Sul finale il pianoforte sembra trasformarsi in arpa, mentre il violino, ripetendo continuamente il tema principale, accompagna il pubblico al loro ritorno alla realtà, dopo questa lunga cavalcata nella musica romantica.
Il bis è d’obbligo e anzi, i due musicisti regalano agli spettatori di Latina un doppio bis, suonando magistralmente prima l’Intermezzo dalla Sonata FAE di Schumann e lo Scherzo di Brahms sempre dalla Sonata FAE, che consegnano ai due interpreti la standing ovation del pubblico.

