Il covid 19: la paura fragile che ti viene a trovare

Il covid 19: la paura fragile che ti viene a trovare

25 Settembre 2020 0 Di Lidano Grassucci

Non ho paura, per natura, penso che la morte sia inevitabile, non rinviabile e neppure prenotabile. Penso che sia e basta, quindi ho preso questa storia del covid con cinicità contadina. Passa e se mi tocca. Poi, mi sento raccontare di storie di chi sta male, di chi sta cercando di uscire da un altro male che mi spiega la sua para da un lato che non ci avevo mai pensato. La ribalta la logica che penso sua: sano per ammalati, e diventa chi cerca di uscire dal dolore davanti ad un altro dolore. Una logica ribaltata che schiaccia il mio egoismo autoreferenziato, l’idea che stiamo bene e il male è in occhi che non vediamo. Invece la fragilità è un sorriso accanto, discreto, intenso ma fragile come un fiore di mandorlo. Il covid ci fa salvi con l’egoismo di dire “ma non è cosa mia”. Poi ecco lo sguardo di chi ha combattuto per lo stare bene ed ora teme un male beffa e baro. Ed io non ci avevo pensato. Ci sono malattie da cui ci sentiamo esenti, ma poi segnano le nostre vite che non sono la vita che viviamo ma le vite che incontriamo. Stringo la mascherina sulla faccia, capisco d’improvviso che la generosità non è varia, eventuale, è necessaria perché abbiamo bisogno del nostro intorno che è fatto di persone. Ho paura ora, ma non di terrore, ma di fare un errore che non pagherei io. La gente per la via è mascherata, sarebbe una parata, se non fosse tutto vero ma così si salva, ci salviamo. Ci sono fragilità tra di noi che sono il nostro noi.

Metto la maschera, mi lavo le mani, mi sento il respiro e non è scontato, la generosità è un dovere ma non per salvarmi ma per salvarci, e capisco chi ti guarda fragile e non lo dice, chi è fragile e non lo urla. La fragilità ha sempre occhi bellissimi ed umani.