Latina Jazz Club, un finale passionale con il Buenos Aires Cafè Quintet

Latina Jazz Club, un finale passionale con il Buenos Aires Cafè Quintet

11 Ottobre 2020 0 Di Luca Cianfoni

Venerdì 9 ottobre l’ultima data della stagione 2019-2020, che si è chiusa con il gruppo Buenos Aires Cafè Quintet, nella sala Orazio di Pietro del Circolo Cittadino di Latina Sante Palumbo.

La tenacia della musica e della cultura

Quello di venerdì scorso al Circolo Cittadino non è stato solamente il concerto finale di una stagione di concerti di jazz; quella di venerdì è stata una vera e propria festa, un trionfo della musica e della cultura in un anno in cui sarebbe stato molto più facile buttare tutto alle ortiche e arrendersi all’evidenza dei fatti, a questo odioso virus che sta rialzando la testa. Invece no ed è in questi casi che emerge la vera passione, la grande forza di volontà e determinazione nel portare avanti qualcosa. Così il comitato del Latina Jazz Club ci ha creduto fino alla fine e nemmeno durante i mesi di lockdown ha mai lasciato la presa sulla propria stagione, con il presidente Piergiorgio Marinelli a coordinare i lavori, il direttore artistico Elio Tatti a riorganizzare la stagione e tutto il resto del team sempre a disposizione per qualsiasi possibile evento da organizzare. A ringraziare per la stagione appena conclusa sono Alfredo De Santis, Presidente del Circolo Cittadino, il presidente della commissione cultura Fabio d’Achille, che rinnova la volontà dell’amministrazione di voler dare il nome di Latina a questa manifestazione e infine proprio il Presidente del Latina Jazz Club e il direttore artistico che sono felici di aver portato sul territorio tanti nomi importanti del jazz italiano e internazionale e sperano di poterlo fare anche il prossimo anno. Il filo rosso che collega tutti loro è l’indimenticato Luciano Marinelli, presente in ogni saluto e in ogni ringraziamento, anche in questa serata in cui suonano i Buenos Aires Cafè Quintet, con Oscar di Raimo al violino, Stefano Ciotola alla chitarra, Remigio Coco al Pianoforte, Paride Furzi al contrabbasso e Christiano Lui, ultimo artista visto proprio dall’avvocato Marinelli, alla fisarmonica e bandoneon.

Il concerto dei Buenos Aires Cafè Quintet

Si comincia subito con Autunno e Inverno due delle quattro composte dal mitico compositore argentino Astor Piazzolla. I colpi iniziali, che rimbombano dalla cassa del contrabbasso, sfondano subito la parete tra musicisti e pubblico, conducendo gli spettatori in un’atmosfera malinconica, piena di pathos, tutta sudamericana, che avvolge la sala e sembra trasportare tutti in Argentina. La pasta sonora è compatta, unica, tanto che se si chiudono gli occhi sembrano non distinguersi i singoli strumenti; tutto si unisce, tutto si amalgama. In Inverno a farla da padrona è la chitarra che espone per prima il tema, seguita dal pianoforte. L’atmosfera partita tesa, si smorza e si addolcisce nel centro del brano, quando il violino prende per sé la guida della melodia e grazie a vibrati e glissati sembra simulare il suono di un theremin. Il ritmo sul finale torna a essere incalzante con violino e chitarra che si trasformano in elementi ritmici più che melodici. Il terzo brano è Soledad. Christiano Lui posa il suo strumento per stringere tra le sue mani il bandoneon, che si apre sulla gamba del musicista come un libro facendo uscire dalle sue pagine note finissime e malinconiche. Il suono del violino, un po’ graffiato ma allo stesso tempo molto deciso, ora duetta con il bandoneon mentre la chitarra fa da contrappunto, arrivando sul finale sembra su atmosfere morriconiane, molto distese e lunghe. Si continua con Michelangelo ’70  sempre di Astor Piazzolla, un brano che porta il nome di un locale di Buenos Aires molto caro al compositore, per poi procedere con Estate e Primavera gli ultimi due brani de Le quattro stagioni. Nella prima composizione il tema dominante dell’opera è nelle dita del violinista e del fisarmonicista, che duettano oltre che andare in unisono su questo brano. La composizione diventa lenta molto suggestiva, evocando quasi il tardivo tramonto estivo e la sua pace. Primavera invece Inizia lenta, come se dovesse risvegliarsi dal torpore dell’inverno; e ci pensa proprio il pianoforte, simulando l’arpa e poi guidando il quintetto con una melodia dolce che si presta a improvvise fiammate.

Ancora Astor Piazzolla ancora tango

Il brano successivo si dice fosse il preferito di PiazzollaMilonga, un brano da cui il compositore argentino riesce ad estrarre tutto il suo blues, la sua nostalgia. La dolcezza di queste note infatti è unica e la scrittura del compositore è così sapiente da permettere che nessuno strumento prevalga sull’altro. Il tema infatti scorre dolcemente, frantumato organicamente nei cinque strumenti, che concorrono tutti insieme a creare il sound, l’atmosfera e allo stesso tempo a condurre l’ascoltatore all’interno dei segreti più bui dell’animo umano. Tutti i musicisti assolvono quindi sia la funzione ritmica che melodica, creando un corpo unico, inscindibile. Fuga e misterio e Squalo sono le composizioni successive, sempre scritte da Piazzola; la prima sembra essere concepita come una vera e propria fuga bachiana mentre la seconda sbalordisce con un finale che è un lungo duetto tra violino e resto del quintetto, come una battaglia pacifica tra musicisti.

Piazzolla, Galliano e il tango trasferito in Francia

Sotto consiglio di Astor Piazzolla, Richard Galliano, musicista italo-francese, prese la musica tradizionale d’oltralpe e l’aggiornò proprio come aveva fatto il suo collega argentino. Da qui nacquero capolavori come il secondo movimento del concerto Opale, eseguito dal Buenos Aires Cafè Quintet, che sembra unire il sound del tango ai tempi ternari del valzer francese. Stessa cosa succede in Laurita in cui Paride Furzi vola su tutta la tastiera del suo strumento saltando da una corda all’altra e dominando la scena. Anche la chitarra di Stefano Ciotola riempie di note la sala del Circolo Cittadino di Latina seguito da pianoforte e la fisarmonica. Arrivati quasi alla conclusione della serata c’è spazio anche per Tango pour Claude sempre di Richard Galliano. Nella sala aumenta la tensione, è quella del ballo che ogni spettatore vorrebbe liberare ma non può e si palesa dai numerosi movimenti dei piedi, che non sanno resistere a questi ritmi e queste atmosfere. Il chitarrista consuma la sua tastiera così come succede al pianoforte che dopo le sue numerose scalate lascia il posto ai delicati suoni della fisarmonica che fa risalire la tensione e le dinamiche del brano. La bellissima serata si chiude infine con Libertango, la famosissima composizione di Piazzolla. Qui si nota tutta la passione di Christiano Lui per il suo strumento; la fisarmonica sembra quasi il suo sistema respiratorio. Il suo respiro è in piena sintonia con il mantice del suo strumento e così anche quello del pubblico, che segue l’entrata del quintetto con forte attenzione.
L’ultima sorpresa arriva infine da un vecchio filmato in cui Luciano Marinelli ringraziando il pubblico dice:

“Se voi sarete sempre di più, noi faremo sempre di più”

Un grande ringraziamento al pubblico da parte di tutta la squadra del Latina Jazz Club e parole che suonano anche come una carica a tutto il direttivo per poter continuare e poter dare una nuova stagione, brillante come quella appena conclusa.