Covid 19: pare Caporetto ma oggi è 4 novembre

Covid 19: pare Caporetto ma oggi è 4 novembre

4 Novembre 2020 0 Di Lidano Grassucci

Mia nonna mi raccontava del fratello che a Caporetto c’era. Caporetto è generali idioti che non capiscono il fronte e i soldati. Caporetto è una rotta clamorosa. Ragazzi di 20 anni morti in tanti. Ma qualcuno, non tutti ma qualcuno, pensò che non era giusto per chi già morto, per Garibaldi, per la dignità: qualcuno pensò che era il caso di “fermarsi”, di fare sul Piave una barriera. Penso non a salvarsi, ma a salvare. Il fratello di nonna, zio Giovanni, fu uno di quelli. GFli austriaci pensarono che era fatta, tutto era dalla loto, tranne… tranne quei ragazzi che sul Piave non mostrarono la schiena ma gli occhi. Quei ragazzi che volevano tornare a casa da uomini non da vigliacchi.

Gli austriaci al Piave io sa quanto ci provarono, ma non passarono. E poi? Lo sapete Diaz, Vittorio Veneto e quell’utopia che si faceva veritò di Trento e Trieste italiana, di Gorizia che ancora ha il sangue dentro.

Oggi a noi non chiedono sangue ma di “resistere” ad uno spritz in meno, di tornare a casa un poco prima di girare a corto e non a lungo, di mettersi una maschera come fosse carnevale ma non una maschera antigas. Ci chiedono pazienza, quando ai ragazzi di Caporetto hanno chiesto la vita. Oggi c ol covid abbiamo fatto la nostra Caporetto 40.000 morti, ora siamo al Piave, proviamo a fare Vittorio Veneto. Certo serve coraggio ma la vita non ammette viltà.

Dedicato ai ragazzi mai diventati uomini per farci vivere da uomini.

IL BOLLETTINO

Comando Supremo, 4 novembre 1918, ore 12; Bollettino di guerra n. 1268La guerra contro l’Austria-Ungheria che, sotto l’alta guida di S.M. il Re, duce supremo, l’Esercito Italiano, inferiore per numero e per mezzi, iniziò il 24 maggio 1915 e con fede incrollabile e tenace valore condusse ininterrotta ed asprissima per 41 mesi, è vinta. La gigantesca battaglia ingaggiata il 24 dello scorso ottobre ed alla quale prendevano parte cinquantuno divisioni italiane, tre britanniche, due francesi, una cecoslovacca ed un reggimento americano, contro settantatré divisioni austroungariche, è finita. La fulminea e arditissima avanzata del XXIX Corpo d’Armata su Trento, sbarrando le vie della ritirata alle armate nemiche del Trentino, travolte ad occidente dalle truppe della VII armata e ad oriente da quelle della I, VI e IV, ha determinato ieri lo sfacelo totale della fronte avversaria. Dal Brenta al Torre l’irresistibile slancio della XII, della VIII, della X armata e delle divisioni di cavalleria, ricaccia sempre più indietro il nemico fuggente. Nella pianura, S.A.R. il Duca d’Aosta avanza rapidamente alla testa della sua invitta III armata, anelante di ritornare sulle posizioni da essa già vittoriosamente conquistate, che mai aveva perdute. L’Esercito Austro-Ungarico è annientato: esso ha subito perdite gravissime nell’accanita resistenza dei primi giorni e nell’inseguimento ha perduto quantità ingentissime di materiale di ogni sorta e pressoché per intero i suoi magazzini e i depositi. Ha lasciato finora nelle nostre mani circa trecentomila prigionieri con interi stati maggiori e non meno di cinquemila cannoni. I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano discese con orgogliosa sicurezza.»
Armando Diaz, comandante supremo del Regio Esercito