Nel mese dei defunti: i padri e i figli

Nel mese dei defunti: i padri e i figli

5 Novembre 2020 0 Di Lidano Grassucci

Mi scrive una mia amica per dirmi del padre che non c’è più. Cose della vita, se abbiamo la Grazia i padri lasciano i figli, il contrario è tragedia. Ma… ultimamente faccio tanto i conti con questo “ma”. Ma? Ma, sono stato al cimitero di recente, recentemente. Lui, mio padre, mi ha lasciato da tempo, tanto da far male mi guardava dalla foto, io lo stesso. Ma mi sono accorto che anche per altri uomini fatti era uguale. Un uomo davanti al padre è un bambino che guarda il suo destino per sempre. Eravamo uomini che, forse per star soli, stavamo lì. L’universo femminile ha con la morte un apporto diverso: portano i fiori, conservano preghiere, sistemano le cose. Sono operose.

Noi no, noi siamo immobili, impossibili, incapaci di fare alcun che, attendiamo che papà ci dispensi da questo immobile star fermi.

Un padre è come un amore che non manifesti, è un viaggiare muti per ore ed ore per aver bisogno i dire cento cose e non dirne alcuna ritrovandosi senza poterlo più fare.

Eccoci figli che non hanno detto, muti anche qui al loro cospetto. Ci pensi dopo, dopo vorresti.

Difficile capire i padri, i padri arcigni a cui non era, non è, concesso il riscatto dda quell’insegnamento che ti segna per sempre “i bimbi non piangono”. Muti al loro cospetto come ufficiali a presentare la forza, la truppa, che poi è solo questo senso di essere restati soli.