Coletta sta male e io sto con Coletta: la mia umanitaria
25 Novembre 2020Corro e busso alla porta di un’isba. Entro. Vi sono dei soldati russi, là. Dei prigionieri? No. Sono armati. Con la stella rossa sul berretto! Io ho in mano il fucile. Li guardo impietrito. Essi stanno mangiando attorno alla tavola. Prendono il cibo con il cucchiaio di legno da una zuppiera comune. E mi guardano con i cucchiai sospesi a mezz’aria. – Mnié khocetsia iestj dico. Vi sono anche delle donne. Una prende un piatto, lo riempie di latte e miglio, con un mestolo, dalla zuppiera di tutti, e me lo porge. Io faccio un passo avanti, mi metto il fucile in spalla e mangio. Il tempo non esiste più. I soldati russi mi guardano. Le donne mi guardano. I bambini mi guardano. Nessuno fiata. C’è solo il rumore del mio cucchiaio nel piatto. E d’ogni mia boccata. – Spaziba, – dico quando ho finito. E la donna prende dalle mie mani il piatto vuoto. – Pasausta, – mi risponde con semplicità. I soldati russi mi guardano uscire senza che si siano mossi. Nel vano dell’ingresso vi sono delle arnie. La donna che mi ha dato la minestra, è venuta con me come per aprirmi la porta e io le chiedo a gesti di darmi un favo di miele per i miei compagni. La donna mi dà il favo e io esco.
Mario Rigoni Stern, Sergente nella neve
Premetto questo bellissimo racconto, umano, in un momento in cui girano “personaggi” tipo Nicola Morra, presidente della commissione antimafia, che ha sostenuto che ai calabresi ben sta la loro condizione visto che hanno votato “per una malata di cancro”.
In questa società disumana, e infame, voglio scrivere della mia personale vicinanza al sindaco di Latina, Damiano Coletta, risultato positivo al Covid 19. Lo faccio perché lo sento e perché sono setino e socialista. La prima cosa mi ha insegnato che non si lascia mai nessuno solo nel momento difficile e si litiga quando è facile, per lealtà e il concetto che spiega questo sta in una frase “se era bono era i nostro ha ariscito malo è gli nostro ugualo”. Ora il sindaco sta male e io gli sto accanto, litigheremo dopo senza negare i litigi avuti, ma ora no.
Sono socialista e vengo dalle Società umanitarie della Milano solidale, e l’umano è riconoscere il bisogno quando c’è ed ora Damiano Coletta ha bisogno di umana vicinanza perchè ho pensato a me con il tampone che dice che sto male, ed avrei timore, paura, avrei bisogno di non esser solo. E alla rassicurazioni una volta solo avrei pensieri di fosche scene. Sapete vengo dagli ultimi e per noi “son sempre pronti i guai”
Certo la gente, se hai potere ti circonda, non ti manca ma non è mai abbastanza e conta tanto che a dirti una parola di conforto ci sia il conforto di chi capisce il momento e si sente dentro il medesimo argomento umano.
Ho riportato un pezzo del libro di Mario Rigoni Stern che ho sempre trovato bellissimo perchè non è la storia di soldati nemici, ma di contadini affamati, di uomini. Oggi è tempo di umanità, di vicinanza umana, generazionale, cittadina. E lo scrivo anche perchè, questa mattina, al bar ho sentito ciniche impresioni che hanno offeso me nell’inumanità verso il sindaco. Oggi più che mai sto con lui, salvo poi tornare con me e con la mia testa assolutamente fiori posto e nella mia prepotenza.
“Mo richiappati”, consiglierebbe Titta Giorgi uno dei padri della sinistra pontina (umanitaria), e faccio mio questo auspicio. Richiappati che debbo tornare a litigare e per il tempo di questo tempo non litigo perchè sarei vile, infame e negherei me stesso
NB: naturalmente senza pretesa dell’inverso. E naturalmente al primo tampone negativo ricomincio, i so cocciardo e mai pentito


