Maradona e quella volta che beffò gli inglesi: ogni tanto vince il torto
26 Novembre 2020Io di pallone ci capisco poco, non sono tifoso del Napoli e non millanto amori che non ho avuto. L’amore è una cosa seria non si “prenota”, non si “ricorda”, ma si vive in ogni dove. Ma? Ma capisco, e tanto di ultimi, perchè lo sono. capisco anche di torti, perchè ho avuto torto e Maradona era ultimo, stava nel torto con una cosa in più: il talento. Era come se Dio si fosse accanito su lui per fare una macchina perfetta per giocare a pallone e aveva messo questa Ferrari del gol “alla fine del mondo” per dirla con Papa Francesco e lo aveva fatto giocare in una città non difficile, ma impossibile come Napoli. E allora questa storia mi riguarda e la capisco: talento, spesso, diventa Grazia in chi era destinato alla disgrazia perché la vita non ci aspetta con le braccia aperte. Nelle periferie del mondo ha le braccia serrate, ha il dolore ossessivo e la speranza invisibile.
Maradona fa gol agli inglesi, io sono democratico, ammiro la democrazia inglese, la purezza delle loro istituzioni, so che Islas Malvinas non sono argentine e si chiamano Folkland e sono inglesi, si bene che i colonnelli argentini sono infami ma… ma che debbo dirvi, quando il piccolo argentino aiutato anche dalla mano (di dio?) ha fatto rete sono saltato in piedi ho sentito Davide che colpiva Golia, ho visto il torto dire alle ragioni che non tutto è scontato, già scritto, che conta la beffa di uno a tenere in scacco la serietà di tanti.
Effimero? Poi la vita chiese a quel talento cose impossibili, chiese cose che non poteva e la sua vita è andata come andata e troppo presto chiusa.
Non millanto amori postumi per Maradona, mi piaceva Michele Platinì, ma quella volta che segnò agli inglesi fu come una vittoria di Bartali al Tour o come quando affondammo la Valiant ad Alessandria. Roba che solo i proletari nel torto marcio possono capire.


