In ricordo di Sesè Caldarini, galantuomini si nasce anche da un’altra parte

In ricordo di Sesè Caldarini, galantuomini si nasce anche da un’altra parte

5 Dicembre 2020 0 Di Lidano Grassucci

In ricordo di Sesè Caldarini a 20 anni dalla sua scomparsa

Che qui si fa l’Italia e si muore
Dalla parte sbagliata
In una grande giornata si muore
In una bella giornata di sole
Dalla parte sbagliata si muore

Sono le strofe de “Il cuoco di Salò” di Francesco De Gregori. Questa canzone l’ho capita subito rimanendo nella mia parte, senza se e senza ma.

Ero un giovane cronista, corrispondente da Sezze di un Latina Oggi ancora da inventare, seguivo un consiglio comunale animatissimo. Da una parte Giuseppe Caldarini, per tutti Sesé, cattolico consigliere del Movimento sociale, dall’altra Titta Giorgi assessore comunista. I due animati da passione politica se ne dissero di ogni, ciascuno con lo stile suo, con la sua foga. Finita la seduta faccio per andare via, Titta mi fa segno di aspettare “tocca ci iamo a magna na cosa… senza pano”, e mi da appuntamento al ristorante, Santuccio o Barbitto non ricordo bene. Chi c’era lì? Sesè che aspettava Titta. Una serata incredibile tra sfotto, ricordi, battute in dialetto.

Il giorno dopo io, allora noi eravamo figli di un “rigore rivoluzionario” che mal fece a noi e all’Italia, dissi “ma Sesè è fascista”. Titta precisò: “è di Sezze e è na brava persona”.

Ecco come di capisce il vivere civile vivendo e guardando il mondo non con gli occhiali del mondo, ma con gli occhi dell’anima. Sesè era una brava persona, era una persona seria, prima di ogni cosa cattolico rigoroso in un mondo, quello delle mie colline, dove non era nato ma dove si era fatto uomo, dove anche i muri dei vicoli conoscono la novena, dove ogni casa laica e della sofferenza del vivere quotidiano poggia sui muri di una speranza di una vita migliore di una Chiesa.

Così si capisce il cuoco di Salò, così l’ho capito io..

Sesè era rigoroso nei suoi valori, ma umano sempre nel suo agire. Divenne con Titta e Stefano Zappalà consigliere regionale. Tre persone diverse, tre storie diverse, due setini e un siciliano, Titta figlio del riformismo lepino, Caldarini della fede della mia gente e Zappalà del pragmatismo dei siciliani che sanno di essere al centro del mondo, decisero senza deciderlo che avrebbero rappresentato la loro gente prima di tutto, senza tradirsi mai. Li chiamavo nelle cronache del giornale (mi avevano “promosso” a responsabile della politica del giornale da corrispondente da Sezze) Qui, Quo e Qua. Quando c’era da votare per la provincia di Latina votavano compatti, da fare lobby lo facevano. Rispettandosi sempre.

Non voglio fare retorica ma ricordare che la politica è bellissima quando è cosa di galantuomini, e Sesè era un galantuomo, anche con se stesso e le sue idee.

Anche dalla parte sbagliata ci sono galantuomini e oggi a 20 anni dalla sua scomparsa lo saluto con lo stesso rispetto di allora. Lo saluto da setino a setino, da persone che hanno la passione per la politica, ciascuno fiero della sua parte ma umani sempre.

Ps: ringrazio Alvaro Magni, anche lui un galantuomo, che lavora per conservare il ricordo di Sesè.