La spagnola dimenticata, la memoria corta della comunità. L’altra epidemia sui lepini
13 Dicembre 2020“Povero il popolo che non conosce la propria storia non ha coscienza da dove viene e non rispetta le proprie tradizioni“.
Potrebbe sembrare una frase di propaganda, ma è solo una semplice riflessione in questi giorni di “paura” come scrive lo stesso direttore Grassucci, ma allo stesso tempo leggendo proprio oggi, 13 dicembre i dati che la Asl riporta con metodica precisione, si evince che stiamo calando per contagi anche se nella provincia da inizio pandemia ci sono stati 11 627 positivi con 4 407 guariti e 189 deceduti mentre 7286 sono covid domiciliati, e cosi si resta più coinvolti dai numeri che andare a se a fondo, molto in fondo, per prendere coscienza che siamo anche noi un popolo, popolo di persone, le stesse persone che potremmo dire pensando ai nostri avi che persero la vita con la Spagnola in Italia e nei Monti Lepini tra 1918 /1920 e giusto appunto proprio stamattina una mia amica, dalla veneranda età di 76, mi diceva di sentirsi nel mezzo, tra le due pandemie, ricordando suo padre, ingegnere chimico di Ravenna, classe 1902 che perse la sua giovane madre a causa di quella che fu la Peste del XX secolo. E alla domanda di Giusy, diminutivo di Giuseppina, niente meno che compagna di elementari di quel “Gardini”, se questo Covid, non fosse come una nuova peste, sono andata con dovuta memoria a curiosare su quel lontano libro dal titolo “Quel terribile autunno del 1918 progresso civile – sanitario e pandemia di Spagnola nel Lazio Meridionale di Donato Maraffino pubblicato dalla XIII Comunità Montana con presidente l’attuale sindaco di Bassiano, Domenico Guidi, regalo di ringraziamento per un articolo fatto nel lontano 2003 alla presentazione dello stesso, in quel che fu “Gatto Nero e Gatto Bianco” nell’antica Osteria di Fargiani, tenuta dai miei “compagnucci” d’asilo Filippo Carconi figlio del famoso locale “Franchino il Macellaio “agl’Aringo” e Pierluigi Marchionne nipote del famoso oste-barista in Via dei Cappuccini ” Zuccarino” a Sezze. Ma di questa storia e storico luogo setino che si affaccia sulla pianura dal Vicolo del Guglietto, ne parlero’ a tempo debito, mentre oggi la lente di ingrandimento va postata su un contenuto che purtroppo potrebbe essere letto e studiato solo da studenti di storia, di statistica o di scienze politiche se ancora ce ne sono Il libro infatti non è un romanzo, ma un saggio storico dove l’autore dettagliatamente fa un percorso storico e socio- politico su quelle che furono le epidemie e pandemie dal 1880 al 1918 soffermandosi sulla Spagnola, dopo aver ben descritto quello che fu nel Lazio, il tifo, il colera e la malaria tra la popolazione, specie nella fascia piu’ debole quella contadina delle “lestre” e della “mezzadria” . Storie che oggi i giovani nemmeno possono immaginare perché quella che fu la forza lavoro di un Italia contadina grazie al Covid 19 sta quasi tutta scomparendo e se resta qualche ultra novantenne “zeppa de fèro” (vigoroso) pochi vanno ad ascoltare la loro storia ed a conoscere di quella origine e a capire le proprie tradizioni. Ed ecco che se la Spagnola del 1918, imminente alla fine della grande guerra fu il culmine di un percorso pandemico iniziato un secolo prima, dovuto non solo alle scarse condizioni igienico sanitarie, ma alla mancanza di diritti e condizioni sociopolitiche egualitarie che vide la capitolazione delle forze giovani in quello successivo; di contro il Covid sfiora “la meglio gioventù” e non tocca “i bamboccioni” ma invece quelli che di quella storia di lotte per i propri diritti furono i figli sopravvissuti. Leggere dopo anni e capire quale preziosa perla avevo nascosta tra i tanti romanzi e saggi che la moda e il mercato impone, mi ha fatto sentire stupida per non averlo fatto prima perché presa da altre cose che il tempo che si vive ci impone e, si impone alla propria coscienza politica e sociale. Una coscienza infatti appannata dal contemporaneo vivere e dalla frenesia del consumismo in un tempo fatto di storie sui social da giovani e non solo che non si rendono ancora conto, che questo Covid potrebbe essere vissuto anche se non uguale, ma simile a quello della storica gioventù dell’Italia di un un tempo che vidde violente lotte contadine per i propri diritti, ebbe sindaci contadini coscienti di quei diritti e per quelli lottare fino alla morte. E se non la fanno studiare a scuola, quella storia minore, che vidde a Roccagorga nel 1913 morire alcuni contadini in protesta e diventare sindaco uno dei sopravvissuti, ecco che un libro, potremmo dire, qualunque, non imbocca o appanna le coscienze come oggi accade dal cattivo uso dei social, ma fa finire la mia iniziale riflessione sul povero popolo, lontano dal capire che le pandemie non sono solo il frutto di una crisi igienico – sanitaria o forse “per un incidente da laboratorio”, ma sempre legate allo stato sociopolitico dello stesso popolo, la cui liberta’ non è certo solo quella di vivere il proprio tempo, ma anche e soprattutto quella conquistata da chi ha dato la vita per un futuro migliore a cui noi, incoscienti stiamo voltando le spalle per quel famoso direi anche “stupido” minuto di notorietà che lo stesso artista pop newyorkese Andy Warloy aveva “profetizzato” negli anni ’80.


