Campus/ Metti in violoncello a Sant’Oliva e capisci che la bellezza c’è
13 Dicembre 2020Mi imbatto, per un accidente informatico (io di informatica sono ignorantissimo, di musica anche pure) in una cosa che non mi aspettava… in una sorpresa. Lo stesso effetto che ha agli spettatori che stanno per tre ore al buio a guardare Blade Runner di Ridley Scott poi, ultima scena, un cielo pieno di luce e l’automatico respiro della sala “oooo”. Come respirare. E’ questa domenica pomeriggio, fredda, che si contano i morti, che si racconta il dolore.

Mi sono imbattuto in un cielo azzurrissimo, di musica. Un ragazzo che faceva parlare un violoncello e non trascurava la sua cassa, e non nascondeva il suo talento. Intorno la bellezza straordinaria di un posto così antico da essere vivo, vivido, con le pietre che sanno ascoltare, con i dipinti colorati della forza di una fede così forte da “inventare” la musica per lode di Dio e come effetto collaterale la bellezza. Il concerto è virtuale si tiene via streaming dalla Chiesa di Santa Oliva a Cori, Non c’è la gente, ma c’è la musica, non c’è la gente ma c’è un ragazzo che “ferma” le pietre, che crea una atmosfera come diceva una volta nella pubblicità di un brandy forte. E ad un certo punto non ho capito se la chiesa con le sue figure colorate fosse nel concerto con la sua sofisticata ricerca di suono, di interpretazione di un ragazzo che entra nella tenzone come Davide davanti al Golia del tempo e della fede e ne esce Re di un riscatto.
Mi sono imbattuto, per caso nella bellezza, e anche un contadino che sono e resto può capire che esiste lo straordinario e non capirò mai perché il piano non si innamora della sua storia qui nel monte.
Critica musicale non sono degno, ma ho visto anche le pietre perdersi nel suono e nei quadri c’era la sorpresa di chi non era solo, la musica fa parlare il tempo per il tempo nuovo.
Il violoncellista era Michele Marco Rossi, il concerto del Campus internazionale di musica.
PS: l’unica nota stonata queste mie orecchie che la musica l’hanno maleducata da osteria, ma alla bellezza mi tolgo il cappello come faceva Henry Ford quando vedeva passare un’Alfa Romeo.


