Salvatore Rizzo “Il Turi” dal 1956
13 Dicembre 2020 2 Di Emilio AndreoliImmaginate Latina negli anni cinquanta, una città in bianco e nero dove tutto poteva accadere e diventare colorato. Nella California pontina, in quegli anni, continuavano ad arrivare ancora tante famiglie in cerca di fortuna, ma non soltanto dall’Italia. Qualche lungimirante aveva già previsto quello che poi sarebbe successo, prima in Tunisia con il presidente Bourguiba nel 1964, e poi in Libia con Gheddafi nel 1969, quando tutti gli italiani che vivevano da quelle parti, vennero messi in condizione di andarsene via e lasciare tutto, case e aziende. Un po’ quello che successe vent’anni prima con gli Italiani di Istria. Uno di questi lungimiranti fu un pasticcere di nome Salvatore Rizzo, detto
Turi…
La straordinaria storia di Latina nasce da quegli uomini in cerca di fortuna, o anche di solo rifugio, che trovarono accoglienza in una terra che era stata inospitale per millenni. Dapprima le famiglie del nordest e del centro Italia, poi anche dal sud; io ricordo tanti miei professori siciliani, campani e calabresi. Inoltre le famiglie che furono costrette all’esodo dall’Istria e la Dalmazia, nell’immediato dopo guerra. Alla fine degli anni sessanta fu la volta delle famiglie che vivevano in Libia e Tunisia, mandate via non prima di averle spogliate di ogni bene.
Senza tralasciare le famiglie dei profughi dell’est che, dal 1957 al 1989, si sono venute a formare dopo la permanenza nel campo profughi più importante d’Europa, il “Rossi Longhi”. Comunità fatte da tante persone che hanno scelto di vivere qui, nella città in cui sono state accolte. Fino alla fine degli anni ottanta, Latina ha dato accoglienza e opportunità a tutti, come poche altre città italiane.
Premesso tutto ciò, il mio compito è solo quello di narrare perché è quello che amo fare, e per quanto mi è possibile, sto cercando di cucire il vissuto della mia città raccontando le persone. Qualcuno mi ferma per strada e mi chiede: “Ma domenica cosa scriverai? Ormai hai scritto tutto”. A volte lo penso anch’io, ma poi girando per la città mi accorgo che c’è ancora tanto da raccontare. Mi basta guardare un’insegna e in quell’attimo mi assale il desiderio di scoprire la storia che c’è dietro quel nome. Così è accaduto qualche giorno fa, guardando l’insegna “Turi Rizzo”.
La storia di Salvatore Rizzo che tutti chiamavano Turi
Salvatore Rizzo nasce a Tunisi il 28 febbraio del 1902, la sua famiglia è di origine siciliana, precisamente di Pantelleria, ma vivono e lavorano in Tunisia, come tantissimi siciliani. Ci sono i francesi che comandano dal 1881, dopo la caduta dell’impero Ottomano, anche se la presenza degli italiani all’inizio del XX secolo, è talmente numerosa che la Tunisia viene considerata una colonia italiana amministrata da funzionari francesi.

Turi Rizzo
Salvatore, che in famiglia viene chiamato Turi, inizia a lavorare giovanissimo nella pasticceria di famiglia nel centro di Tunisi. Lì apprende dal fratello maggiore Antonino, tutti i segreti e le ricette per fare i dolci e diventa maestro pasticcere. Ha da poco compiuto i cinquant’anni, quando in Tunisia iniziano le sommosse arabe contro il protettorato francese. Gli italiani non vengono toccati, ma il Paese non è più tanto sicuro. La lotta armata contro I cittadini francesi è all’ordine del giorno e i morti sono ben visibili a tutti.
Turi ha degli amici di Pantelleria, suoi conterranei, che gli consigliano di andarsene da Tunisi, prima che sia troppo tardi. Gli parlano di una nuova città Italiana che è in forte espansione, la città si chiama Latina. Così nel 1955 parte e va a visitarla da solo. A casa ha lasciato la moglie e le tre figlie, Pina, Anita e Adriana, la prima è già sposata con Alfredo Bruni, un imprenditore che ha, sempre in Tunisia, una grande fabbrica di olio di sansa.
A Turi piace subito la nuova città e gli piace anche il clima, molto simile a quello di Tunisi, e poi ha trovato molte famiglie originarie di Pantelleria che vivono a Latina e dintorni. Torna in Tunisia e parla con il genero Alfredo e lo convince ad aprire in società una pasticceria a Latina. Concordano che la prova durerà un anno. Apre così la pasticceria all’angolo di Corso della Repubblica e via Pio VI (oggi Tezenis ed ex bar Centrale). Un anno dopo, visto che gli affari sono andati molto bene, decide di rimanere a Latina e di far trasferire la sua famiglia, compreso il genero che ha ceduto la sua fabbrica di olio.

Famiglia di Turi Rizzo al completo all’interno della pasticceria
Nel 1957 sposterà definitivamente la pasticceria all’angolo di via Pio VI dove ci sono le autolinee, e Turi sa che quelle sono una miniera d’oro, perché migliaia di persone ogni giorno scendono dai paesi limitrofi per venire in città. Le sue specialità sono i cannoli siciliani, la millefoglie e la cassata siciliana. Anche se ha dovuto alleggerire le sue ricette per adattarsi ai gusti dei latinensi.
L’attività nel 2020
Sono passati sessantaquattro anni e il bar pasticceria Turi Rizzo continua la sua tradizione con il nipote Bruno Bruni, figlio di Alfredo e Pina. Lo incontro a più riprese perché sempre indaffarato:
Raccontami qualcosa di tuo nonno Turi
“Mio nonno era un grande lavoratore, serio e anche molto severo, ma pure generoso. Se una persona si fermava a guardare le pastorelle e lui vedeva che non avrebbe potuto pagarle gliele regalava. Per lui poi la famiglia era la cosa più importante, voleva che tutti lavorassero nella pasticceria. Quando morì nel 1980 la gestione la presero mio padre e mia zia Anita. Le sue ricette vennero passate ai pasticceri che lavoravano con lui. Io purtroppo non ho mai voluto imparare questo mestiere, sono più portato per l’organizzazione. Fortuna che mio figlio Gianmarco si è appassionato e ha imparato dal nostro storico pasticcere, Adolfo Salerno, che ha lavorato tutta la vita con noi”
Come vanno adesso le cose
“Sono lontani i tempi di quando qui c’erano le autolinee e sopra il bar c’era la sede del MSI. il nostro bar pasticceria era molto frequentato. Ricordo Giorgio Almirante che veniva spesso a Latina e si fermava sempre con la moglie a prendere il caffè. Oggi invece è tutto difficile, spero finisca presto questa situazione, perché lavorare in queste condizioni è veramente dura. Ho sessantasette anni, mio fratello Maurizio sessantaquattro, ma fa un altro lavoro e viene saltuariamente a darmi una mano, e sinceramente la stanchezza comincia a pesarmi. Spero comunque, che la tradizione della nostra famiglia di pasticceri, che dura da centoventisette anni, venga proseguita da mio figlio Gianmarco”
Il profumo delle pastarelle
Ricordo che ogni mattina passavo lì davanti per prendere il pullman per andare a scuola a Sabaudia, dove frequentavo il triennio di elettronica e il profumo di quelle pastarelle mi invogliava ad entrare, ma purtroppo ero sempre in ritardo e così rinviavo quei dolci appuntamenti al ritorno.

Vetrina delle pastarelle del “Turi”
Sono convinto che Gianmarco abbia tutte le qualità per portare avanti la tradizione. Le sue pastarelle vi assicuro sono all’altezza di suo bisnonno Turi, anche se io non potrei mangiarle più, perché intollerante al latte, però quando capita faccio un’eccezione, soprattutto con le millefoglie, le mie preferite.
Purtroppo in questi giorni è venuto a mancare improvvisamente, il pasticcere che lavorava da più di vent’anni al Turi Rizzo. Era tunisino e si chiamava Mourad Nafati, persona molto amata dalle sue colleghe e dalla famiglia Bruni. Porgo le mie più sentite condoglianze a tutta la sua famiglia.
Ringrazio Bruno Bruni e suo figlio Gianmarco per la loro disponibilità. Inoltre mando un caro saluto a Maurizio, mio primo amico di infanzia.
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Info sull'autore
Nato a Latina, giornalista, scrittore e blogger, ha pubblicato diversi libri di narrativa, cronaca e biografici. Fondatore del gruppo Facebook più seguito della città: “Sei di Latina se la ami” e un altro dedicato all’arte: “Cultura pontina”. Ha sempre coltivato la passione per il giornalismo. Il suo motto: “Si invecchia quando si smette di sognare”.



Bravo , leggo sempre volentieri le tue e nostre storie , finché pubblicherai, ti seguirò. Grazie
Storie vere , vissute, impregnate di noi, ragazzi del ’59 !!
Congratulazioni e , mi raccomando, continua in questo tuo ( nostro) percorso.
Marco.